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Jonathan Salina. La filosofia di Gennaro Sasso

 Verità e opinione 

Nel video Jonathan Salina parla del pensiero filosofico di Gennaro Sasso (Roma, 1928 - 2026). 

Gennaro Sasso ha attraversato tutta la cultura del secondo Novecento italiano in maniera trasversale ma estremamente pervasiva e non può essere definito né un puro filosofo, né un puro storico della filosofia, né tantomeno un puro storico o un puro filologo, avendo attraversato tutte queste discipline senza esaurirsi in nessuna di esse. 


Per Sasso l’ontologia, l’analisi dell’essere e delle sue aporie, non ha niente a che vedere con il mondo di tutti i giorni. L’ambito veritativo si configura in modo inesprimibile dal linguaggio, perché il linguaggio è relazionale, mentre la verità è arelazionale.  
La verità e l’essere non ammettono altro oltre a sé perché, se qualcosa si desse oltre l’essere, questo qualcosa sarebbe comunque essere.  
 

La verità è possesso assoluto della sua infinità, o, se si preferisce, del suo non avere limiti in ragione dei quali sia soggetto e oggetto. Non conosce né la fame della privazione né il desiderio dell’ulteriore possesso; che, viceversa, appartengono entrambi alla doxa. 
Gennaro Sasso 

Non c’è verità che, quale che sia la natura che le si riconosca, non sia costretta a passare sotto il giogo delle parole, e a trovare espressione nel mondo delle doxai. Alla costrizione che a quel giogo consegue è, innanzi tutto, sottoposto il filosofo che, in quanto tale, non è che una realtà legata al linguaggio e non è, perciò, se non una realtà doxastica. 
Gennaro Sasso


L’eredità di Gennaro Sasso è un’eredità difficile, che richiede di essere approfondita e considerata anche studiando gli inediti che ha lasciato. Il suo è un pensiero che è stato detto tragico, ma in realtà può dirsi tale solo dal di fuori. In effetti, il contrasto tra la verità e l’opinione è tragico solo dal punto di vista dell’opinione, mentre la verità in sé è semplicemente tale.  È qualcosa che deve essere e che non ammette determinazioni politiche o morali o contingenti; è così, e in questa necessità non c’è nulla che la trascenda o che possa essere aggiunto dal di fuori. 




Jonathan Salina (1994) si è formato e ha svolto attività di ricerca presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. I suoi interessi di ricerca vertono attorno all’idealismo tedesco e italiano dell’Otto e Novecento, alla fenomenologia tedesca e all’ontologia italiana contemporanea, nel solco della quale lavora sia in senso storico-filosofico che in chiave teoretica. Ha pubblicato tre monografie (Gentile, Corriere della Sera; La rinascita dell’idealismo, Carocci; Idealismo, Edizioni della Normale) e svariati articoli scientifici. Sta scrivendo per Routledge un’introduzione internazionale al Novecento filosofico italiano. Ha avuto varie collaborazioni con Treccani e partecipato a convegni internazionali. Lavora anche in ambito estetico e storico-artistico, dirigendo a livello scientifico importanti collezioni italiane. Dal 2021 è abilitato a professore associato, dal 2026 a professore ordinario. Dal 2024, dirige a Firenze il Centro di ricerca sulla Filosofia italiana (INSR, Palazzo Strozzi). Nello stesso anno ha vinto il Premio Feltrinelli Giovani dell’Accademia dei Lincei per le Scienze filosofiche.