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Giuseppe Conte. Della stessa sostanza dei sogni

Monologhi del mito

Nel video lo scrittore e poeta Giuseppe Conte, intervistato a Giardini Naxos, in occasione della XVI Edizione di NaxosLegge, parla del libro Della stessa sostanza dei sogni, pubblicato nel 2026 da Bompiani. 

Il mito non è appannaggio di una società antica, il mito vive in mezzo a noi, palpita dentro i nostri giorni frettolosi, è pronto a rapirci e sconvolgerci: questo, da sempre, Giuseppe Conte pensa e canta nelle sue poesie. In questo libro la potenza della sua visione si fa narrazione ventriloqua, riporta sulla pagina vivi e palpitanti gli dèi e gli eroi, che prendono vita e ci parlano con la loro voce, i loro corpi numinosi e potenti. Da Afrodite a Tiresia, da Antigone a Persefone, da Circe a Patroclo: una galleria di personaggi eterni eppure, grazie al potere della parola, più che mai vicini a noi.

Il protagonista del romanzo è un senzatetto, che viene visitato dagli antichi dèi greci e ha delle visioni in cui dei gli appaiono e gli raccontano la loro storia. È un uomo che appare alla deriva, ma che in realtà è nella ricerca.
Giuseppe Conte

Avere visioni è qualcosa di straordinario, ma oggi gli uomini dimenticano che si possono avere visioni che non stanno solo nel piccolo schermo di un cellulare. 
Giuseppe Conte

Della stessa sostanza dei sogni è un libro sul mito, ma è anche un tentativo di difesa dell’umano: in questo periodo storico di disumanizzazione c’è, ancora più che nel passato, bisogno di parlare del mito come sapere delle origini del mondo e della nostra anima. 
Giuseppe Conte


Giuseppe Conte è un poeta e narratore italiano. Insegnante di filosofia e collaboratore di numerose riviste, si è interessato, come studioso, ai procedimenti metaforici (La metafora barocca: saggio sulle poetiche del Seicento, 1972, e il vol. miscellaneo La metafora, 1978, da lui curato). Nei suoi primi libri di versi, raccogliendo in modo originale l'eredità della "linea ligure" (C. Sbarbaro, M. Novaro, ecc.), si affida a una dimensione mitico-evocativa per esprimere l'anelito a una condizione di ritrovata libertà: L'ultimo aprile bianco (1979); L'oceano e il ragazzo (1983); Le stagioni (1988). Nelle raccolte successive, Dialogo del poeta e del messaggero (1992), Canti d'Oriente e d'Occidente (1997) e Nuovi canti (2001) si è andata delineando la propensione a una sorta di virtuosismo profetico, che spazia dall'universo druidico a quello orientale. Il mito, fonte privilegiata dell'ispirazione poetica di Conte, è anche oggetto della sua attività speculativa: Il mito giardino (1990); Terre del mito (1991); Il manifesto del mitomodernismo (in collab. con S. Zecchi, 1994); Il sonno degli dei: la fine dei tempi nei miti delle grandi civiltà (1999); Il passaggio di Ermes (1999). Nel 1980 è apparso il suo primo romanzo, Primavera incendiata, cui sono seguiti Equinozio d'autunno (1987), Fedeli d'amore (1993), L'impero e l'incanto (1995), Il ragazzo che parla col sole (1997), Il terzo ufficiale (2002), La casa delle onde (2005); Ferite e rifioriture (2006); L’adultera (2007). Del 2006 Lettera ai disperati sulla primavera, saggio che porta a compimento un'idea di J. Giono. Autore di resoconti di viaggi e traduttore di poesie di Blake, W. Whitman, D. H.Lawrence, P. B. Shelley, nel 2015 ha pubblicato la raccolta Poesie (1983-2015), mentre è del 2018 il romanzo Sesso e apocalisse a Istanbul.