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Domenico Conte. Europa / Libertà
Tra Benedetto Croce e Thomas Mann
Un grande tema da inquadrare non solo nel suo aspetto affermativo, asseverativo, ma anche nella sua problematicità: Europa e libertà vanno davvero pensate insieme?
Benedetto Croce nel 1932 scrisse Storia d’Europa nel secolo decimonono, un’opera costruita precisamente sul binomio Europa / Libertà e nella quale la libertà viene definita come una «religione», la «religione della libertà», «religione» intesa come «religio» e cioè non necessariamente un vincolo di natura ecclesiastica, bensì tutto ciò che lega, che unisce.
In quegli anni in Europa sta venendo meno la libertà, in Italia, dal 1922 si è stabilito il regime illiberale fascista ed è evidente la tensione politica che anima le pagine crociane.
Al sentimento di una certa inattualità della libertà, persino di una ingenuità nella fede della libertà diede espressione Thomas Mann, il dedicatario della Storia d’Europa.Parlare di libertà, nell’epoca dei totalitarismi e di simpatie totalitaristiche, non è semplice, c’è bisogno di coraggio, anche del coraggio dell’inattualità.
Croce e Mann strinsero un’alleanza nel nome della «nobiltà dello spirito», alle origini della quale c’è una lettera nella quale Croce dice di provare il desiderio di dedicare il suo libro sull’Europa «a uno dei pochi che coltivano ancora taluni ideali».
Nel 1930, due anni prima della pubblicazione della Storia d’Europa, Croce inviò a Mann un estratto di Antistoricismo, la celebre conferenza oxoniense, un contributo pensato come analisi delle non facili condizioni spirituali del mondo moderno, le cui manifestazioni più gravi vengono individuate in due fenomeni per Croce strettamente connessi: l’antistoricismo e l’antieuropeismo, entrambi definiti fenomeni patologici: «sradicarsi dall’Europa dopo essersi sradicati dalla storia» era infatti definito come proposito da «pazzi».
La polemica contro l’antieuropeismo portava poi Croce a sottolineare l’esistenza di una «comune umanità europea» e a parlare della missione dell’Europa nel mondo, la missione della civiltà europea nella storia universale:
Il discorso su Europa e Libertà è un discorso straordinariamente attuale. Che può condurci a una domanda decisiva e si spera non anacronistica: è possibile, oggi, fondare l’identità europea sull’idea di libertà?Nell’Europa si concentra la più ricca e nobile storia umana, l’Europa ha prodotto l’ideale libertà e ha tolto su di sé la missione della civiltà nel mondo tutto.
Benedetto Croce
Pensiamo all’Europa come a un presidio di libertà, di rispetto dei diritti umani e come a un luogo di sicurezza, anche materiale, che ha il 9% della popolazione mondiale e quasi il 50% del totale mondiale della spesa sociale.
Ma siamo storici, e non possiamo non ricordare come la presunta missione civilizzatrice dell’Europa nel mondo sia degenerata nel colonialismo e nell’imperialismo.
Nella seconda metà degli anni Trenta, soltanto pochi anni dopo aver ricevuto in dedica la Storia d’Europa da Benedetto Croce, Thomas Mann lasciò risuonare il suo gridoResta il fatto che la libertà, la libertà di noi europei con le sue luci e le sue ombre, è un bene prezioso e anche un bene delicato, che va trattato e maneggiato con cura, che va custodito e difeso.
E non era in pericolo solo la libertà, perché a vacillare era – secondo Thomas Mann – anche un altro elemento consustanziale all’idea di Europa, ovvero l’umanesimo, quell’umanesimo che bisognava rinsaldare e porre su nuove basi. Mann parlava infatti di «umanesimo notturno», un umanesimo «in extremis».Attenzione, Europa! Il tuo patrimonio più prezioso, non solo quello politico ed economico, bensì quello culturale e spirituale, la tua libertà, è in pericolo. Fa’ attenzione!
La più bella definizione di Europa si trova proprio in uno scritto di Thomas Mann su Freud, Freud e l’avvenire del 1936:L’appello di Mann può essere considerato straordinariamente e drammaticamente attuale, oggi che l’Europa appare minacciata dal di fuori, ma anche e forse soprattutto dal di dentro, da processi interni che non sono solo di politica interna, ma che riguardano la nostra spiritualità, in crisi profonda. Basta guardarsi intorno, girare per le strade, farsi un giro sui social: i processi di infantilizzazione e di imbecillimento collettivo stanno sotto gli occhi di tutti e non solo in Europa.
Come rispondere a tutto ciò? A quali forze interiori fare appello? Su quale idea di Europa e su quale idea di umanesimo puntare e scommettere?
Per quel che riguarda l’Io come esso è generalmente inteso, la sua situazione è quasi commovente e davvero inquietante: esso è una piccola parte che sporge in fuori, vigile e illuminata, dell’Es, press’a poco come l’Europa è una piccola e vivace provincia della grande Asia.
Thomas Mann
Malgrado la mia predilezione per i tramonti e la luce soffusa del tramonto, talvolta, non di rado, me la sono immaginata così, la nostra vecchia Europa al tramonto, sempre tramontante e tuttavia, forse, non ancora del tutto tramontata: come un lembo di terra «vigile e illuminato», un piccolo ma prezioso territorio ondeggiante fra i marosi della storia. Non è un caso che è in Europa che Faust abbia eretto la sua diga e qualcuno ha parlato dell’Europa come della civiltà «faustiana»
Saremo all’altezza di quest’immagine, di questo simbolo, vigilanza e illuminazione insieme?
Il compito non è facile, anzi è assai difficile. Però non siamo soli, anche perché conosciamo degli antichi combattenti nel nome della nobiltà dello spirito e dell’idea di Europa che possono continuare a darci una mano.
Domenico Conte è Accademico dei Lincei e professore emerito di Storia della filosofia nel Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. È membro dell’Accademia Pontaniana e dell’Accademia di Scienze Morali e Politiche, di cui è stato per due mandati Presidente. È stato anche Presidente Generale della Società Nazionale di Scienze, Lettere e Arti in Napoli. Domenico Conte è studioso della storia della cultura italiana e tedesca fra Otto e Novecento. Fra le sue pubblicazioni si ricordano: Catene di civiltà. Studi su Spengler, 1994; Introduzione a Spengler, 1997 (trad. tedesca 2004); Storia universale e patologia dello spirito. Saggio su Croce (2005, trad. tedesca 2007), per il quale ha ricevuto il «Premio Federico Chabod» dell’Accademia dei Lincei; Albe e tramonti d’Europa. Su Jünger e Spengler (2009); Primitivismo e umanesimo notturno. Saggi su Thomas Mann (2013); Viandante nel Novecento. Thomas Mann e la storia (2019); Umanesimo e demoniaco. Nuovi studi su Thomas Mann (2026); Europa e patologia. Saggi su Ernesto De Martino (2026);
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