Rai Cultura

Francesco Guccini

I miei primi 80 anni

Però non ho mai detto che a canzoni
Si fan rivoluzioni, si possa far poesia
Io canto quando posso, come posso

Francesco Guccini, L'avvelenata, 1976

Il Maestro non fa più dischi e concerti. Il più recente album d’inediti è L’ultima Thule e risale al 2012. Lo scorso anno la BMG ha pubblicato la raccolta Note di viaggio - Capitolo 1: venite avanti..., una collezione di reinterpretazioni  firmate da Carmen Consoli, Ligabue, Elisa, Luca Carboni e molti altri nomi della musica italiana. Le canzoni sono state scelte dallo stesso Guccini insieme a Mauro Pagani, è presente un solo inedito, Natale a Pavana.

Il Maestro non fa più dischi ma da molti anni scrive romanzi fortunatissimi. Il primo, Cròniche epafàniche, fu il libro più venduto del 1989, anno della sua pubblicazione (per Feltrinelli). Una specie di biografia immaginaria ambientata a Pàvana, piccola frazione di montagna di Sambuca Pistoiese dove Guccini ha trascorso i primi cinque anni della sua vita e da cui sostiene di aver ricevuto una sorta di imprinting emotivo e lessicale. Quell'italiano parlato, o meglio impregnato di termini dialettali e gergali cercati con cura filologica, gli valsero il plauso unanime della critica.

Da metà anni 90 il sodalizio con Loriano Macchiavelli lo accredita nell'empireo dei giallisti: le storie del  maresciallo Benedetto Santovito piacciono tanto per i toni classici quanto per la raffinata ricostruzione storica. Negli ultimi anni i due creano un nuovo investigatore, l'ispettore della Forestale Marco Gherardini, detto Poiana.

Oggi Guccini è nella cinquina dei finalisti al Premio Campiello con Tralummescuro (Giunti), altro romanzo d'ambientazione pavanese.
Sono un tipo antisociale, non m’importa mai di niente,
non m’importa dei giudizi della gente.
Odio in modo naturale ogni ipocrisia morale
Il sociale e l'antisociale, 1967
Il vate dei cantautori italiani  è nato il 14 giugno 1940 a Modena, città con cui non ha mai legato fino in fondo, preferendo - come racconta ampiamente la sua poetica - la frazione di Pàvana, sull’Appennino pistoiese, dove si rifugia con la madre durante la guerra.

Si diploma alle magistrali nel 1958, scopre Bob Dylan, strimpella la chitarra e fonda il suo primo complesso musicale, gli Hurricanes (poi ribattezzati Snakes). A 19 anni trova lavoro come istitutore in un collegio di Pesaro, ma viene licenziato dopo appena un mese e mezzo. Si iscrive all’università e intanto lavora per la Gazzetta di Modena. Si occupa soprattutto di cronaca giudiziaria. Nel 1961, con Alfio Cantarella e Victor Sogliani (che di lì a poco fonderanno l’Equipe 84) crea i Marinos. Nello stesso anno si trasferisce con la famiglia a Bologna, si iscrive alla Facoltà di Lettere senza però completare il ciclo di studi (ma la laurea arriverà lo stesso, honoris causa in Scienze della formazione, nel 2002).

Io, Francesco Guccini, eterno studente
perché la materia di studio sarebbe infinita
e soprattutto perché so di non sapere niente

Addio, 2000

Durante tutti gli anni 60 si fa conoscere soprattutto come autore. Auschwitz per l'Equipe 84 è già un grande classico; Dio è morto, interpretata dai Nomadi, diventa subito un brano generazionale. Censurata dalla Rai per blasfemia, viene trasmessa dalla Radio Vaticana, Paolo VI definì il testo "un lodevole esempio di esortazione alla pace e al ritorno a giusti e sani principi morali".

Nel 1967 esce il primo disco a suo nome, Folk Beat n. 1 che contiene brani ormai passati alla storia: Noi non ci saremo, Statale 17, In morte di S.F. (Canzone per un'amica). Si intravedono già dei tratti caratteristici del suo stile artistico, con canzoni dagli arrangiamenti scarni e dai temi dolorosi come morte, suicidio, degrado sociale, l'Olocausto e la guerra. Il cantato a volte sfocia in una forma tutta italiana di talking blues.

Sono anche gli anni del lavoro come pubblicitario nell'ambito del Carosello. Insieme a Guido De Maria e al  vignettista Bonvi crea gli slogan dell'Amarena Fabbri imperniate sui personaggi Salomone pirata pacioccone e il suo aiutante Manodifata.

Oppure allora si era solo noi
Non c'entra o meno questa gioventù
Di discussioni, caroselli, eroi
Quel ch'è rimasto dimmelo un po' tu

Eskimo, 1978
 

L'album Radici nel 1972 è un'altra tappa fondamentale della sua musica. Il brano La locomotiva, ballata anarchica ispirata al fallito attentato ferroviario del fuochista Pietro Rigosi nel 1893, diventa il suo inno al tema dell'uguaglianza e della giustizia sociale.

Nel 1973 è la volta di Opera buffa, disco registrato all'Osteria delle Dame di Bologna (fondata nel 1970 da Guccini stesso con il frate domenicano Michele Casali). Goliardico e spensierato, l'album mette in luce le sue qualità di cabarettista, ironico e teatrale, colto e scanzonato. Via Paolo Fabbri 43 (ovvero l'indirizzo bolognese di Guccini) esce nel 1976. Con Piccola storia ignobile il cantautore affronta il tema dell'aborto. Fra la Via Emilia e il West è la registrazione del concerto del 21 Giugno 1984 in Piazza Maggiore a Bologna, una sorta di bilancio in musica della propria carriera. Signora Bovary, del 1987, contiene canzoni dedicate al padre (Van Loon) e alla figlia Teresa (Culodritto) ed è l'album di Guccini in cui c'è più attenzione alla musica, per una volta non solo sfondo per i testi. Quello che non... (del 1990) è amaro e malinconico. Guccini ricorda l'amico della Bocciofila di Modena Cencio, detto "il nano", compagno di adolescenza alla disperata ricerca di un'identità che lo facesse sentire accettato dagli altri.

Chissà se hai poi trovato di dentro la tua vera altezza?
Addio amico venuto dal passato per un momento appena,
Addio giorni andati in un soffio, amici mai più incontrati
s'ciao, giovinezza...

Cencio, 1990

Guccini ama considerarsi un cantastorie. Da quella tradizione orale ha tratto una tecnica raffinata di costruzione dei versi nei quali mescola con omogenea continuità toni aulici che citano grandi autori e temi popolari. Politico è il suo modo di raccontare le cose e di poetare, strettamente legato ad una forma dubitativa espressa attraverso una velata ironia. Nel 1992 ha vinto il Premio Librex-Guggenheim Eugenio Montale per la sezione Versi in Musica.

Guccini ha anche spesso flirtato col cinema. La sua prima apparizione come attore fu in occasione del film Fantasia, ma non troppo, per violino di Gianfranco Mingozzi del 1976, un racconto di Bologna attraverso i secoli in cui interpretava Giulio Cesare Croce, fabbro, poeta e cantastorie. Nel 1979 partecipa al film di Paolo Pietrangeli I giorni cantati e nel 1989 all'adattamento cinematografico del romanzo di Stefano Benni Comici spaventati guerrieri. Quando Luciano Ligabue esordisce alla regia con Radiofreccia nel 1998, lo sceglie per il ruolo del burbero barista Adolfo. Nel 1999 partecipa al film Ormai è fatta! in cui il regista e sceneggiatore Enzo Monteleone ricostruisce il tentativo di evasione dal carcere di Fossano dell'anarchico Horst Fantazzini. Ti amo in tutte le lingue del mondo (2005), Una moglie bellissima (2007) e Io & Marilyn (2009), tutti diretti da Leonardo Pieraccioni, sono le sue ultime apparizioni sul set.

Ho ancora la forza di non tirarmi indietro,
di scegliermi la vita masticando ogni metro.

Ho ancora la forza, 2000

Negli anni 2000 la sua produzione musicale di Guccini si fa più diradata. Nel 2000 esce Stagioni, seguito nel 2004 da Ritratti. Nel 2015 il Maestro ritorna a cantare come ospite nel brano di Samuele Bersani e Pacifico Le storie che non conosci. Il ricavato delle vendite viene interamente devoluto in beneficenza alla Fondazione Lia per finanziare laboratori di lettura per bambini non vedenti e ipovedenti a Bologna. Nello stesso anno gli viene dedicata la 39a edizione del Premio Tenco.

Un'altra dedica speciale viene dall'entomologo Giovanni Sala che, identificata una nuova sottospecie di farfalla sull'Appennino tosco-emiliano, l'ha chiamata Parnassius Guccinii in onore del cantautore modenese, suo musicista preferito (Guccini ricambierà intitolando così il suo sedicesimo album). Vent'anni dopo, nel 2010, il botanico Davide Donati ha battezzato una nuova specie di cactus messicano, Corynopuntia Guccinii:  "Mi imbattei nella pianta ascoltando la canzone Incontro - ha spiegato - rendendomi subito conto che, più di chiunque altra succulenta, “non perdona e tocca”. Non potevo dedicarla ad altri".

A noi non resterà che andare via,
e sciogliendoci da quel mortale abbraccio
ricorderemo forse quel pagliaccio
e la sua lotta ingenua e così sia

Il testamento di un pagliaccio, 2012

Francesco Guccini ha festeggiato on line i suoi "primi" 80 anni: in una diretta streaming organizzata dal Comune di Modena lo scorso 5 giugno (con una settimana d'anticipo) ha presentato la sua autobiografia aggiornata insieme al sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli, al presidente della Regione Stefano Bonaccini e al rocker Luciano Ligabue.