Rai Cultura

Il tuo browser non supporta video HTML5

Piero Cappuccilli stella verdiana

Omaggio al grande baritono nel centenario della nascita

Considerato il baritono verdiano per eccellenza, Piero Cappuccilli è stato indiscutibilmente un artista capace di segnare il teatro d'opera mondiale della seconda metà del Novecento. Dotato di una voce naturalmente brunita, potente e sorretta da un controllo del fiato prodigioso, il cantante ha rappresentato “l'ultimo, monumentale baluardo della grande scuola baritonale italiana”. 

Nato a Trieste cento anni fa (9 novembre 1926), Piero Cappuccilli ebbe un approccio al canto quasi casuale, stimolato da uno zio appassionato, che ne aveva intuito lo straordinario potenziale. Dopo aver intrapreso gli studi con il Maestro Luciano Donaggio nella sua città natale, il debutto ufficiale avvenne nel 1957, al Teatro Nuovo di Milano, in Pagliacci (Tonio) di Ruggero Leoncavallo.

A differenza di molti colleghi, Cappuccilli scelse di non bruciare le tappe. Consapevole del peso specifico della propria voce, affrontò capolavori complessi come il Macbeth di Verdi solo dopo ben diciotto anni di carriera, quando la maturità tecnica ed espressiva gli consentiva di dominare la partitura senza sforzo.

Questo mestiere lo faccio con una tal passione che per me è una gioia cantare. Io non mi lascio dominare dalla voce, sono io che la comando. E questo pubblico a cui piace sentir cantare e cantare bene, mi ha dato tanta fiducia

Cappuccilli brillò anche in ruoli del verismo e del belcanto, ma fu l'universo verdiano quello in cui il suo talento si espresse al meglio. La sua dizione netta, il legato inappuntabile e la capacità di emettere infinite venature dinamiche lo resero l'interprete ideale dei complessi padri verdiani e dei grandi sovrani della lirica. Tra le sue interpretazioni rimaste storiche e imprescindibili si ricordano Simon Boccanegra, sotto la direzione di Claudio Abbado e la regia di Giorgio Strehler; Rigoletto, Macbeth, Iago (Otello) e Conte di Luna (Il Trovatore).

Io non faccio nulla più che respirare normalmente, ma quello che ho imparato a fare meglio di molti altri è misurare e distribuire il mio fiato e adattarlo alla natura e alle esigenze di ogni frase musicale: certe frasi le canterò con un solo fiato lungo, mentre in altre potrò prendere anche quattro fiati brevi

Protagonista di ben dieci inaugurazioni della stagione scaligera, Cappuccilli divenne il punto di riferimento internazionale della sua corda vocale, intessendo anche storiche collaborazioni e straordinarie affinità artistiche sul palco con José Carreras, Plácido Domingo e Luciano Pavarotti. 

La parabola artistica di questo straordinario "corsaro del canto" s’interruppe bruscamente nel 1992. Al rientro da una memorabile recita di Nabucco all'Arena di Verona, un gravissimo incidente automobilistico lo costrinse ad abbandonare prematuramente le scene, nonostante la sua voce fosse ancora in splendide condizioni. 

Lontano dai palcoscenici, Cappuccilli si dedicò all'insegnamento, trasmettendo la propria immensa sapienza tecnica ai giovani cantanti, prima della sua scomparsa avvenuta a Trieste l'11 luglio 2005.

In occasione del centesimo anniversario della nascita di Piero Cappuccilli, il portale di Rai Cultura propone un estratto dalla storica registrazione negli studi Rai di Milano del 1966 de Il Trovatore di Giuseppe Verdi da lui interpretata insieme ad Antonietta Stella, Carlo Bergonzi e Adriana Lazzarini. Sul podio, Arturo Basile. Regia di Margherita Wallmann.