Leonardo da Vinci. Il Cenacolo

L'affresco a confronto con i disegni preparatori

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Anche il Cenacolo è un film e un regista come Sergei M. Ejzenštejn nel 1934 poteva additarlo ai suoi allievi a Mosca come esempio dello stesso principio di montaggio da lui applicato al capolavoro del cinema muto La Corazzata Potëmkin.

Come sottolineava Carlo Pedretti, tra i massimi esperti di Leonardo da Vinci, le innovazioni compositive introdotte dall'artista toscano nella rappresentazione dell'Ultima Cena, costituiscono una grammatica visiva fondamentale, di immensa fortuna nei secoli immediatamente successivi alla realizzazione dell'opera e, persino, nell'età contemporanea.
Dieci disegni preparatori provenienti da Windsor dalle collezioni di Sua Maestà la Regina Elisabetta II (esposti da ottobre 2018 a gennaio 2019 nel Museo del Cenacolo) consentono di comprendere il metodo di lavoro di Leonardo evidenziando i ripensamenti in fase di esecuzione, i cambiamenti voluti dall'artista rispetto all'iconografia tradizionale. Queste Prime idee per l’Ultima cena sottolineano, in particolare, la riflessione di Leonardo sulla figura di Giuda.

Tra le novità compositive introdotte nel Cenacolo, spicca, infatti, la posizione dell’apostolo traditore, inserito all’interno del vasto gruppo dei discepoli di Cristo.

Sette i fogli certamente di mano di Leonardo da Vinci, due riferiti al suo collaboratore Cesare da Sesto, un disegno di mano dell’allievo Francesco Melzi, il quale raccolse l'eredità di Leonardo, conservandone lo straordinario materiale grafico. I disegni fanno parte di un nucleo di 550 fogli, giunti a noi come Leonardo li aveva raccolti e lasciati a Melzi. Acquistati non prima del 1582 dallo scultore Pompeo Leoni, giunsero più tardi in Inghilterra. Dal 1690 sono documentati nelle collezioni reali inglesi.