Marcello Lo Giudice

La pittura tellurica dell'artista siciliano

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Pierre Restany, lo ha definito un “pittore tellurico”, la sua arte una “fusione con l’energia cosmica” ed oggi è considerato uno degli artisti di punta del neoinformale europeo. Ispirato dai colori della terra vulcanica in cui è nato, Marcello Lo Giudice crea pitture monocromatiche in cui il metamorfismo della materia e l’energia della luce si fondono in remoti paesaggi geologici. Come afferma l'artista stesso:

Studiando geologia, paleontologia e geografia fisica, ho conosciuto meglio il nostro pianeta. Analizzando i minerali al microscopio ho visto meravigliose cromie e i più bei capolavori dell'arte contemporanea. 


Un percorso solitario quello dell’artista siciliano che, dagli anni Novanta, immerso in un garage sui Navigli, ha iniziato ad inventare propri mondi, esplorando le infinite potenzialità dei colori puri, lavorati con una tecnica particolare, un’esecuzione lenta che unisce olii e pigmenti. Ne emergono gli Eden, un esplicito richiamo all'episodio biblico della creazione:


scenari aniconici, spazi strappati alla Natura e sottratti alla Storia, che Lo Giudice oggi continua a declinare, in una progressiva discesa nelle potenzialità della materia, attratto dal microcosmo come dal macrocosmo, dalla dimensione incommensurabile dell’Universo.

Le grandi tele aperte su mondi paralleli e incontaminati sono espressione anche di una forte sensibilità dell’artista per tematiche ambientali e sociali. Negli anni Novanta, suggestionato dall’esplosione del conflitto nel Golfo, Lo Giudice ha realizzato i Totem, materassi squarciati, bruciati, dipinti, oppure installazioni rivestite di assemblage di farfalle in ceramica, un inno alla vita e un’ intensa testimonianza contro gli orrori di tutte le guerre del mondo.

 Lo Giudice ha partecipato alle Biennali di Venezia del 2009 e del 2011. Nel 2017 ha esposto a Roma  (MaXXI), a San Pietroburgo (Ludwig Museum in the Russian State Museum), a Mosca (Ekaterina Foundation), nel 2018 a New York (Opera Gallery).