Nanda Vigo: la mia vita

Tra architettura e arte

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Nanda Vigo ha solo sette anni quando, passeggiando con i suoi genitori a Como, vede quella che è considerata una pietra miliare dell'architettura moderna europea, La Casa del Fascio di Terragni. 

C’era un gioco incredibile di luce che si rifletteva negli spazi in continuazione, rimbalzando l’architettura, e modulava le forme che continuavano a spostarsi, ma per gli effetti della luce, e questo fatto mi ha particolarmente preso che, senza accorgermi, ho impostato tutto il mio lavoro solo sulle riflessioni luminose.
Nanda Vigo

La carriera dell'artista si articola intorno al design, all'arte e all'architettura.  Nel 1964 crea Il Manifesto Cronotopico, la sua personale teoria artistica basata sul rapporto spazio/tempo, influenzata dalla sua frequentazione con gli artisti del Gruppo Zero in Germania e in Italia.
Nel nostro paese anche Lucio Fontana e Piero Manzoni entrano in contatto con il Gruppo Zero e Nanda conoscerà entrambi: intrigata dal concetto spaziale del lavoro di Lucio Fontana, si presenta allo studio milanese dell'artista. Diventa in un primo momento il suo "ragazzino di bottega" e in seguito collaborano ad alcune installazioni.

Dal 1959 al 1962 realizza la Zero House, una casa con i muri di vetro satinato al cui interno un sistema di luci al neon di differenti colori alterano la percezione dello spazio.

Negli anni ‘60 a Milano l’artista cinese Hsiao Chin, le presenta Piero Manzoni, di cui diventa la compagna di vita.  

In questo servizio, realizzato da RAI Cultura nel 2016, l’artista ci racconta il suo esordio artistico e architettonico.

Per le foto si ringrazia l’Archivio Nanda Vigo e i fotografi Uliano Lucas, Fabrizio Garghetti e Salvatore Licitra.