Nel regno di Gaetano Castelli

Non solo scenografia ma molto altro

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 Sono scenografo, ma intendo la scenografia come opere d’arte completa. Per me lo scenografo dovrebbe saper dipingere, architettare e scolpire.     Gaetano Castelli

In realtà Gaetano Castelli avrebbe voluto fare il pittore a tempo pieno ma la sorte gli ha riservato altro: nel 1964, giovanissimo, entra in una RAI che esiste da meno di dieci anni e la sua carriera segna le scene (e la storia) della televisione italiana per più di cinquant'anni.
Anche se qualcuno potrebbe non riconoscere il suo nome, tutta l'Italia conosce il suo lavoro, perché le sue scenografie hanno ambientato la storia della canzone italiana per ben diciotto edizioni del Festival di Sanremo.

Se io sono scenografo in parte lo devo a Franco Zeffirelli, perché io da ragazzo, quando ancora facevo il liceo artistico, un mio compagno di classe mi faceva: Senti io ho un mio amico, lo scenografo Franco Zeffirelli, mi ha dato le chiavi, dobbiamo andare ad innaffiare le piante.” Sono andato, e ho visto per la prima volta i bozzetti fatti con una bomboletta spray che in Italia ancora non c’era. E’ lì sono rimasto folgorato. Quando ho visto Franco ho detto:”Tu non lo sai, ma se io sono scenografo la colpa è la tua”.     
Gaetano Castelli

Infatti, a partire dalla fine degli anni Sessanta, Castelli ha curato scenografie di programmi di ogni genere, per la RAI e per altre reti televisive: da inchieste giornalistiche a telegiornali, da talk show a spettacoli di varietà.

Un aspetto meno conosciuto della sua creatività, che si sprigiona lontano dai riflettori televisivi, è la pittura. Da anni la pittura è la sua oasi.

La pittura per me è tutto, cioè io avrei fatto il pittore a vita. Poi, per una serie di circostanze, mi ero iscritto a architettura, iscritto a scenografia contemporaneamente   e poi ho cominciato a lavorare presto in televisione e ho portato la pittura nella scenografia.   
Gaetano Castelli