Nello studio di un grande scultore: Giacomo Manzù

Modestia e talento a servizio dell'arte

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Siamo nel 1988, ad  Ardea, vicino Roma, nello studio di uno dei grandi scultori del secolo passato, Giacomo Manzù, che ha ottanta'anni. Tra timidezze e reticenze, l'artista racconta dei suoi anni giovanili trascorsi tra Bergamo, dove nasce, Milano dove si forma artisticamente, e Parigi dove va a cercare fortuna ma impara soltanto a sopportare la fame. Seguono poi gli anni dell'affermazione, che Manzù vive però con esemplare modestia, convinto com'è che se si sentisse bravo, il giorno dopo non troverebbe più la forza per lavorare.

Cerco sempre di fare il meglio, ma il meglio è aldilà di noi stessi.
Giacomo Manzù

Con qualche riluttanza dichiara di considerare Fidia e Caravaggio, i più grandi di tutti i tempi, ma quando l'intervistatore Franco Simongini gli chiede dell'ispirazione risponde  che l'ispirazione va bene per le signorine, non per gli uomini.

Mai pensare il doppio si stessi, questa è la morte precoce di tutti gli asini, che non arrivano neanche a metà strada
Giacomo Manzù