Pablo Mesa Capella: "Voi siete parte dei miei lavori"

Il racconto della memoria

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Pablo Mesa Capella è laureato in regia scenica e drammaturgia a Malaga. Focalizza la sua arte su installazioni, sculture, progetti interattivi e fotografia. Ha una passione particolare per le fotografie antiche, che usa molto nei suoi lavori. A volte, usa le fotografie come fossero mattonelle, disponendole sui muri di interi palazzi; come quando realizzò non solo un’installazione impressionante sulle mura esterne del pastificio Cerere nel quartiere di San Lorenzo a Roma, ma disseminò le foto per l’intera zona.

Ciò che mi interessa non è tanto una memoria documentativa, ma la memoria emotiva ricostruita dal racconto fatto in prima persona, il suo vissuto, la sua intimità, le sue emozioni, e dipende da te come visitatore e spettatore ricostruire la documentazione.
Pablo Mesa Capella

In altre creazioni le foto di Capella sono parte di vere e proprie sculture: minuziosamente ritagliate, diventano sagome che sembrano vivere in un mondo misterioso, onirico, ma trasparente e visibile a 360°; sono, infatti, raccolte all’interno di teche, ciascuna composta da oggetti trovati nei mercatini in giro per il mondo, proprio come le fotografie.
Riflettendo sulla solitudine dell’essere umano che abita le grandi città, l’artista spagnolo realizzò, alcuni anni fa, a Parigi, con un’attrice francese, il progetto interattivo Solitude: registravano su un I-pad testi in prosa e in versi da essi stessi composti e, girando per la città, l’attrice fermava dei passanti proponendo loro di ascoltarne un brano con le cuffie, fissandoli negli occhi mentre lo facevano. Una volta terminato il brano, l’attrice toglieva le cuffie al passante e andava via. Pablo Mesa Capella documentava la performance con delle foto, ognuna per metà in bianco e nero e per metà a colori.
La religione è un altro tema che interessa l’artista, oggi residente a Roma; nella sua installazione interattiva DEUS EX MACHINA (messa a punto) propone una riflessione sul Cristianesimo e sull’Islam. L’opera è una specie di scultura sulla quale il pubblico deve intervenire affinché non arrugginisca: essa, infatti, contiene, oltre ai simboli delle due religioni, anche gli strumenti per un pronto intervento per la sua conservazione.

DEUS EX MACHINA nasce dai miei dubbi, dalle mie domande interne, come artista e, semplicemente, come persona. Qua si aspetta un intervento divino, che non arriva mai. Allora, è il pubblico che deve intervenire. […] Partendo dai simboli religiosi, voglio creare disturbo, per giungere al dialogo, alla riflessione. 
Pablo Mesa Capella


Il servizio è stato realizzato da RAI Cultura nel 2013