Caravaggio secondo Tommaso Pincio

Con illustrazioni di Milo Manara

Condividi

Tommaso Pincio, autore del libro Il dono di saper vivere (recentemente uscito con EINAUDI) fin dalla tenera età, ha avuto un destino che lo ha legato strettamente alla vita di Caravaggio.

Da giovane, quando, studente del Liceo artistico era in gita di classe alla Galleria Borghese, veniva paragonato, per una somiglianza fisica, al Fanciullo con Canestro di Frutta. E ancora, agli inizi del suo primo vero mestiere, che svolgerà per 20 anni in una Galleria d’arte in via di Pallacorda che è la famosa strada dove Michelangelo da Merisi uccise Ranuccio Tommasoni dopo una partita di Pallacorda - un gioco sportivo paragonabile alla pallavolo. 
Via di Pallacorda si trova  anche vicino al Vicolo del divino amore dove Caravaggio visse per un periodo durante il suo soggiorno romano.

Quando imboccavo questa strada non partivo dal giorno dell’omicidio in via di Pallacorda né da quello della morte sulla spiaggia assolata di Porto Ercole, bensì dal giorno in cui Federico Zuccari, principe dell’Accademia di san Luca e attardato alfiere del manierismo, si presentò nella Chiesa di San Luigi dei Francesi per osservare di persona un’opera di Caravaggio scoperta da poco al pubblico nella cappella Contarelli. Se ne parlava parecchio nelle botteghe romane, tanto che “haveva presso i professori qualche invidia acquistata”
Tommaso Pincio, Il dono di saper vivere

Pincio è sinceramente affascinato dalle opere e dalle vicissitudini del grande pittore. Studia le biografie scritte dai suoi contemporanei, si documenta, approfondisce e usa le conoscenze acquisite per catturare l’attenzione dei clienti che si presentano in Galleria, raccontando e affabulando sulla vita Caravaggio.

…Caravaggio venne a Roma. Vi giunse nell’autunno 1592, dunque a vent’uno anni ormai suonati. Ancora giovane, certo, ma per i tempi, neanche tanto. Alla sua età Raffaello aveva già dipinto Lo sposalizio delle vergine e Leonardo la Madonna del garofano, quanto a Michelangelo aveva soggiornato presso i Medici mostrando il suo talento. A parte il periodo di apprendistato da Simone Peterzano, documentato soltanto dal contratto in cui il maestro si impegnava tenere con sé l’allievo per quattro anni e l’allievo garantiva di versare ogni sei mesi ventiquattro scudi d’oro quale ricompensa, il Caravaggio, pittore in Lombardia è di fatto un buco nero. Niente è rimasto. Cosa avesse effettivamente appreso e con quali mezzi tecnici e quali credenziali si ritrovò a Roma lo ignoriamo. I racconti lo danno per “poco provvisto di denari” e di certo non stesero tappeti al suo arrivo.
Tommaso Pincio, Il dono di saper vivere

Pur non avendo più la possibilità di passeggiare quotidianamente nel quartiere caravaggesco, (da anni Pincio ha lasciato il lavoro e in seguito anche la galleria ha lasciato la sede romana) Caravaggio continua a dominare il pensiero di Pincio, ed il volume Il dono di saper vivere è in pratica un’autobiografia dell’autore che racconta il legame sentimentale con il grande artista del Rinascimento.

Rai Cultura ha chiesto a Pincio di raccontarci il suo Caravaggio e ci ha portato nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma, dove, nella Cappella Contarelli, ci offre una rilettura del famoso quadro che rappresenta La vocazione di San Matteo.

Le vignette utilizzate per illustrare il racconto di Tomasso Pincio sono di Milo Manara e provengono dal volume Caravaggio - La tavolozza e la spada (2015) gentilmente concesse per l’uso da Panini Comics

Si ringrazia altresì Pii Stabilimenti della Francia a Roma e Loreto per l’autorizzazione alle riprese nella Chiesa di San Luigi dei Francesi.