Marcello Mariani

    Un angelo sulle macerie

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    Una visione poetica intensa e anarchica del mondo, una pittura capace di affondare nella materia per restituirne i segni del vissuto e conservarne le tracce drammatiche, cariche di umanità. Voleva “far parlare i muri della sua città” Marcello Mariani, nato nel 1938 a L’ Aquila e vissuto nella città abruzzese fino al 2017. Voleva realizzare opere che possedessero la stessa forza espressiva dei luoghi in cui era radicato e costruiva dipinti come palinsesti, sedimenti di voci, impronte corporee, memorie. Strati di pittura da cui affioravano “forme archetipe”, talvolta percepibili come “presenze angeliche portatrici di un vento di rinnovamento”.

    Tra i primi riferimenti del pittore abruzzese la ricerca di Alberto Burri e di Robert Rauschenberg ma, al tempo stesso, Marcello Mariani ha arricchito questa ricerca in ambito materico e gestuale con la conoscenza e l'ammirazione per l'opera di Joseph Beuys e l'idea di un impegno sociale e civile dell’artista per cambiare il mondo. 

    Un dialogo con la vita e la realtà portato avanti attraverso ogni tipo di materiale, che riceve un nuovo impulso dopo il terremoto del 2009. Esperienza estrema, devastante, ma ribaltata dalla sapienza dell’artista in una fase creativa di particolare vigore. Mariani recupera i frammenti, la polvere, lavora con i residui prodotti dall’azione catastrofica del sisma per rigenerare la materia all’interno delle proprie opere, rinnovate anche nelle cromie che si accendono di tonalità violente ed accentuano la presenza di una componente spirituale costante nella poetica del pittore abruzzese. Commenta così lo storico dell’arte Gabriele Simongini questo momento centrale nella vita e nella produzione di Mariani:

    Dopo il terremoto le presenze angeliche sono diventate il simbolo della ricostruzione. Sono degli angeli che raccolgono i detriti per ricostruire una società distrutta. In qualche modo Mariani risponde all’angelo della storia di cui aveva parlato Walter Benjamin che invece non poteva raccogliere le rovine perché era spinto inesorabilmente verso il futuro dal vento del progresso.

    Un percorso lungo circa sessant’anni quello di Marcello Mariani (ricordato nel 2018 con due esposizioni: al Complesso del Vittoriano e all'Accademia di Belle Arti di Roma), durante il quale l'artista si è imposto in ambito internazionale per la costante riflessione sull'eredità della pittura informale, evoluta poi in un linguaggio libero da qualsiasi definizione precostituita.