Le visioni ibride di Sandy Skoglund

    A Torino la prima antologica dell' artista statunitense

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    Gli  spazi di CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia, a Torino, ospitano la prima antologica dell’artista statunitense Sandy Skoglund (1946),  Sandy Skoglund. Visioni Ibride  curata da Germano Celant.
    La mostra riunisce lavori che vanno dagli esordi nei primi anni Settanta all’ancora inedita opera “Winter”, alla quale l’artista ha lavorato per oltre dieci anni. Sarà proprio questa immagine - accompagnata da alcune delle sculture create per l’installazione da cui è stata tratta la fotografia - il fulcro dell’esposizione: una spettacolare anteprima mondiale che conferma una volta di più l’unicità della sua ricerca e del suo linguaggio, formatisi in pieno clima concettuale per evolversi in un immaginario sospeso tra sogno e realtà, di straordinaria potenza evocativa.
    La mostra permette dunque di seguire questo percorso attraverso oltre cento lavori tra fotografie, quasi tutte di grande formato, e sculture. Si va dalle prime serie fotografiche prodotte a metà anni Settanta, dove già emergono i temi caratteristici dell’interno domestico e della sua trasformazione in luogo di apparizioni tra comico e inquietante, fino alle grandi composizioni dei primi anni Ottanta, che hanno dato all’artista fama internazionale. In particolare, si ricordano le visionarie “Radioactive cats” del 1980 e “Revenge of the goldfish” del 1981, autentiche icone del periodo, rivisitazioni surreali e stranianti di ambienti famigliari dai colori improbabili, invasi da gatti verdi e pesci volanti. Com eha dichiarato l' artista 
     Credo che esista un contrasto tra l’aspetto della fantasia - gli animali sono come cartoon o fantasie - e la realtà. Poiché noi, in quanto esseri umani, ci consideriamo la principale forma di coscienza esistente in natura, ho scelto di popolare le mie immagini con animali per introdurre nella nostra esperienza questa coscienza alternativa.
    Le immagini di Skoglund nascono - sempre - dalla costruzione di un set, estremamente complesso, che l’artista poi fotografa: un procedimento che ben spiega la rarefatta produzione dell’artista e la peculiarità della suo percorso visuale, che è al tempo stesso installativo, scultoreo e fotografico. Elementi, tutti, che si ritrovano nella mostra torinese, dove alcune sculture rimandano alle fotografie e viceversa.

    La mostra - in corso sino al 24 marzo 2019  è realizzata con la collaborazione della Galleria Paci contemporary di Brescia - ed è accompagnata da un volume monografico edito da Silvana Editoriale, anche in questo caso il primo in assoluto, curato da Germano Celant, in cui si ricostruisce l’intero percorso dell’artista attraverso l’intreccio della biografia con il suo procedere professionale, documentato dalla riproduzione di tutte le sue opere, accompagnate da note critiche e da un’ampia bibliografia.