Luca Pignatelli

    Il tempo plurale dell'arte

    Condividi

    Un realismo visionario che porta in superficie figure e volti del mito e della storia catturati nella frontalità ieratica e sospesa dello scatto fotografico. Nel repertorio figurativo di Luca Pignatelli domina la fascinazione archeologica ma, sostiene l’artista milanese, si tratta di un classicismo soltanto apparente perché:

    l’idea del classico sta molto nei numeri, nella misura nelle proporzioni, anche nelle ripetizioni. Tutto quanto vediamo noi di classico, per esempio, nelle città italiane che sono piene di questi repertori, sono forme moltiplicate. A me interessa trovare delle misure ripercorribili ancora oggi esattamente come duemila anni fa.

    La pratica artistica come un attraversamento di tempi e tecniche differenti, in un processo continuo di trasformazione e stratificazione di elementi intercettati dalla sensibilità dell’artista, prelevati nei cantieri, nelle aree di immagazzinamento, nei depositi militari. Negli anni Novanta Pignatelli utilizza tele che ricoprivano i convogli merci, prosegue con legno, lamiera, stoffe, ferri, tappeti antichi, carte assemblate. Supporti molteplici scelti in quanto scarti, residui di lavorazioni, “materiali poveri che hanno finito la loro esistenza funzionale e sono riscattati da una nuova destinazione d’uso”. Su queste materie l’artista interviene sovrapponendo il repertorio delle sue immagini, una sorta di catalogo dove compaiono resti di statue, reminescenze dell’antico ma anche mezzi meccanici, paesaggi metropolitani con gli edifici nobili del Rinascimento e treni a vapore, numeri e scritture.

    Composizioni create, spesso, per superfici dilatate, espressione diretta di una forma mentis costruita attraverso lo studio dell’architettura e allenata dalla suggestione dello schermo cinematografico.

    Un invito ad entrare nelle opere, ad abitare fantasie che rinviano a un tempo circolare dove tutto ci riporta al punto di partenza: al nostro presente, nell’orizzonte di una contemporaneità frammentaria e lacera ma che non rinuncia al valore della memoria.