Il protagonista è Ercole

Joe Mantegna recita il poema di Gabriele Tinti

Elio spense
ogni fuoco solare
la Luna rallentò
il suo corso
Sonno con dolcezza corruppe
le menti degli uomini
mentre Alcmena
veniva tratta in inganno

Ha interpretato Pontormo nella Firenze Rinascimentale del Cinquecento nel film Pontormo. Un amore eretico, di Giovanni Fago (2004). La sua lunga carriera cinematografica lo ha portato a vincere la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile alla Mostra del cinema di Venezia nel 2008 e a farlo conoscere per i suoi ruoli in film di successo come I tres amigos! (1986), Il padrino. Parte III (1990), Forget Paris (1995), e Qualcosa di personale (1996). Nel 2011 ha ricevuto la sua stella sulla Hollywood Walk of Fame di Los Angeles. Joe Mantegna non è solo attore,  ma anche produttore e regista. In questo video interpreta - al Los Angeles County Museum of Art (LACMA) - Ercole, una serie di poesie scritte dal poeta italiano Gabriele Tinti, ispirate alla figura di Ercole. Gabriele Tinti ha scritto molte poesie dedicate ad opere d’arte dell’antichità, come Il pugile a riposo conservato al Museo Nazionale Romano, Il Galata suicida di Palazzo Altemps, il Victorious Youth del Getty Museum di Los Angeles e l’Ercole del Museo Archeologico Nazionale di Napoli  e del Metropolitan di New York. Le sue poesie sono state recitate da attori come Robert Davi, Michael Imperioli, Franco Nero, Burt Young, Alessandro Haber e  Silvia Calderoni.
Ercole,  eroe e semidio della mitologia greca, il più forte tra gli uomini, viene cantato da Tinti attraverso la lamentazione del figlio Illo, alla cui voce ha affidato tutto il poema. Il poeta lo rappresenta nel momento cruciale in cui, in preda ad un travaglio interiore e cedendo alla stanchezza delle fatiche, sta per abbandonarsi alla morte.

Crescevi
ogni volta nel dolore
attraverso il dolore
eri forte
il più forte degli uomini
mai t'arrestavi
dinanzi alla sofferenza
mai ti sorpresi
inchiodato alla paura
sempre ti vidi
combattere
ebbro di vita
bramoso di tutto
potente e grave nello sguardo
facevi il vuoto attorno a te
ed era un Dio a muoversi
quando tu avanzavi
era un Dio a comandare
quando tu tuonavi
la corda del tuo arco
sempre vibrava
sotto il segno d'un destino
pericoloso


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