Surrogati. Un amore ideale

Surrogati. Un amore ideale

Una mostra sulle relazioni inanimate a Milano

Surrogati. Un amore ideale

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All’Osservatorio della Fondazione Prada fino al 22 luglio 2019 è in corso una mostra di opere fotografiche di Jamie Diamond (Brooklyn, USA, 1983) e Elena Dorfman (Boston, USA, 1965), sulle relazioni “inanimate” che uomini e donne hanno con bambole iperrealiste dalle sembianze di neonati o adulti.

Entrambe le artiste rappresentano l’intimità di un amore familiare, romantico o erotico, ma ne scelgono un aspetto specifico e inatteso, cioè il legame emozionale tra un uomo o una donna e una realtà artificiale dell’essere umano.

 “I lavori di Diamond e Dorfman presentati in occasione di ‘Surrogati’ - spiega Melissa Harris, curatrice della mostra -  documentano in modo vivido e senza pregiudizi le interazioni tra umani e soggetti inanimati ma realistici”. Diamond e Dorfman ci presentano dei surrogati di creature desiderate e idealizzate, oggetti-feticcio dotati di una “vita propria” condivisa con madri o partner in carne e ossa, a volte anche con i loro parenti più stretti: “Rappresentando scene convenzionali di vita domestica - continua Melissa Harris- amore e/o erotismo, le fotografie di Dorfman e Diamond trasmettono un pathos inatteso”.

Nelle serie Forever Mothers (2012-2018) e Nine Months of Reborning (2014), Jamie Diamond ritrae la vita di una comunità di artiste autodidatte chiamate Reborners, le quali realizzano e collezionano bambole iperrealistiche con cui interagiscono per soddisfare il proprio desiderio di maternità.

“Lavorare con questa comunità - ha dichiarato Jamie Diamond - mi ha permesso di esplorare una zona misteriosa tra realtà e artificio, dove si costruiscono relazioni con oggetti inanimati, tra uomo e bambola, artista e opera.”

In I promise to be a Good Mother (2007-2012), l’artista si concentra su legami emozionali di tipo familiare impersonando una madre “perfetta”, indossando gli abiti di sua madre e interagendo con la bambola Annabelle. L’ispirazione e il titolo del progetto derivano da un diario che l’artista teneva da bambina. Inizialmente impostato come una messa in scena di alcuni ricordi della sua infanzia, il progetto si è in seguito evoluto in un’esplorazione della complessità degli stereotipi sociali e delle convenzioni culturali che circondano e danno forma alle relazioni tra madre e figlio.

Il tema dell’identità – sessuale, sociale, culturale e ambientale – è alla base del lavoro di Elena Dorfman, che ha presentato le sue fotografie e videoinstallazioni negli Stati Uniti e presso istituzioni di tutto il mondo e che sono anche in numerose collezioni permanenti di importanti musei americani. Still Lovers (2001-04), la serie di fotografie che ha dato visibilità internazionale a Elena Dorfman, è incentrata su persone che condividono la propria quotidianità domestica con realistiche bambole erotiche a grandezza naturale. Le sue fotografie si addentrano nei legami che si instaurano tra umani e donne sintetiche perfettamente riprodotte e obbligano l’osservatore a riconsiderare la propria visione di amore e riflettere sul valore di un oggetto in grado di sostituire un essere umano. L’intento dell’artista non è quello di enfatizzare la devianza rappresentata da questi surrogati sessuali, ma di svelarne il lato nascosto ritraendone l’intimità.
Come sottolinea la stessa Dorfman:
 

“Questo corpus di opere testimonia un modo di vivere inquietante e al tempo stesso commovente. Non intendo dare giudizi, ma piuttosto offrire ai protagonisti di questo mondo segreto la possibilità di condividere con me la loro quotidianità. Osservo scene di vita domestica e dinamiche familiari svolgersi all’interno delle loro case”.