Addio a Philippe Daverio

    Ci ha lasciato all'età di 70 anni

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    Addio a Philippe Daverio. Storico e critico d'arte, noto volto della TV. Aveva 70 anni.

    La curiostà sarà anche un difetto, e l'ozio un vizio, ma i due elementi, combinati insieme, sono un utile strumento di sopravvivenza. Per guardare le opere d'arte.
    Philippe Daverio


    Philippe Daverio (Mulhouse, 17 ottobre 1949 - Milano, 2 settembre 2020) è stato critico d'arte, docente, saggista, politico e personaggio televisivo italiano. Dopo gli studi in collegio, dove riceve un'educazione ottocentesca, ha frequentato prima la Scuola Europea di Varese, e poi ha studiato economia e commercio alla Bocconi di Milano. Nel 1975 ha aperto la galleria che portava il suo nome Galleria Philippe Daverio dove si occupava prevalentemente di movimenti d'avanguardia della prima metà del Novecento. Nel 1986 viene aperta a New York la Philippe Daverio Gallery rivolta all'arte del XX secolo. Nel 1989 apre a Milano in Corso Italia 49 una seconda galleria di arte contemporanea. Nel 1999 è stato inviato speciale della trasmissione Art'è su Rai 3 e nel 2000 è stato autore e conduttore di Art.tù. Dal 2002 al 2012 esce la serie Passepartout su Rai 3, programma d'arte e cultura, seguito poi da Il Capitale. Nel 2011 per Rai 5 conduce Emporio Daverio, una proposta di invito al viaggio attraverso l'Italia. Con la casa editrice Rizzoli ha pubblicato nel 2011 il libro Il museo immaginato, nel 2012 Il secolo lungo della modernità, nel 2013 Guardar lontano veder vicino e nel 2014 Il secolo spezzato delle avanguardie. Per la stessa casa editrice sono usciti nel 2015 i volumi La buona strada, L'arte in tavola e Il gioco della pittura.


    Rai Cultura rende omaggio a Philippe Daverio proponendovi un suo intervento sul Futurismo in occasione di Popsophia realizzato il 21 luglio 2019, in cui lo storico dell'arte ci parla di una delle più importanti avanguardie storiche del Novecento, a 110 anni dalla pubblicazione del Manifesto che Filippo Tommaso Marinetti pubblica a Parigi su Le Figaro e solo qualche mese dopo in Italia.  

    L’avanguardia è un meccanismo nel quale per la prima volta un gruppo di creativi, sia nella letteratura che nelle arti visive, decide che il rapporto tra l’artista, l’opera e il pubblico possa essere interrotto. Non è necessario che opera sia riconosciuta dal pubblico anzi se non è riconosciuta è meglio. Tutto inizia con lo spirito della Rivoluzione francese, ma prende corpo solo con la Restaurazione, fino al XX secolo che sarà il secolo delle avanguardie. Noi siamo moderni in quanto crediamo nelle avanguardie.