Mengs. La scoperta del Neoclassico

Una mostra del 2001

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Ha l’arte una cosa molto importante, in cui supera di gran lunga la natura, e questa è la bellezza. 
"Pensieri sulla bellezza e sul gusto nella pittura" 
Anton Raphael Mengs, 1762

La prima mostra in Italia sul grande pittore boemo, naturalizzato romano, Anton Raphael Mengs (Aussig 1728 - Roma 1779), curata da Steffi Roettgen e in questo filmato, raccontata da Fernando Mazzocca, si tenne nel 2001 a Palazzo Zabarella di Padova. Mengs. La scoperta del Neoclassico, titolo della memorabile esposizione, offriva le opere del grande pittore provenienti da collezioni italiane e straniere, nella superba cornice degli interni neoclassici di palazzo Zabarella. Il pittore dei Principi, come era detto dai suoi contemporanei, il più pagato e conteso in Italia e nelle corti europee di fine Settecento, era presto dimenticato dopo la prematura morte e l'avvicendarsi di impeti ribelli romantici avversi al suo rigore classico.
Il Neoclassicismo di Mengs, trova solide basi filosofiche nella sodale amicizia con lo storico tedesco Johann Joachim Winckelmann (1717-1768). La nuova visione dell'arte, liquidava l'estetica barocca dell’eccesso e della ridondanza per un ritorno al “puro”, ai principi di armonia, equilibrio, compostezza, proporzione e serenità. L’uomo moderno, il neoclassico appunto, riscopriva tutto questo nell’arte degli antichi greci e romani. Tre erano gli assiomi della dottrina di Mengs, principi che l'artista aveva già chiari prima dell'incontro con Winckelmann: il primato dell’antico e la sua precisa imitazione documentata; il concetto di "bellezza ideale" estrapolata dalla natura; il primato intellettuale del disegno, contro la sensualità del colorito.

La natura nelle sue produzioni è soggetta ad una quantità di accidenti … L’arte pittorica può scegliere da tutto lo spettacolo della natura il più bello, raccogliendo e mettendo insieme le materie di diversi luoghi e la bellezza di più persone"
"Pensieri sulla bellezza e sul gusto nella pittura" 
Anton Raphael Mengs, 1762

Anton Raphael, nome di battesimo voluto dal padre, anche lui pittore, fu profetico del prestigioso futuro che spettava all'artista, sulle orme di Antonio Correggio e Raffaello Sanzio. Mengs studiò a Dresda ma completò la sua formazione a Roma durante ripetuti grand tour. Nel primo soggiorno in compagnia del padre, a soli tredici anni (1741-1744), studiava le statue del Belvedere e le Stanze di Raffaello. Tornato a Dresda, nonostante la giovanissima età, Mengs veniva nominato pittore di corte; in questi anni, i suoi magistrali ritratti a pastello possono essere avvicinati agli esiti migliori di Rosalba Carriera. Nel 1746, nuovamente in tour a Venezia, Parma e Bologna, tornava a Roma dove rimaneva tre anni. Nel 1752, Mengs si stabiliva nella Città Eterna, malgrado il difficile ambiente, come scriverà più tardi:

Non vidi altro che invidia, le scuole divise in sètte e Roma ridotta in un labirinto, in cui quasi necessariamente dovevo perdermi

Tuttavia Mengs non tardò ad affermarsi. Presto entra nelle stime del cardinale Alessandro Albani, che lo segnalav al duca di Northumberland per lavorare alla sua "galleria" di copie: fu allora che realizza la Scuola d’Atene di Raffaello (finita nel 1755). Sono questi gli anni più felici e fecondi della sua vita di artista, presto diventa famoso e ambito, rivaleggiando con il più anziano Pompeo Batoni (1708-1787). Nel 1755, conosce Winckelmann, allora bibliotecario di Albani, condivide l'elaborazione teorica del Neoclassicismo e offre il suo occhio esperto allo storico dell'arte per lo studio di marmi e statue. 

Nel recupero del mito greco, Antino, Apollo e il Laocoonte, diventano esempi formali di forza valorosa, eleganza e bellezza. I volti e la dolcezza estatica di certi sguardi, rivelano le virtù di un uomo nuovo che abita il paese dell'Armonia. 

Mengs pittore, guidava lo storico Winckelmann alla conoscenza delle tecniche degli antichi maestri e più tardi, omaggiava la loro amicizia con l'affresco del Parnaso (1760-'61), dipinto sulla volta della galleria di Villa Albani e destinato a diventare il manifesto del Neoclassicismo. Il carattere mentale e astratto di  questo affresco raffaellesco, depurato da ogni naturalezza dell'urbinate, fa di Mengs il "pittore filosofo", contrapposto alla tipica figura virtuosa del "pittore pittore" settecentesco.
L'influsso di Raffaello, Correggio e Domenichino nella pittura di Mengs, è particolarmente riconoscibile nei soggetti religiosi (Santa Cecilia, 1760) e nelle figure delle Madonne. Ma l'artista è stato anche un maestro di ritratti penetranti e di introspezione; ricercato dai potenti, ritrae il mondo ecclesiastico (Ritratto del cardinale Archinto, 1756) e la società aristocratica del tempo con realismo e virtuosismo visibile nei costumi dei regnanti (La regina Maria Amalia di Spagna, 1761). La percezione dell'antico costituisce l'aspetto più significativo della sua opera, numerosi i quadri di soggetto mitologico (Semiramide riceve la notizia della rivolta babilonese, 1755), o i ritratti di nobili signori dove gli sfondi abbondano di citazioni tratte dall'archeologia antica, ad emblema della teoria neoclassica (Ritratto allegorico di James Caulfield, Lord Charlemont, 1756-'58 ca.). 
Dopo diversi soggiorni a Napoli, nel 1761 Mengs si reca a Madrid, chiamato dal re Carlo III di Spagna, per il quale aveva già eseguito Ritratto di Ferdinando IV bambino (1759). Negli affreschi del Palazzo Reale (Aurora; Apoteosi di Ercole, 1762-70), finiti durante il secondo soggiorno spagnolo (1774), in un clima teso fra principi neoclassici e obblighi di corte, Mengs riesce ad oscurare l'operato dell'anziano Giovan Battista Tiepolo. Come direttore della Real Accademia di San Fernando di Madrid, l'artista svolge un ruolo importante anche nella formazione di Goya e della generazione più giovane dei pittori spagnoli. 
Nel 1771, tornato a Roma, Mengs rivestiva la carica di Principe dell'Accademia di San Luca. Il 29 giugno 1779, dopo una malattia, moriva a Roma e veniva sepolto nella chiesa dei Santi Michele e Magno in un sepolcro realizzato da Vincenzo Pacetti.

Rai Web Cultura ringrazia per il video Land Comunicazioni