Canova Ispettore delle Belle Arti

Un racconto di Maria Vittoria Marini Clarelli

Canova. Ispettore delle Belle Arti

In seguito al trattato di Tolentino del 1797 le truppe di Napoleone avevano iniziato a confiscare preziose opere e beni artistici dai musei e dalle collezioni degli aristocratici in tutta l’Europa. L’intento di Napoleone era di creare una grande collezione per trasformare il Musée Français inaugurato da Robespierre nel 1793 in Musée Napoléon (oggi  Musée du Louvre). 

Capolavori, sculture, dipinti, gioielli e reperti archeologici furono trafugati dall’Italia e dal Vaticano con destinazione Parigi. 

Nel febbraio 1798 il generale di Napoleone Louis-Alexandre Berthier e le sue truppe occupano Roma e lo Stato Pontificio e danno vita  alla Repubblica Romana come sorella della Prima Repubblica Francese. 

La biografia  Memorie di Antonio Canova  scritta dall’amico scultore Antonio D’Este che fu dal 1795 anche direttore del suo studio, ci riporta a quel momento e racconta come l’invasione e i primi tempi della Repubblica Romana furono vissuti da Canova: 

"È noto che il 2 febbraio del 1798, le armi francesi si resero padrone di Roma, ed entrarono in città, mentre il sommo Pontefice Pio VI era nella cappella al Quirinale. Fu recata al Canova tal notizia, ed è facile immaginare qual duolo egli provasse, e quali angustie sentisse, pensando alle conseguenze; io procurava confortarlo, ma inutilmente; poiché nella sua fantasia egli non vedeva che rovine, e una particolare desolazione pei suoi compagni di arte. Vero è, che i Francesi anziché recare nocumento alcuno al Canova, specialmente i Generali, fecero a gara per distinguerlo ed accarezzarlo, e sommi riguardi ebbe per lui il commissario Mourgue, il quale alla scienza, di cui il suo spirito era adorno, accoppiando un carattere dolce, emperava in qualche parte l’acerbità degli ordini che dovea eseguire in quei momenti di trambusto.
 Passarono appena poche settimane del cambiamento di governo, che fu qui eretto l’Istituto nazionale. Appena stabilita quell’adunanza scientifica, il Canova ne fu eletto membro. Egli di buon grado accettò tale onore, in vista di poter essere utile a Roma ed agli artisti. 
Per l’apertura dell’Istituto, fu fissata una sera, in cui vennero convocati i membri che lo componevano nelle sale del palazzo vaticano; il Canova vi si recò, e postosi a sedere, gli fu proposto di prestare il giuramento, il quale era così concepito: “Giuro odio ai sovrani ec.” Egli che intese questo principio, si alzò dalla sedia, pronunciando nel patrio dialetto: “Mi non odio nissun.” E così dicendo, andò via. Alto rumore si suscitò nell’adunanza, e si proponeva da quei membri di qual pena dovea caricarsi il Canova, ad altrui esempio. Appena l’artista fu uscito dalla sala vaticana, recossi al Palazzo, in allora dell’Accademia di Francia al Corso, a trovare il commissario Mourgue, e narragli l’accaduto, gli dimandò il passaporto” 

Canova preferisce ritirarsi nella sua città natia Possagno dove rimane per alcuni anni a lavorare. Ma Roma gli manca e nell’autunno del 1799 torna a vivere tra i monumenti antichi e le magnificenze della città, fonte della sua ispirazione. 

In quei anni Roma ha un importante cambiamento: nel marzo 1800 è stato eletto sommo pontefice Papa Pio VII e proprio da lui nel 1802 Canova riceve  la nomina di Ispettore delle Belle Arti. I compiti di tale incarico sono molti: deve frenare l’esportazione e recuperare le opere trafugate. Allo stesso tempo le commissioni non smettono di arrivare a Canova da tutta l’Europa. 

In questo servizio girato nell’ambito della mostra Canova. Eterna Bellezza  al Museo di Roma Palazzo Braschi  in corso fino al 21 giugno 2020, la Sovrintendente Capitolina  Maria Vittoria Marini Clarelli ci racconta del lavoro svolto da Canova come Ispettore delle Belle Arti.