Milano Neoclassica

Il Neoclassicismo a Milano inizia nella seconda metà del Settecento e termina con la Restaurazione quasi un secolo dopo. Dal regno di Maria Teresa d'Austria, la corrente arriva all'apice con la Repubblica Italiaca di Napoleone, quando Milano diventa capitale. Il neoclassicismo milanese ha decretato una forte rinascita culturale ed economica che trasforma da subito il volto della città con grandi opere pubbliche: monumentali porte di accesso, nuove piazze, viali alberati e giardini, palazzi e ville private. Non mancano gli edifici di pubblica utilità come il Teatro alla Scala, il Museo e l'Accademia di Brera, la Biblioteca Braidense, l’Osservatorio Astronomico. Fanno da protagonisti indiscussi due grandi architetti di sapere illuminista, Giuseppe Piermarini (1734- 1808) che iniziò a lavorare per la casata asburgica e Giovanni Antonio Antolini (1753–1841), maggiormente attivo durante il  periodo napoleonico. 

A Giuseppe Piermarini, considerato l'iniziatore del Neoclassicismo in Italia e il maggior rappresentante nel Settecento di un’architettura razionale, semplificata nello stile e attenta alla funzione, si deve la trasformazione dell'antico Palazzo Ducale, sede della signoria sforzesca, in una reggia neoclassica destinata ad accogliere l'arciduca Ferdinando d'Austria. Gli interventi di Piermarini, dal 1770 al 1778, comportarono la demolizione dell’ala d’ingresso e la riduzione del cortile maggiore con la ricostruzione della facciata. Con questa nuova sistemazione e l'apertura della reggia su Piazza Duomo, nasce l'attuale Piazzetta Reale. 
Piermarini realizza anche lo Scalone d’Onore con una doppia rampa di scale d'accesso al piano nobile, e arricchisce una serie di sale con l’aiuto dei maggiori artisti, pittori e decoratori attivi a Milano: Martino Knoller, Traballesi, Giocondo Albertolli e Giuseppe Maggiolini. 

Nominato "imperial regio architetto" nei trent'anni della sua attività milanese, Piermarini ricevette molti altri incarichi prestigiosi, tra cui la costruzione del Teatro alla Scala del 1776-78, il rifacimento di Palazzo Belgioioso, il Palazzo di Brera con l'annesso Orto botanico  e si occupò della sistemazione urbanistica della capitale lombarda con i Giardini pubblici di Porta Venezia, Piazza dell'Arcivescovado e Via Santa Radegonda. 

All'attività di architetto Piermarini affiancò quella di professore di Architettura all'Accademia di Brera diffondendo il gusto neoclassico anche attraverso l'insegnamento.

La sistemazione urbanistica dell'area intorno al Castello sforzesco fu al centro di un ampio dibattito culturale sin dai primi anni della Repubblica Cisalpina. A Giovanni Antonio Antolini si deve l'ideazione del Foro Bonaparte: un complesso urbano caratterizzato da una gigantesca piazza circolare, definita da edifici civili e dal portico. Qui trovano armonica collocazione tutte le principali destinazioni pubbliche: quelle economiche e quelle civili della memoria, della cultura e dello svago; dietro il colonnato il complesso è completato da case e laboratori artigiani.  
La rifondazione formale dell'area, ripensata in rigoroso stile neoclassico, interpretava gli ideali civili espressi dalla rivoluzione e Foro Bonaparte si proponeva come il centro e il principio di una nuova città. La complessità del sistema ideato da Antolini permette di verificare l'esistenza da parte del regime napoleonico della volontà di operare una reale trasformazione del territorio e del nucleo urbano. Tuttavia il quadro politico muta rapidamente, Napoleone orienta la sua politica in senso decisamente più moderato, imboccando la strada che porterà all’Impero e nell’autunno del 1802 il progetto viene accantonato.