Elisa e la Villa Reale di Marlia

A Villa Reale di Marlia, nel Seicento andava in scena la prima della Fedra di Jean Racine, Niccolò Paganini vi suonava il violino per Elisa Bonaparte e ancora qualche secolo dopo, Salvador Dalì, habitué dei Pecci Blunt, andava a godersi il nuoto nella piscina riscaldata in stile Liberty

Villa Reale di Marlia, a Capannori, dimora della Duchessa di Lucca e Piombino Elisa Bonaparte (1777–1820), sorella di Napoleone, ha attraversato i secoli ed ha ospitato protagonisti della storia italiana ed europea. Il suo primo nucleo era un fortilizio risalente all'epoca del dominio longobardo toscano, rifugio sicuro del Duca di Tuscia (IX sec.). Poi, la proprietà passò a famiglie nobili lucchesi, banchieri e mercanti della seta, che nei secoli hanno trasformando l'edificio da fortezza a palazzo. Nel 1651, Olivieri e Lelio Orsetti acquistarono il complesso, demolirono parte dell'antica struttura medievale e lo sistemarono secondo il gusto tardo-rinascimentale e barocco, con viali e giardini scenografici visibili ancora oggi. La facciata della villa ornata di bugnato e di aspetto ancora sostanzialmente grifagno, tipico della toscana antica, fu ingentilita con gusto neoclassico da Elisa che nel 1806, fece pressioni enormi sulla famiglia Orsetti per avere la villa; sembra che arrivò a pagarla tra i 500 e i 700 mila franchi in monete d'argento. Con lei, Villa Marlia ha ampliato lo splendore; poco dopo il trasferimento infatti, Elisa acquista anche la confinante cinquecentesca Villa del Vescovo, adibita a residenza di corte e luogo di studio. Fra le costruzioni, tardo-rinascimentali, la Palazzina dell’Orologio ospitava i locali della servitù e le cucine, collegate alla Villa Reale da un corridoio sotterraneo. Oggi il complesso annovera tre ville, due palazzine neoclassiche gemelle, due cappelle, ex scuderie, segherie e fabbricati di servizio e nei sedici ettari di parco, citroniere, fontane e laghetti.

Villa Reale di Marlia, custodisce il concetto architettonico e umanistico della tipica villa toscana, luogo di piaceri ma anche di incontro con l’armonia del paesaggio che in ogni stagione fa da sfondo alla vita quotidiana in un perfetto connubio di natura ed architettura 

Nell'epoca napoleonica avviene una svolta significativa nei modi di abitare, sentire la natura e celebrare l’antico da parte della nuova élite emergente. Elisa, con il marito, il generale Felice Baciocchi (1762–1841), presero possesso della villa e la ridisegnarono in perfetto stile neoclassico e Impero. Il gusto della duchessa, figura leggiadra, amante della musica e del teatro, aleggia ancora nelle stanze che l’accolsero per tanti anni. Philippe Daverio introduce gli eleganti ambienti - all'epoca della ripresa in restauro - mostrando arredi originali e dettagli di raffinatezza neoclassica sparsi ovunque, dai soffitti, ai bassorilievi dei camini, fino alle cornici di quadri, porte e finestre che affacciano nell'enorme parco. 



Elisa impose alla casa il suo tocco femminile e il risultato non è un freddo museo neoclassico, ma un ambiente vivo e capace di trasmettere il calore di una vita fastosa e raffinata 

Gli interni della villa, ricalcano la Malmaison, residenza privata di Napoleone e Josephine nella campagna di Parigi. Il repertorio decorativo di alcune stanze merita un'attenzione particolare, nella perfetta fusione dello Stile Impero con l'altissimo artigianato locale di stuccatori, chiamati dalla duchessa, che seppero riprodurre raffinatissimi decori in legno dorato. La camera da letto di Elisa, esibisce il letto "imperiale" fregiato a motivi egizi in foglia d’oro e la sala da bagno, ospita una vasca in marmo di Carrara, un camino e la rubinetteria in bronzo cesellato con figure zoomorfe. 





Alla risistemazione neoclassica della villa, si susseguono diversi progettisti, da Giovanni Lazzarini, architetto del principato, a Théodore Bienaimé e Pasquale Poccianti che progetta il loggiato posteriore, fino a Giuseppe Marchelli che coordina l’insieme di palazzo e giardino. Si aggiungono inoltre varie consulenze autorevoli richieste da Elisa, tra cui l'architetto e urbanista del Foro Bonaparte di Milano, Giovanni Antonio Antolini. 



Nel 1807, Elisa iniziava i lavori e chiamava da Parigi l'architetto Bienaimé, responsabile del rifacimento della facciata della villa in stile neoclassico. Questi, assieme al collega lucchese Lazzarini, lavorarono secondo i modelli di riferimento della scuola parigina di Charles Percier e Pierre-François Fontaine, architetti neoclassici in prima linea che per Napoleone avevano sviluppato lo Stile Impero. A loro, successe Marchelli, inviato appositamente a Parigi presso i Percier Fontaine. Alle decorazioni contribuirono anche numerosi pittori, fra cui Stefano Tofanelli che realizzò l’affresco della Danza delle Ore nel soffitto della sala da ballo a piano terreno, concluso dal francese Jean-Baptiste Desmarais dopo la morte dell’artista.

Questo lusso contenuto che caratterizza gli interni, fu caratteristico anche degli ultimi proprietari della villa, i conti Pecci-Blunt che, nel 1923, dopo vari passaggi di proprietà, acquistarono e restaurarono la Villa Reale riportandovi, a seguito di una lunga ricerca fra  antiquari e stimatori, mobili e oggetti d’arte del primo Ottocento appartenuti ad Elisa



Il giardino di Villa Marlia, sedici ettari di parco, è paragonabile in grandezza alla Reggia di Versailles. L’intervento più significativo di Elisa fu mirato alla dilatazione prospettica dello spazio di fronte alla villa, evidenziando il leggero pendio che esalta il movimento del paesaggio fino al laghetto, in una visione di insieme decisamente pre-romantica. 





Il giardino presenta scorci scenografici di stili diversi, contraddistinti da colori e forme in una successione di quadri e vedute che enfatizzando la vocazione teatrale del complesso. La parte di parco "più costruita", convive con quella romantica e selvaggia, in stile inglese, voluta da Elisa che vi introdusse le camelie fatte arrivare da Caserta. Il giardino cinquecentesco all'italiana, la barocca Grotta di Pan, sull’esempio di quella del Buontalenti per il Giardino di Boboli, angoli privati, viali alberati, corredi di statue, artifici d’acqua, rarità botaniche e infine, il Teatro di Verzura

Il Teatro di Verzura è il più antico del genere in Europa, uno straordinario esempio di architettura naturale, testimone della vivace vita di corte della duchessa, rallegrata da grandi artisti e personalità 

Commissionato dalla famiglia Orsetti e realizzato tra il 1664 e il 1670, le siepi di tasso sono tagliate in modo da creare delle alte pareti verdi con finestre ad arco. Al confine tra scena e platea due forme topiarie fanno da podio per il direttore d’orchestra e la buca per il suggeritore, mentre le piccole sfere di bosso imitano i paraventi dei riflettori. Il palco più in alto, è racchiuso dalle quinte intervallate dalle statue in terracotta della commedia dell’arte, Pulcinella, Colombina e Pantalone. 





Dopo la caduta di Napoleone, Elisa fu costretta a fuggire dalle truppe inglesi. La principessa era al nono mese di gravidanza e partorì in una locanda. Rientrata a Vienna, fu imprigionata.  Morì a Trieste nel 1820, a soli quarantadue anni. 

Nella foto di copertina Villa Reale di Marlia courtesy pgmedia.it