Le viaggiatrici del Grand Tour

Le viaggiatrici del Grand Tour

Storie e avventure in un saggio di Attilio Brilli

Le viaggiatrici del Grand Tour

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Il Grand Tour declinato al femminile attraverso sedici ritratti di donne alla scoperta del paese che incarna ideali assoluti di bellezza artistica e paesaggistica.
Le viaggiatrici del Grand Tour. Storie, amori, avventure, il saggio di Attilio Brilli e Simonetta Neri (ed. Il Mulino, 2020), porta alla ribalta uno sguardo spesso tenuto ai margini dalla storia e restituisce una galleria di figure, da Anne-Marie du Boccage a Madame de Staël, da Anna Miller a Mary Shelley, vissute in un arco di tempo che va dal tardo Settecento illuministico all'Ottocento romantico. L'autore, tra i massimi esperti di letteratura di viaggio, ripercorre con noi queste esistenze avventurose riversate nella scrittura, affidate alla memoria in forma di lettere, diari e romanzi.  

Il Grand Tour è per convenzione un rito maschile, coronamento di un'esperienza formativa dei rampolli della nobiltà europea. Ma le donne non sono soltanto mogli, accompagnatrici, governanti. Cosa rappresenta il viaggio in Italia per queste signore, prevalentemente esponenti dell'alta e media società britannica?

Le donne appartenenti all’aristocrazia e alla borghesia britannica, francese, tedesca, scandinava considerano il viaggio in Italia come l’unica possibile occasione per fuggire dalla reclusione domestica, dai suoi doveri e dai suoi riti. Non di rado, per una donna il viaggio è anche un modo per sbarazzarsi, almeno provvisoriamente, di un coniuge che altri hanno scelto per lei. Questo desiderio di libertà e di più aperti orizzonti rende particolarmente vivo il desiderio di conoscenza delle viaggiatrici e sensibilissimo il loro sguardo. Nelle loro relazioni di viaggio hanno quindi modo di mettere a frutto quell’intelligenza e quelle ambizioni culturali che altrimenti non avrebbero avuto modo né di coltivare, né di esprimere.

Quello che ci propongono è, per molti aspetti, l’altro volto dell’Italia, più umano, più mutevole, meno limitato dai luoghi comuni, il volto ignorato o trascurato dai viaggiatori maschi.



L'Italia è la terra dell'antichità e della fascinazione per la statuaria classica. E' possibile rintracciare un approccio femminile “al pathos struggente dell'antico”, elemento fondante nella costruzione del pensiero, del gusto della civiltà europea?

A differenza degli uomini, le viaggiatrici non hanno remore a manifestare i loro sentimenti. Mentre per un Goethe o un Gibbon, i monumenti e la statuaria antica sono la rappresentazione dell’ideale classico, con quel tanto di eroico e di magniloquente che esso comporta, per viaggiatrici come Hester Piozzi, Mary Berry o Elisa von der Recke l’antico è sempre connesso con il senso del declino, della deperibilità e della morte. Nelle rovine del Foro romano o nel Colosseo, a quel tempo interamente coperto di un manto di piante parassitarie, esse scorgono l’onnipotenza della natura che si appropria, divorandole, delle creazioni dell’uomo.

Le rovine sono per le viaggiatrici l’emblema della caducità delle imprese e delle creazioni umane ed è da questo sentimento che nasce il loro pathos.

Per alcune protagoniste il Grand Tour non  è soltanto un viaggio di piacere. E' il caso di Elisabeth Vigée Le Brun, ritrattista della regina Maria Antonietta, in fuga dalla rivoluzione. Che cosa trova in italia quest'artista esule? Quali sono le testimonianze dell'arte italiana che più la seducono?

Elisabeth Vigée Le Brun è un esempio straordinario di forza morale e di incrollabile fede nella propria missione d’arte. Ella infatti trasforma una delle più sciagurate esperienze in cui possa incappare l’essere umano, qual è l’esilio, in un’occasione per compiere il “giro” delle città e dei musei italiani al fine di completare e affinare la propria formazione. In quanto ritrattista, il suo interesse è per la ritrattistica e in particolare per gli autoritratti dei pittori nella celebre collezione ospitata nel corridoio vasariano degli Uffizi e per i ritratti a pastello di Rosalba Carriera a Venezia. Sempre originali e acuti i suoi giudizi, come quando definisce “scandalosa” la celeberrima Santa Teresa in estasi del Bernini.



Nel corso di un secolo il Grand Tour cambia, si dilatano i percorsi e le testimonianze femminili documentano un modo diverso di affrontare il viaggio, più aperto a mete insolite. Quali sono le memorie più originali e quali itinerari propongono? 

Fra le memorie più originali c’è “Italy” dell’irlandese Sydney Morgan che ha redatto un profilo dell’Italia pre-risorgimentale di estremo interesse, con annotazioni sull’ ingerenza politica britannica e francese nella penisola assolutamente originali. A questa viaggiatrice si deve l’invito a scoprire le condizioni di vita nelle città minori italiane e la politica repressiva esercitata dal potere austriaco e da quello papalino. Si tratta di un’iniziativa fuori del comune, perché i viaggiatori hanno sempre evitato di esprimere giudizi di carattere politico. Lady Blessington inaugura la moda del viaggio sulle tracce dell'altro, come quando insegue lungo la penisola il fantasma di Byron. Ma colei che ha sperimentato e proposto mete ed itinerari assolutamente mai battuti prima, è Jessie Westropp che polarizza la propria attenzione ora sulle isole del golfo partenopeo, e ora nelle cittadine collinari dell’Italia centrale.

A Mariana Starke, infine, si deve l’invenzione della guida moderna, con tanto di classificazione del pregio dei luoghi mediante asterischi, anticipando di più di cento anni le guide Michelin.

 Viaggiatrici d'eccezione le sorelle Berry frequentano gli ambienti più esclusivi  delle capitali europee e sono in Italia per ben quattro volte. Sono ricevute dal papa, visitano il Colosseo insieme a Canova e i diari di  Mary Berry  rivelano una sorprendente  indipendenza di giudizio, rispetto ai gusti britannici in materia di arte...

L’autonomia di Mary Berry in fatto di valutazione artistica è dimostrata dalla indifferenza con la quale considera il Correggio che era, con il Domenichino e il Guercino, uno dei pittori prediletti, se non idolatrati, dai collezionisti britannici. Le sue preferenze vanno al rigore neoclassico di Canova e di Thorwaldsen. Infatti l’Inghilterra ha sempre avuto il culto del classicismo, sin da quando Inigo Jones vi diffuse la moda, per non dire la mania, degli edifici nello stile del Palladio. Mary Berry non manca comunque di quella supponenza tipicamente aristocratica che mette in mostra nel disprezzo che ostenta per quegli artisti, come Bartolini e Camuccini, che promuovono anche economicamente il loro lavoro.

Molti dei viaggi si compiono in età napoleonica, in una terra saccheggiata, depredata dei tesori artistici. Lo sguardo delle donne può essere anche “impegnato” e particolarmente sensibile al tema all'arte rubata...

A differenza dei colleghi maschi, le viaggiatrici non hanno remore nel denunciare le sistematiche ruberie delle truppe napoleoniche o le acquisizioni a prezzi irrisori di capolavori d’arte italiani da parte degli inglesi.

Sydney Morgan denuncia per esempio il modo rocambolesco con cui la Venere dei Medici degli Uffizi viene portata dai francesi a Parigi con il beneplacito del console inglese lord Acton. Già nel Settecento, visitando le collezioni dei grandi palazzi bolognesi, dinanzi ai tanti vuoti sulle pareti, Anna Miller riferisce che gran parte di quelle opere sono andate ad arricchire le collezioni reali inglesi.



"Corinne ou l'Italie" di Madame de Staël, pubblicato nel 1807 è la trasposizione romanzesca di un diario che divenne un vero e proprio best sellers. Quale idea dell'Italia e della capitale vi riversa la scrittrice francese? 

L’Italia visitata come viaggiatrice in esilio da Madame de Staël, viene impiegata come scenario sul quale vengono proiettate le vicende di Corinne, l’eroina del romanzo, e di Lord Nelvil. In un primo momento Corinne vuole essere il Baedeker – la guida del cuore - dell’uomo di cui è innamorata e Roma, Tivoli, la Campagna romana e poi Napoli hanno la vitalità e il fulgore dell’amore prorompente. Poi con la progressiva neghittosità e la partenza, quasi una fuga, di Lord Nelvil, lo scenario cambia in maniera drastica: Venezia sembra offuscata dai toni plumbei della laguna, mentre Firenze perde la proverbiale nitida luminosità per assumere un volto arcigno ed ostile.



Anche per Mary Shelley, autrice di "Frankenstein", l'Italia è terra d'elezione. Nel 1844 esce il volume dedicato ai viaggi intrapresi tra il 1840 e il 1843. Qual'è il tour di questa scrittrice così poco convenzionale? E quale visione del Bel Paese ci lascia?

I viaggi che una matura Mary Shelley compie con il figlio che si avvia agli studi universitari, sono in parte la rivisitazione di luoghi nei quali ha viaggiato a suo tempo con P.B. Shelley prima della tragedia di Viareggio. In parte tuttavia essi costituiscono un Grand Tour che comprende, oltre l’Italia, altri paesi europei. Occorre tenere presente che a questa epoca Mary Shelley vive dei proventi della propria attività di scrittrice dalla quale sono nati ben noti romanzi. La redazione dei suoi viaggi del 1840-1843 è parte integrante di questo suo lavoro professionale. 

L’Italia vista da Mary Shelley è interessante per le annotazioni sulla carboneria, sui moti insurrezionali e sulla vita culturale italiana, tutti aspetti che, ad esclusione di Stendhal e di pochi altri, vengono tenuti in scarsa considerazione dai viaggiatori. 

Ciò non toglie comunque che, per Mary Shelley, l’Italia rimanga soprattutto la terra del desiderio e del ricordo di una pienezza di vita che molto raramente è dato raggiungere.


Le viaggiatrici del Grand Tour. Storie, amori, avventure di Attilio Brilli con Simonetta Neri
ed. Il Mulino, 2020

Crediti fotografici:
dettaglio cover Thomas Gainsborough, Mrs Graham, 1777, Edimburgh, National Museum of Scotland 
dettaglio Marco De Gregorio, Turista in visita a Pompei, metà sec. XIX, coll. priv.
dettaglio Elisabeth Vigée Le Brun, Autoritratto, 1800, Mosca, Ermitage
dettaglio Louis Gauffier, Elisabeth lady Holland con figlio, 1794, Montpellier, Musée Fabre
dettaglio Richard Rothwell, Mary Shelley, 1840, London, National Portrait Gallery