Caravaggio, il primo dei moderni

In mostra capolavori della collezione di Roberto Longhi

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Longhi definisce Caravaggio, con una metafora molto bella, non il portiere di notte, l'ultimo pittore del Rinascimento ma il primo pittore dell'età moderna, per il suo ricominciamento della pittura, per il suo porsi di fronte al vero, alla verità delle cose e anche per aver inventato, trovato, soggetti nuovi, come nel caso del Ragazzo morso dal ramarro, nucleo della sua raccolta.
Maria Cristina Bandera 
Direttore scientifico Fondazione Roberto Longhi

Per ricordare, a cinquant'anni dalla morte, Roberto Longhi (Alba, 1890 - Firenze, 1970), uno dei maggiori e più innovativi storici dell'arte del Novecento, i Musei Capitolini ospitano la mostra Il tempo di Caravaggio, curata da Maria Cristina Bandera e propongono il nucleo più significativo dei dipinti provenienti dalla collezione dello studioso, quello che comprende le opere dell'artista lombardo e dei suoi seguaci, formatosi attorno al Ragazzo morso da un ramarro del Merisi.
Il soggetto, eseguito dal pittore nel 1597 circa, è noto per essere ripreso in due esemplari, che la critica riconosce oggi ambedue come autografi: quello della National Gallery di Londra e quello della Fondazione Longhi, acquistato dallo studioso intorno al 1928. 

Caravaggio è la fondazione essenziale su cui imposta la tradizione di nuova plasticità ottenuta in materia pittorica e coll'ausilio della luce; ed è tradizione che in Francia dà i migliori da Le Nain attraverso Chardin - fino a Courbet.
Roberto Longhi, 1914

La storia della raccolta è il riverbero degli studi di Longhi su Caravaggio e i caravaggeschi, iniziati con la pionieristica tesi di laurea sul Merisi, discussa all'Università di Torino con Pietro Toesca il 28 dicembre 1911, giorno del suo ventunesimo compleanno, in anni in cui il pittore lombardo era uno dei meno conosciuti dell'arte italiana. Alla tesi Longhi fece seguire una serie incalzante di saggi monografici sui pittori seguaci della linea moderna inaugurata da Caravaggio: Mattia Preti (1913), Orazio Borgianni (1914), Battistello (1915), Gentileschi padre e figlia (1916). Gli studi si concretizzarono in altri contributi fondamentali come Quesiti caravaggeschi (1929), Ultimi studi su Caravaggio e la sua cerchia (1943). 

La lunga strada della ricerca sul pittore lombardo culmina nel 1951 con la celeberrima mostra su Caravaggio e i caravaggeschi tenutasi nelle sale di Palazzo Reale a Milano. Un'esposizione indimenticabile che fece scoprire la grandezza rivoluzionaria del Merisi e la sua modernità delegittimando la lettura accademica dominante, quella di considerare Caravaggio come l'ultimo dei classici rinascimentali.

Dopo il Caravaggio, i ‘caravaggeschi'. Quasi tutti a Roma, anch’essi, e da Roma presto diramatesi in tutta Europa. La “cerchia” si potrà dire, meglio che la scuola; dato che il Caravaggio suggerì un atteggiamento, provocò un consenso in altri spiriti liberi, non definì una poetica di regola fissa; e insomma, come non aveva avuto maestri, non ebbe scolari. 
Roberto Longhi

In mostra ai Musei Capitolini accanto al Ragazzo morso da un ramarro sono presenti opere cinquecentesche con l’intento di rappresentare il clima artistico del manierismo lombardo e veneto in cui si è formato Caravaggio e che aiutano nella comprensione della nascita del suo straordinario naturalismo: opere di Lorenzo Lotto, riconosciuto da Longhi come uno degli "antecedenti del Caravaggio” per la ricerca luministica, del veronese Battista del Moro e di Bartolomeo Passarotti. Tra i dipinti anche Il Ragazzo che monda un frutto, una copia antica da Caravaggio, che Longhi riteneva una “reliquia”, tanto da esporla all’epocale rassegna a Milano nel 1951.

Nel percorso espositivo dipinti degli artisti che per tutto il secolo XVII sono stati influenzati dalla sua rivoluzione figurativa, tra i quali Carlo Saraceni, Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo, Domenico Fetti, Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Morazzone, Angelo Caroselli, Jusepe de Ribera, Battistello Caracciolo, Valentin de Boulogne, pittore che ebbe un ruolo fondamentale nel caravaggismo di tutta Europa.. 

Presenti in mostra anche artisti fiamminghi e olandesi che hanno assimilato la lezione di Caravaggio, diffondendola poi nei paesi d'origine come Gerrit van Honthorst, Dirck van Baburen e soprattutto Matthias Stom, nelle cui tele esposte si vede materializzarsi una perfetta sintesi tra la cultura nordica di partenza e la pittura italiana. 
 A una stagione più avanzata sono riferibili  i dipinti di Giacinto Brandi e due capolavori di Mattia Preti, l'artista che più di ogni altro contribuì a mantenere fino alla fine del Seicento la vitalità della tradizione caravaggesca.

Il Tempo di Caravaggio. Capolavori della collezione di Roberto Longhi
Roma, Musei Capitolini fino al 10 gennaio 2021