Shepard Fairey. 3 Decades of dissent

    Una mostra alla Galleria d'Arte Moderna di Roma

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    Fino al 22 novembre 2020, alla Galleria d’Arte Moderna di Roma in Via Crispi è in corso la mostra Shepard Fairey 3 Decades of dissent promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e da Wunderkammern Gallery.

    Shepard Fairey (Charleston 1970) è uno degli Urban artist più conosciuti a livello globale, l’ideatore di OBEY GIANT, una sorta di brand artistico che poi è divenuto anche un brand commerciale, il cui nome deriva dalla fortunata campagna di sticker iniziata nel 1989 quando l’artista era ancora uno studente universitario. L’opera che lo ha lanciato in tutto il mondo, anche oltre i confini dell’arte, la più celebre, è sicuramente HOPE (2008) in cui l’artista ha riprodotto nello stile personale che conosciamo (e in cui si riconosce anche il debito verso la ritrattistica tipica di Warhol) il volto di Barack Obama, creando un’immagine iconica del primo politico di origini afroamericane a ricoprire la carica di Presidente U.S.A, che venne utilizzata nella campagna per le elezioni.

    Sperimentatore di linguaggi per veicolare messaggi politici e sociali, l’artista statunitense ha creato per la Galleria d’Arte Moderna un concetto specifico e particolare della mostra, che ha curato insieme agli storici dell’arte Claudio Crescentini e Federica Pirani e che presenta un nucleo unitario di trenta recenti opere grafiche inedite (2019) dell’artista, in cui rivisita molti dei suoi temi.

    I personaggi di spicco dell’attivismo politico pacifista e anti-razzista, la volontà di operare e lottare per la pace del mondo e contro la violenza razziale, la difesa della dignità umana e di genere, la lotta contro la violenza sulle donne e l’infanzia violata, la salvaguardia e la difesa dell’ambiente. Questi sono alcuni dei cavalli di battaglia di Shepard Fairey, che intende l’arte come una sorta di “legge del dissenso”, politico e privato, in funzione pubblica.



    Shepard Fairy mentre lavora a un murales a New York, 2016. Foto © Sebastian Piras 2016 /Redux Contrasto

    Dissenso attivo e puntuale che va a connettersi, per scelta dello stesso artista, con una serie di “Interferenze d’arte”- concettuali, tematiche, iconografiche - che Fairey, e gli altri curatori della mostra hanno voluto sottolineare, facendo dialogare i suoi lavori (e quindi i suoi temi di riferimento) con le opere della collezione d’arte moderna e contemporanea della Galleria Comunale. Ne nasce un percorso visivo fatto di confronti e di rimandi (Interferenze, appunto), che tendono a loro volta verso altri e più personali intrecci visuali, da cui emerge l’intenzione dell’artista di un rapporto forte, non soltanto formale, con l’arte del passato.


    Foto dell'allestimento. Da sinistra: Pino Pascali  Cannone, 1965. 125 x 200 cm. Foto  di Claudio Abate.  Giuseppe Salvatori La resa delle armi, 1996, 150 x 300 cm. Shepard Fairy, Guns and Roses. 2019. 76,2 x 104,1 cm

    È un immenso onore per me esporre alla GAM una selezione delle opere più importanti della mia carriera, accanto a un gruppo di capolavori scelti dalla collezione permanente del museo. Attraverso l’arte racconto la storia delle mie risposte visive ai timori e alle preoccupazioni che hanno attraversato il mondo negli ultimi trent’anni; ma questa mostra scava più in profondità, creando un dialogo tra le mie opere e quelle selezionate dalle raccolte della GAM. Tutte rivelano i timori profondamente umani degli artisti e del loro tempo, dimostrando come la risposta creativa possa assumere forme molteplici. Mi piace cogliere le assonanze estetiche fra molta della mia arte e le opere di Giulio Turcato, o la provocazione concettuale di Pino Pascali. Per me, fare arte significa ispirare e promuovere il dialogo, e credo che le molteplici stratificazioni di questa mostra sapranno far riflettere e avviare discussioni profonde.
    Shepard Fairey




    Foto dell'allestimento: Da sinistra Giacomo Balla Il dubbio, 1907-1908.  67 x 50 cm. Shepard Fairy Defend Dignity, 2019. 76,2 x 104,1 cm.


    In mostra per le Interferenze d’arte opere di: Claudio Abate, Carla Accardi, Giacomo Balla, Domenico Belli, Felice Casorati, Emanuele Cavalli, Primo Conti, Nino Costa, Giorgio de Chirico, Fortunato Depero, Antonio Donghi, Francesco Guerrieri, Virgilio Guidi, Renato Guttuso, Fabio Mauri, Cipriani Efisio Oppo, Pino Pascali, Luca Maria Patella, Fausto Pirandello, Giuseppe Salvatori, Mario Schifano, Scipione, Mario Sironi, Giulio Turcato e altri artisti.


    Nella foto di copertina da sinistra: Shepard Fairy Obey Hammer, 2019 76,2 x 104,1 cm. Mario Schifano, Compagni, compagni. 1968. 69,4 x 67,5. Shepard Fairy Obey Fist, 2019. 76,2 x 104,1 cm.