La pittura illusionista di Luciano Ventrone

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    Ha reinventato i generi - natura morta, paesaggio, ritratto di figura - in una espressione pittorica assolutamente nuova. Il virtuosismo e l’illusionismo di Luciano Ventrone sfidano i sensi e testimoniano una ricerca estetica che vive di un continuo confronto tra passato e presente, tra tecnologia e pratiche antiche. 

    Fino al 10 gennaio 2021 Luciano Ventrone espone al MART di Rovereto nella mostra Caravaggio. Il contemporaneo,  nella sezione di approfondimento dedicata ad artisti visivi il cui lavoro richiama o evoca l’estetica caravaggesca.  




    Luciano Ventrone. "Caravvagg-io 1", 1980. Olio su tecnica mista su tele di lino. 100 x 100 cm.

    In occasione del settantesimo anno d’età dell’artista nel 2013, la mostra Luciano Ventrone Sui generi/s  presso il Casino dei Principi di Villa Torlonia a Roma, ha ripercorso l’intera produzione di questo significativo esponente dell’arte figurativa contemporanea, dai primi anni sessanta fino al 2013. 

    Abbaglianti marine, nudi femminili nitidi e rigorosi e una sorprendente varietà di nature morte. Fiori e frutti restituiti nella sfolgorante precisione della materia eppure soltanto simulacri, vite ingannevoli che costringono  a riflettere sull’eterno dualismo tra realtà e apparenza, tra assenza  e presenza e sul senso ultimo della creazione artistica. 
     
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    La natura viva di Luciano Ventrone

    Tra gli artisti italiani conosciuti a livello internazionale, Luciano Ventrone ha esposto nei più importanti musei e gallerie internazionali, da Roma a Milano, da Londra a Singapore, da New York a Mosca e San Pietroburgo.

    L’artista dimostra da sempre la sua abilità nel trattare i colori e la pittura. Nella tecnica di Ventrone la fotografia è un punto di partenza, un punto dal quale parte l’astrazione del soggetto che si priva del suo essere materia per essere vissuto solo attraverso la luce. Lavorando direttamente dalla fotografia, Ventrone è in grado di cogliere dettagli non visibili all’occhio umano. Nelle sue opere l’artista crea mondi suggestivi carichi di vissuti e di emozione. La scelta dei soggetti lo lega ai grandi pittori del passato, tuttavia è la sua attenzione per l’applicazione della pittura, il suo trattamento del colore e della luce che lo pongono tra i contemporanei.

    Lo studio della pittura – sostiene Ventrone – non è la mera rappresentazione dell’oggetto ma è colore e luce: i giusti rapporti fra le due cose danno la forma nello spazio. Il soggetto non va visto come tale ma astrattamente.


    Nel 1983, un articolo di Antonello Trombadori pubblicato su L’Europeo induce lo storico dell’arte Federico Zeri ad interessarsi dell’artista suggerendogli di affrontare il tema delle nature morte. E’ qui che inizia la lunga e ancora non completa ricerca sui vari aspetti della natura, catturando particolari sempre più dettagliati e quasi invisibili.

    E’ questa sua ricerca “dell’invisibile” che ha destato l’attenzione di tutti i più importanti critici contemporanei ad iniziare da Zeri, ed a seguire con Soavi, Tassi, Bonito Oliva, Sgarbi, Di Capua, Trombadori, Zavoli, Lucie-Smith, Crespi, Buscaroli.