Emilio Garroni racconta l'anima moderna di Piranesi

Una mostra del 1963

Capricci strani in cui la scienza e la storia si mischiano in una unità inconfondibile con l'arbitrio e un senso metafisico del tempo. Natura e sogno, bellezza ed orrore, speranza e desolazione i primi segni della contraddittoria anima moderna
Stefano Bottari, 1963

Il servizio dell'Approdo qui proposto, presentato dal celebre volto dalla rubrica Rai Edmonda Aldini, parla di una mostra storica su Giambattista Piranesi (1720-1778) che, nel 1963, venne allestita prima a Bologna e poi a Villa Farnesina di Roma, con una presentazione in catalogo di Stefano Bottari (Mostra di incisioni di G.B. Piranesi, a cura di Maria Catelli Isola, Amalia Mezzetti, Silla Zamboni, Palazzo di Re Enzo, Bologna, 1963). 
La mostra proponeva un Piranesi allora inedito, non solo un abile incisore, ma un artista complesso, precursore delle inquietudini artistiche e filosofiche del Romanticismo ottocentesco, rintracciabili nella sua produzione matura delle Carceri di Invenzione (Piranesi. Le Carceri d'Invenzione). 
Il servizio fu curato da una giovane leva Rai, il filosofo e letterato Emilio Garroni (1925–2005) che, dalla fine degli anni Cinquanta del Novecento, aveva maturato un’importante esperienza televisiva nei programmi culturali (Arti e scienze, Musei d’Italia, Monumenti d’Italia, Bellezze d’Italia, Le avventure dei capolavori). Le sue rubriche dell'Approdo, daranno prova delle scelte originali di un Garroni "critico d'arte", capace di rare interviste a grandissimi nomi del panorama contemporaneo di allora, da Emilio Vedova ad Alberto Burri, ed anche a maestri affermati in visita alla penisola in occasione di mostre, come Joan Mirò, Walter Gropius, Le Corbusier ed Alvar Aalto. 
Il lungo elenco di intellettuali ed autorevoli voci del panorama italiano che fondarono, diressero e non ultimo fecero la rubrica culturale L'Approdo, allora appena nata (1963-1972), si univa a  qualcosa di nuovo, una caratteristica tecnica presto visibile nella cura di un linguaggio giornalistico più agile. 

Con la moderna tecnologia di registrazione video magnetica infatti, ora era possibile registrare i programmi consentendo ai redattori dell'Approdo di scrivere i testi sulla visione del servizio montato e dunque, in questo caso, Garroni curava con maggior precisione la corrispondenza tra parlato ed immagine 



Per spiegare l'inedita visione piranesiana, con estrema acutezza Garroni apre il servizio mettendo in evidenza le panoramiche su Roma eseguite con obiettivo grandangolare dalle camere dell'Approdo. Un moderno cameracar inquadra ampi paesaggi che scorrono lungo larghe strade e mura grandiose, fino a scorgere il  Colosseo. Il racconto estetico e fenomenologico sull'ottica fotografica moderna, del "critico d'arte", diventa pretesto per ricondurre il discorso alle stampe di Piranesi. Dilatazioni spaziali, vedute ravvicinate e tagliate, gigantismo di elementi architettonici, rivelano un artista che ha abbandonato la classica concezione di vedutista, attività resa redditizia con le incisioni di paesaggi e rovine antiche della grandiosa città eterna che Piranesi vendeva a facoltosi viaggiatori e collezionisti.

Garroni paragona l'esperienza sensoriale dello spazio dilatato dal grandangolo, a quella di Piranesi che, nella Roma di fine Settecento, inizia ad incrinare la classica compattezza formale delle vedute, trasfigurate dalla sua fantasia preromantica



Nella mostra bolognese e poi romana, la figura di Piranesi abile incisore del secondo settecento romano, come comunemente considerato all'epoca, veniva approfondita restituendo l'immagine di un artista più completo, capace di vedere oltre il suo tempo. L'esposizione era curata da esperte d'eccellenza di storia del disegno e dell'incisione come Maria Catelli Isola e Lidia Bianchi qui intervistate, quest'ultima, all'epoca direttrice del Gabinetto Nazionale delle Stampe (1954-1973), poi Istituto Nazionale per la Grafica (1975). Ed è proprio grazie al contatto diretto con le lastre e i rami che l'istituzione romana tutt'oggi conserva (Progetto Piranesi. Il restauro delle matrici) e nella quale le due intervistate operavano, che prendeva forma la rilettura di Piranesi. Nell'intervista, Catelli fa notare che l'artista tornava con insistenza negli anni nelle sue matrici, correggendo il segno che da fluido e trasparente, diventava profondo e dunque denso e drammatico, come se Piranesi, dopo il disegno, procedesse a scurire, ombreggiare e quasi a cancellare la primaria nitidezza della sua veduta.