Josef Koudelka

Un'inedita riflessione sulle nostre radici

Le rovine non sono il passato, sono il futuro che ci invita all’attenzione e a godere del presente.
Josef Koudelka

 Con oltre cento spettacolari immagini panoramiche, molte delle quali di grande formato, la mostra Radici racconta e ripercorre lo straordinario viaggio fotografico di Josef Koudelka alla scoperta delle radici della nostra storia. Il lavoro presentato è il frutto di un progetto durato trent’anni, e realizzato esplorando e ritraendo con tenacia e continuità alcuni dei più rappresentativi e importanti siti archeologici del Mediterraneo. 

Gli scatti in bianco e nero presentati in mostra sono realizzati dal fotografo ceco tra Siria, Grecia, Turchia, Libano, Cipro (Nord e Sud), Israele, Giordania, Egitto, Libia, Tunisia, Algeria, Marocco, Portogallo, Spagna, Francia, Albania, Croazia e naturalmente Italia.
Essi accompagnano il visitatore in una inedita e personalissima riflessione sull’antico, sul paesaggio, sulla bellezza che “suscita e nutre il pensiero”.
I panorami senza tempo, ricchi di anima e fascino, caratterizzati da prospettive instabili, inaspettate, ambivalenti, ben rappresentano il lessico visuale e la cifra stilistica propri di Koudelka che, rifuggendo la semplice illustrazione e documentazione delle rovine, sceglie di dare respiro a ciò che resta delle vestigia delle antiche civiltà del Mediterraneo, rappresentandole in un’eterna tensione tra ciò che è visibile e ciò che resta nascosto, tra enigma ed evidenza. 

Lo studio della scelta della panoramica è indispensabile per svelare l’enigma di Radici perché la propensione di Koudelka per la panoramica non è soltanto una scelta formale o tematica che consente una ricostituzione ampia dello spazio e del tempo. Se da un lato è vero che per il suo formato largo, per il suo intento di essere in totale allineamento con la realtà, per la sua capacità di mettere lo spettatore in posizione centrale e dominante, l’immagine panoramica ha le carte in regola per apparire come obiettiva, ordinata e imparziale, dall’altro è giocoforza constatare che il fotografo ne sovverte l’uso per privilegiare al contrario una visione  soggettiva e frammentata del paesaggio antico capace di costruire un’allegoria del mondo. 
Héloïse Conésa



Roma, Italia, 2000; Josef Koudelka Magnum Photos

Alcune fotografie, come quelle delle pavimentazioni delle strade romane, sembrano darci le chiavi di quel gioco di costruzione visiva in cui ogni fotografia si incastra in un tutto e contribuisce alla conoscenza tanto dei codici dell’architettura antica quanto del lessico di uno sguardo: quello di un grande fotografo capace di dare respiro alle rovine che fotografa. 
Héloïse Conésa


Allestita nella cornice del Museo dell’Ara Pacis, la retrospettiva Radici vuol essere un eccezionale viaggio nell’opera di uno degli ultimi grandi maestri della fotografia moderna dedicatosi alla ricerca della bellezza caotica delle rovine e del paesaggio antico, trasformati dal tempo, dalla natura, dall’uomo. Le fotografie di Koudelka, esposte in stretto dialogo con uno dei monumenti più significativi della prima età imperiale, acquistano così, in questa speciale occasione, il valore unico, forte, di immagini memorabili, in un rapporto intenso di rimandi e di echi di una memoria che a Roma più che altrove diventa presente. 

Le rovine fotografate da Koudelka sembravano l’allegoria di un’attualità di cui lui, con la sua arte, restituiva il senso nel nostro presente: sulle sponde del “mare comune” c’era tutta l’attualità della nascita dell’Europa, dei suoi valori fondanti, l’attualità dei rischi della loro morte. L’Europa delle rovine è quella in cui la mente fa dialogare la ragione e la fede, la libertà e la legge, quella di cui, per dirla con Jacques Berque, “portiamo dentro di noi le macerie ammucchiate e l’instancabile speranza”.
Bernard Latarjet

Josef Koudelka nasce in Moravia nel 1938. Il suo primo impiego è quello di ingegnere aeronautico. Alla fine degli anni Sessanta diventa fotografo professionista. Immortala l’invasione sovietica di Praga del 1968 pubblicando i suoi scatti con le iniziali P.P. (Prague Photographer). Nel 1969 l’Overseas Press Club gli assegna, a titolo anonimo, la Medaglia d’Oro Robert Capa per la fotografia. L’anno successivo Koudelka lascia la Cecoslovacchia e richiede asilo politico nel Regno Unito. Nel 1971 entra a far parte dell’agenzia fotografica Magnum Photos. Gypsies – il primo di una lunga serie di libri tra cui Exiles (1988), Chaos (1999), Invasion 68: Prague (2008) e Wall (2013) – viene pubblicato nel 1975. Nel corso della sua carriera Koudelka ha vinto prestigiosi premi come il Prix Nadar (1978), il Grand Prix National de la Photographie (1989), il Grand Prix Cartier-Bresson (1991) e l’Hasselblad Foundation International Award in Photography (1992). I suoi lavori sono stati protagonisti di importanti mostre al Museum of Modern Art e all’International Center of Photography di New York; all’Hayward Gallery di Londra; al Museo d’Arte Moderna Stedelijk di Amsterdam; al Palais de Tokyo e al Centre Pompidou di Parigi; all’Art Institute di Chicago, e infine al Museo di Arti Decorative e alla Galleria Nazionale di Praga. Nel 2012 Koudelka è nominato Commandeur de l’Ordre des Arts et des Lettres dal ministro francese per la Cultura e le Comunicazioni. Attualmente vive tra Parigi e Praga.

Josef Koudelka. Radici. Museo dell'Ara Pacis, Roma
fino al 16 maggio 2021

in copertina: Amman, Giordania, 2012; Josef Koudelka Magnum Photos