Torna a speciale I Rolli di Genova

    La Pala di Ognissanti di Ludovico Brea

    Chiesa di Santa Maria di Castello

    Condividi

    Duecentoquindici figure, tra santi e fedeli, si alternano in una minuziosa decorazione sotto alla Vergine incoronata. Troppe per un unico dipinto? No, perché l'autore Ludovico Brea bilancia spazi e proporzioni in una tavola splendida, con una predella sottostante tutta da scoprire
    All’interno del piccolo museo inserito nel complesso di Santa Maria di Castello, si trova una delle principali opere del Rinascimento ligure, la Pala di Ognissanti di Ludovico Brea. 


    Ludovico Brea, Pala di Ognissanti, 1513, Museo della chiesa di Santa Maria di Castello, Genova, olio su tavola,  260x202cm, predella 34x202cm

    Il soggetto del dipinto è l’Incoronazione della Vergine, che occupa la parte alta dell’opera all’interno di una mandorla dove Dio Padre e Gesù, pongono sul capo di Maria la corona, mentre la colomba simbolo di pace, vola sopra le figure. Intorno più di duecento tra santi, beati e fedeli, osservano la scena suddivisi in due schiere separate da una fila di angeli. Riconoscere tutti i personaggi è quasi impossibile.



    Nella parte alta del dipinto, riservata alle anime defunte del mondo celeste, si distinguono San Giovanni Battista, San Giovanni Evangelista e San Pietro, mentre nella seconda, dove si trovano personaggi ancora in vita al momento della realizzazione della tavola, è stata individuata la figura di Teodorina Spinola, la committente del dipinto, assieme ai suoi due figli. Oltre ai santi, sono presenti personalità vicine all’ordine dei frati domenicani, proprietari del complesso conventuale dal Quattrocento fino a pochi anni fa.



    Firmata e datata 1513, l’opera è il principale capolavoro conosciuto di Ludovico Brea, pittore di frontiera che lavorò principalmente nel Ponente ligure e nella Francia meridionale, a cavallo tra Quattro e Cinquecento. Nella prima fase della sua carriera, l’artista fu decisamente influenzato dallo stile del tardo Gotico fiorito di influenza nordeuropea che lo portò a realizzare tavole di fondo oro riccamente dettagliate. Col tempo, Brea giunse a conoscere le tecniche dei primi esponenti del Rinascimento lombardo come Vincenzo Foppa, dal quale apprese forme solide e rotonde, costruite con linee nitide, che presto  gli valsero il ruolo di massimo interprete del Rinascimento ligure. Ed è proprio in questa tavola, la Pala di Ognissanti, che la maturità di Ludovico Brea diventa visibile.

    L’alternanza delle figure può solo in un primo momento sembrare caotica, perché la simmetria compositiva basata sull’alternanza di colori vivaci, garantisce una perfetta armonia, dove ogni personaggio è inserito in un complesso sistema prospettico che permette di evitare sproporzioni ed errori di disegno 

    Ma l’elemento più straordinario è senza dubbio il dipinto della predella dove il Brea inserisce un Compianto su Cristo Morto nello splendido sfondo del Monte di Portofino. Si tratta di una delle prime testimonianze pittoriche di questo tratto di costa ligure e non solo, il pittore riesce al meglio a creare un effetto di sfumato leonardesco per definire la profondità prospettica in una superficie di piccole dimensioni.

    Ideazione, contenuti e presentazione video, Giacomo Montanari (storico dell'arte)
    Cura dei testi Pietro Toso
    Riprese, regia e montaggio Lorenzo Zeppa
    Fotografie Fabio Bussalino