Musei di Villa Torlonia

    Architetture eclettiche, vetrate artistiche e le opere della Scuola Romana

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    Villa Torlonia è una delle ultime ville nobiliari ad essere acquisita all'uso pubblico, aperta solo nel 1978. Dagli anni Novanta sono stati avviati estesi interventi di recupero dei tredici edifici della villa e del parco, ormai definitivamente conclusi. Sono stati destinati a sedi museali l’ottocentesco Casino Nobile, che ospita il Museo della Villa e la collezione di opere della Scuola Romana, e il Museo della Casina delle Civette, dedicato alla vetrata artistica. Il Casino dei Principi è sede dell’Archivio della Scuola Romana e ospita mostre temporanee. 

    Acquistata da Giovanni Torlonia nel 1797, la villa perse le sue originarie funzioni agricole per diventare esclusivamente una sede di rappresentanza che potesse dare lustro e visibilità ad una famiglia di umili origini ma con grandi capacità imprenditoriali e che era riuscita a diventare in pochi anni tra le più ricche e potenti famiglie di Roma. Proseguendo la politica di affermazione del nome dei Torlonia nella società aristocratica romana, l'erede Alessandro trasformò la villa in un luogo di celebrazione della dinastia, chiamando un cospicuo numero di artisti su modello dell'antico mecenatismo dei principi romani. 


    Casino Nobile: Sala di Alessandro

    Il Casino Nobile, è l'edificio principale del complesso. L’attuale sistemazione ha restituito l’assetto che aveva a metà Ottocento, con una profusione di elementi decorativi opera dei più noti protagonisti del tempo quali Bertel Thorvaldsen, Francesco Podesti, Francesco Coghetti, Luigi Fioroni.

    Maestoso perno dell'edificio è la Sala da ballo, caratterizzata da due “orchestre” per ospitare musicisti durante le feste dei Torlonia. Il percorso nel Museo della Villa si inoltra in una successione di ambienti in stile gotico, neorinascimentale, neoclassico, egizio. Si tratta di un esempio unico per ricchezza e fastosità, che documenta la cultura artistica dell’epoca caratterizzata da un gusto eclettico, dal piacere della citazione da stili del passato, sensibile all'esotismo che si diffondeva in quegli anni attraverso le scoperte archeologiche in paesi lontani.
    Le sculture esposte nelle diverse sale sono state ritrovate in vari luoghi della villa, dopo l'esproprio. Si tratta di una piccola parte della magnifica collezione Torlonia che comprende opere antiche e neoclassiche, tra le quali tre rilievi a stucco di Antonio Canova (La danza dei Feaci, Socrate che beve la cicuta, La morte di Priamo) parte di un gruppo di dieci, in origine collocati nella Sala da ballo.


    La Casina delle Civette

    Gli ultimi importanti lavori nella Villa furono quelli voluti dal nipote di Alessandro, Giovanni Torlonia Junior che nel 1917 affidò all'architetto Vincenzo Fasolo, la trasformazione di un preesistente edificio, la Capanna Svizzera, ampliata e rivisitata nelle forme già nel primo decennio del Novecento, in un'eccentrica residenza privata.

    La Casina delle Civette, che dal 1925 al 1938 diviene la dimora stabile del principe Giovanni, amante dei simboli esoterici, è un rifugio solitario e romantico caratterizzato dalla contaminazione di forme ed elementi decorativi assai eterogenei e rappresenta una felice fusione tra architettura ed arti applicate.

    Tra le tante decorazioni, la presenza delle vetrate è così prevalente da costituire la cifra distintiva dell'edificio, oggi sede del Museo della vetrata artistica.  


    Duilio Cambellotti: dettaglio Civette (1918)

    Le vetrate vengono tutte installate tra il 1908 e il 1930 e costituiscono un unicum nel panorama artistico internazionale, prodotte dal laboratorio di Cesare Picchiarini su disegni di Duilio Cambellotti, Umberto Bottazzi, Vittorio Grassi e Paolo Paschetto. Le soluzioni ideate dagli artisti coprono un repertorio vastissimo accomunando raffinate composizioni geometriche ad ardite innovazioni tematiche e stilistiche. 
    L'immagine odierna della Casina delle Civette è il risultato di un lungo, paziente e meticoloso lavoro di restauro, eseguito dal 1992 al 1997, che, con quanto ancora conservato e sulla base delle numerose fonti documentarie, ha permesso la restituzione alla città di uno dei più singolari e interessanti manufatti dei primi anni del secolo scorso.


    Museo della Scuola Romana

    Allestito nel 2006 negli ambienti del Casino Nobile utlizzati con funzione di servizio, Il Museo della Scuola Romana raccoglie circa duecento opere, tra depositi e sale espositive,  frutto di importanti donazioni e comodati d'suo provenienti da eredi degli artisti e da acuni collezionisti.

    Le opere esposte nelle sale del Museo offrono uno sguardo d’insieme su uno dei momenti più interessanti e vitali dell'arte italiana del Novecento: la ricerca figurativa a Roma nel periodo compreso tra la Prima e la Seconda guerra mondiale.

    Pur nella varietà dei linguaggi espressivi la definizione comune di Scuola romana trova la sua motivazione in alcuni elementi di continuità che appaiono determinanti: il legame viscerale con la città di Roma e il mito dell'antico. Si va dai protagonisti della corrente pittorica denominata realismo magico come Antonio Donghi, Francesco Trombadori, Riccardo Francalancia, Ferruccio Ferrazzi, a quelli della cosiddetta Scuola di Via Cavour, con le opere di Mario Mafai e Antonietta Raphaël; dai pittori tonali degli anni Trenta come Corrado Cagli, Giuseppe Capogrossi, Emanuele Cavalli, Roberto Melli e Guglielmo Janni a quegli artisti che, a ridosso della seconda guerra, maturano un nuovo linguaggio realista, come Alberto Ziveri, Fausto Pirandello, Renato Guttuso e il giovane Renzo Vespignani.
    Ad integrazione delle collezioni raccolte nel Museo, testimonia l’attività di questo movimento artistico l’eccezionale documentazione dell’Archivio della Scuola Romana, un patrimonio che comprende lettere, manoscritti, diari, in gran parte inediti, libri, cataloghi, riviste e una considerevole fototeca. 

    Si ringrazia la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali per la gentile collaborazione.