Giorgio de Chirico, Accademico di Francia

Il periodo parigino, le frequentazioni e la carriera artistica

RAI Cultura ha il piacere di proporvi un’intervista a Giorgio de Chirico realizzata dal giornalista RAI  Franco Simongini* dopo il l’ingresso all’Accademia di Francia del Pictor Optimus avvenuto il 6 novembre 1974.

Prima dell’inizio della Prima Guerra mondiale il pittore  visse a lungo a Parigi, dove l’élite della capitale francese aveva notato le sue opere curiose e misteriose alle esposizioni del Salon d’Automne  nel 1912 e  Salon degli Indépendants nel 1913.

De Chirico aveva padronanza della lingua francese e molti sui scritti sono infatti in francese, come  il discorso preparato in occasione del suo insediamento come associato straniero all’Isituto di Francia, Accademia delle Belle Arti a Parigi, di cui vi proponiamo un estratto (tradotto da Silvia Tusi, pubblicato su Metafisica 2008. N°7-8, dalla Fondazione de Chirico).


Un ritratto di Giorgio de Chirico scattato da Romano Gentile nel 1973 /A3/Contrasto

“… mi sento molto onorato di appartenere a questa illustre istituzione che, fondata nel XVII secolo, è diventata, nel 1803, l’Accademia di Belle Arti dell’Istituto di Francia e ha consegnato da allora al mondo illustri pittori, scultori, architetti, incisori, compositori, che l’hanno onorata con le loro idee e opere. Farò quanto mi sarà possibile per essere degno di questa elezione. Cercherò di perfezionare la mia arte approfondendo e perfezionando la forma che è alla base di tutta la vera pittura. Tengo ad aggiungere che non sono mai appartenuto ad alcun movimento artistico, che sono sempre stato indipendente e che il mio scopo principale è sempre stato di dipingere bene.“.

In questa intervista de Chirico ribadisce chiaramente:

Col surrealismo non ho mai avuto nulla a che vedere. Se mi attribuiscono questa paternità del surrealismo, affari loro, ma io dichiaro che non ho niente a che fare col surrealismo”, e aggiunge: “Non mi fa nessun piacere di essere considerato surrealista.”


Sempre nello stesso discorso all’Accademia delle Belle Arti a Parigi il pittore afferma la sua stretta relazione con Parigi e i francesi:
 

È stato qui, a Parigi, nel 1912, che ho avuto la mia consacrazione di pittore. In questa data ho esposto, per la prima volta, in una manifestazione ufficiale: “Il Salon d’Automne”; è qui che la critica ha cominciato a interessarsi di me ed è qui che ho venduto il mio primo quadro. Ora, nel 1974, dopo sessantadue anni di lavoro, è qui a Parigi che l’Accademia di Belle Arti consacra ufficialmente la mia carriera di pittore. Credo che il ruolo dell’artista nella Società consista soprattutto nell’esecuzione dell’opera; è giustamente nella realizzazione di questa concezione che l’artista deve fare il massimo affinché la sua opera, come hanno dimostrato i pittori e gli scultori dei tempi passati, raggiunga la perfezione, che dal punto di vista filosofico è un’utopia; ma il perseguimento di questo scopo conduce il creatore a fare sempre meglio.” 


“In tutta la mia carriera di artista – afferma de Chirico nel suo discorso  -  sono rimasto fedele a questi principi e, allo stesso tempo, sciolto da tutte le scuole, perseguendo la mia strada in mezzo a correnti contrarie senza curarmi delle mode e fedele alla grande virtù magnificata dal nostro grande Delacroix, che ha scritto nel suo diario: “Essere arditi quando si ha un passato da compromettere è il più grande segno di forza.” 

Giorgio de Chirico arrivò a Parigi Il 14 luglio 1911 e rimase fino al maggio del 1915 quando con il fratello Savinio rientra in Italia per presentarsi alle autorità militari.

Nell’intervista che vi proponiamo tratta dalle TECHE Rai de Chirico ha una conversazione con Simongini in cui parla delle sue sculture e del suo periodo parigino negli anni della gioventù. 

Giorgio de Chirico  Atto primo, scena terza per I Puritani, di V. Bellini . Matita e tempera acquerellata su carta incollata su cartoncino.Museo Novecento, Firenze Firenze, Toscana. Foto  Ghigo Roli/Foto12 Constrasto



A Parigi incontrò Picasso, conobbe Apollinaire e lo presentò a suo fratello Alberto Savinio e insieme iniziarono a  frequentare   Les Soirées de Paris”dove conobbero Ardengo Soffici, Constantin Brancusi, Max Jacob e André Derain.

Apollinaire vide una mostra che de Chirico allestì nel suo studio e rimase entusiasta delle sue opere. Recensendo la mostra nella rivista “L’Intransigeant” di ottobre 1913 definì de Chirico, all’epoca 33enne, “il pittore più sorprendente della giovane generazione”.  

  
Il racconto di de Chirico è secco e spoglio, senza aggettivi qualificativi se non qualcuno quasi suggerito da Simongini, quando ci parla del periodo trascorso a Parigi.  Nell’intervista emerge la sua personalità ironica, divertente e imprevedibile e la relazione quasi familiare tra il giornalista e il pittore, al punto che nell’introduzione all’intervista il conduttore televisivo Bruno Modugno  dice del collega Franco Simongini che sembra “quasi avere l’esclusiva mondiale delle interviste di De Chirico”. 


Giorgio de Chirico a Venezia intorno al 1950. Foto di Sanford Roth © 1998 Los Angeles County Museum of Art. Credit: mptvimages/contrasto

 

Credo che il ruolo dell’artista nella Società consista soprattutto nell’esecuzione dell’opera; è giustamente nella realizzazione di questa concezione che l’artista deve fare il massimo affinché la sua opera, come hanno dimostrato i pittori e gli scultori dei tempi passati, raggiunga la perfezione, che dal punto di vista filosofico è un’utopia; ma il perseguimento di questo scopo conduce il creatore a fare sempre meglio. In tutta la mia carriera di artista  – afferma de Chirico nel suo discorso all’Isituto di Francia, Accademia delle Belle Arti a Parigi, -  sono rimasto fedele a questi principi e, allo stesso tempo, sciolto da tutte le scuole, perseguendo la mia strada in mezzo a correnti contrarie senza curarmi delle mode e fedele alla grande virtù magnificata dal nostro grande Delacroix, che ha scritto nel suo diario: “Essere arditi quando si ha un passato da compromettere è il più grande segno di forza.”