Impressionismo e oltre
All'Ara Pacis capolavori dal Detroit Institute of Arts
Con Impressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts, Roma accoglie un nucleo di opere che raramente lascia gli Stati Uniti, un viaggio attraverso cinquant’anni di creatività europea che riunisce i protagonisti della modernità. Una mostra che non solo restituisce la ricchezza delle collezioni americane, ma ricostruisce l’intreccio di visioni, sperimentazioni e rivoluzioni che hanno definito la pittura tra Ottocento e Novecento europeo.
Oltre cinquanta i capolavori in mostra dei grandi maestri dell’arte europea, dal XIX al XX secolo: i pionieri dell’impressionismo Degas e Renoir, i protagonisti delle avanguardie parigine Matisse e Picasso, passando per le innovazioni di Van Gogh e arrivando agli sperimentatori dell’arte tedesca come Kandinsky e Beckmann.

Vincent Van Gogh: Rive dell’Oise a Auvers, 1890, Detroit Institute of Arts Bequest of Robert H. Tannahill
La selezione riunita al Museo dell’Ara Pacis comprende un insieme di capolavori europei realizzati tra gli anni Quaranta dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, alcuni dei quali entrati nelle collezioni del museo statunitense già poco dopo la loro esecuzione, che documentano una fase cruciale della storia dell’arte, attraversata da trasformazioni profonde che contribuirono a ridefinire il linguaggio pittorico moderno. Attraverso il dialogo tra luce e colore, natura e città, realtà e astrazione, la mostra ripercorre un arco temporale in cui la pittura europea mette in discussione i modelli accademici e, sperimentando nuove modalità di osservazione, apre la strada alle rivoluzioni artistiche del Novecento.
La prima sezione, ricca di opere emblematiche, restituisce con chiarezza questo passaggio epocale attraverso cinque dipinti di Edgar Degas, il celebre Bagnanti di Paul Cézanne e il raffinato Donna in poltrona di Pierre-Auguste Renoir, ai quali si affiancano due opere più tarde di Pissarro e Alfred Sisley e un dipinto di Max Liebermann che, pur realizzato nel 1916, testimonia la persistenza e la vitalità della poetica impressionista oltre i confini della Francia.
Il racconto espositivo prosegue con le ricerche sviluppate dopo il 1886, anno dell’ultima mostra impressionista, quando la pittura francese si avvia verso una crescente solidificazione della visione, una costruzione più stabile della forma e una trasformazione del colore in elemento espressivo autonomo. La Sainte-Victoire di Cézanne esposta, databile ai primi Novecento, mostra con evidenza questa evoluzione; mentre le opere di Renoir restituiscono un artista profondamente trasformato dalla rilettura della tradizione. I due dipinti di Vincent Van Gogh interpretano la realtà attraverso una pennellata ritmica e vibrante, comunicando con forza lo stato emotivo dell’artista. In questi anni, come osservava il critico inglese Roger Fry coniando il termine “postimpressionismo”, l’opera d’arte si emancipa dal rapporto diretto con il reale e si configura come un’armonia autonoma, parallela al mondo visibile.

Henri Matisse: Finestra, 1916, Detroit Institute of Arts City of Detroit Purchase
La parte centrale del percorso è dedicata alla Parigi dei primi due decenni del Novecento, quando la capitale francese si afferma come centro artistico mondiale e vede emergere figure decisive come Pablo Picasso e Henri Matisse. Le sei opere di Picasso esposte in mostra restituiscono la complessità del suo percorso: un dipinto del periodo rosa, due della fase cubista e tre ritratti di donne sedute, dipinti dopo il 1920, segnano tappe fondamentali della sua maturità.
I tre dipinti di Matisse, realizzati tra il 1916 e il 1919, testimoniano invece un’evoluzione sorprendente, dal rigore geometrico delle prime ricerche a una pennellata più sensuale e dilatata, influenzata dall’opera di Renoir. Completano questo panorama parigino compaiono le opere cubiste di María Blanchard, unica artista donna presente nella selezione proveniente dal DIA, e di Juan Gris, insieme ai dipinti espressionisti di Amedeo Modigliani e Chaïm Soutine, figure centrali della Scuola di Parigi.
In chiusura una ricca selezione dedicata all’avanguardia tedesca, acquisita dal Detroit Institute of Arts grazie alla lungimiranza del suo direttore Wilhelm R. Valentiner, in carica tra il 1924 e il 1945, e al sostegno di importanti mecenati. Tre dipinti — di Max Pechstein, Wassily Kandinsky e Lyonel Feininger — appartengono ai grandi movimenti d’anteguerra, Die Brücke e il Blaue Reiter. La maggior parte delle opere risale infatti al dopoguerra e restituisce la drammaticità della Germania sconfitta, raccontata attraverso la durezza delle figure di Erich Heckel e Karl Schmidt-Rottluff, e attraverso i lavori intensi di Emil Nolde, Oskar Kokoschka e Max Beckmann, il cui Autoritratto del 1945 riflette l’incertezza profonda dell’artista e del suo Paese nel difficile momento successivo al conflitto.

Wassily Kandinsky: Studio per dipinto con forma bianca, 1913, Detroit Institute of Arts Gift of Mrs. Ferdinand Moeller
Arte moderna europea al Detroit Institute of Art
La maggior parte delle opere esposte in mostra a Roma provengono dagli acquisti effettuati negli anni della direzione dello storico dell’arte Wilhelm Reinhold Valentiner e dal lascito Tannahill. Wilhelm Reinhold Valentiner (1880-1958), originario di Karlsruhe, già nel 1908, si trasferisce negli Stati Uniti per approdare al Metropolitan museum come curatore del nuovo Dipartimento di arti decorative. Il Met, la cui prima ideazione risale al 1866 e che dal 1880 occupa l’attuale sede sulla Fifth Avenue, si stava organizzando per uguagliare e superare i musei europei.
Valentiner, formatosi all’università di Heidelberg come allievo e poi assistente di Henry Thode, organizza il dipartimento a lui affidato del Metropolitan con criteri moderni che lo resero un solido punto di riferimento in campo museale. Dopo l’esperienza a New York e l’aver fondato la rivista Art in America, nell’estate del 1914 Valentiner torna in Europa anche per acquistare opere per il Met, ma vi resta bloccato dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale. E' in questo contesto che si apre alla pittura tedesca contemporanea dei primi anni Venti e, al suo ritorno negli Stati Uniti, Valentiner porta le sue idee maturate in seno alla nuova museologia di Berlino e al movimento espressionista per unirle a un sistema completamente diverso da quello europeo, ma in grado di maggiore libertà di progettazione culturale per collaborare alla definizione della fisionomia di una delle più importanti realtà museali contemporanee.
È proprio al periodo passato dallo storico dell’arte nella Germania tra la Prima Guerra e Weimar che si deve la presenza della straordinaria collezione di artisti espressionisti nel Detroit Institute of Art, che Valentiner dirige dal 1924 al 1945 facendovi entrare l’arte “vivente”, l’arte della contemporaneità.
Foto di copertina: Pierre Auguste Renoir, Donna in poltrona (dettaglio), 1874; Detroit Institute of Arts Bequest of Mrs. Allan Shelden III
Impressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts
Roma, Museo dell’Ara Pacis, 4 dicembre 2025 - 3 maggio 2026,
Oltre cinquanta i capolavori in mostra dei grandi maestri dell’arte europea, dal XIX al XX secolo: i pionieri dell’impressionismo Degas e Renoir, i protagonisti delle avanguardie parigine Matisse e Picasso, passando per le innovazioni di Van Gogh e arrivando agli sperimentatori dell’arte tedesca come Kandinsky e Beckmann.
L’esposizione, curata da Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi, presenta gli straordinari dipinti provenienti dal Detroit Institute of Arts, una delle maggiori istituzioni museali degli Stati Uniti ed è stata promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, coprodotta e organizzata dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e da MondoMostre, con il supporto di Zètema Progetto Cultura.La storia che qui si racconta è quella dell’incontro tra società americana e cultura europea attraverso una delle più importanti figure della museologia novecentesca, Wilhelm Reinhold Valentiner, capace di mettere a frutto l’esperienza svolta in patria in importanti musei tedeschi e, allo stesso tempo, di recepire gli stimoli offerti dal nuovo panorama museale statunitense.
Ilaria Miarelli Mariani

Vincent Van Gogh: Rive dell’Oise a Auvers, 1890, Detroit Institute of Arts Bequest of Robert H. Tannahill
La selezione riunita al Museo dell’Ara Pacis comprende un insieme di capolavori europei realizzati tra gli anni Quaranta dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, alcuni dei quali entrati nelle collezioni del museo statunitense già poco dopo la loro esecuzione, che documentano una fase cruciale della storia dell’arte, attraversata da trasformazioni profonde che contribuirono a ridefinire il linguaggio pittorico moderno. Attraverso il dialogo tra luce e colore, natura e città, realtà e astrazione, la mostra ripercorre un arco temporale in cui la pittura europea mette in discussione i modelli accademici e, sperimentando nuove modalità di osservazione, apre la strada alle rivoluzioni artistiche del Novecento.
La mostra si apre con il rinnovamento dell’arte francese a partire dalla metà del XIX secolo, quando realisti e impressionisti si concentrano sulla rappresentazione della vita moderna, sulla verità del quotidiano e sulla resa immediata della percezione della luce. È il momento in cui la pittura europea comincia a mettere in discussione i codici tradizionali e a interrogare il rapporto tra percezione e realtà, inaugurando una trasformazione profonda che porterà, nel giro di pochi decenni, alle avanguardie del primo Novecento. Seguendo l’invito di Charles Baudelaire a rivolgere lo sguardo alla vita contemporanea, i pittori francesi trovano nella modernità urbana e nella luce naturale la materia nuova della loro ricerca.Una mostra che ricostruisce l’intreccio di visioni, sperimentazioni e rivoluzioni che hanno definito la pittura tra Ottocento e Novecento europeo.
La prima sezione, ricca di opere emblematiche, restituisce con chiarezza questo passaggio epocale attraverso cinque dipinti di Edgar Degas, il celebre Bagnanti di Paul Cézanne e il raffinato Donna in poltrona di Pierre-Auguste Renoir, ai quali si affiancano due opere più tarde di Pissarro e Alfred Sisley e un dipinto di Max Liebermann che, pur realizzato nel 1916, testimonia la persistenza e la vitalità della poetica impressionista oltre i confini della Francia.
Il racconto espositivo prosegue con le ricerche sviluppate dopo il 1886, anno dell’ultima mostra impressionista, quando la pittura francese si avvia verso una crescente solidificazione della visione, una costruzione più stabile della forma e una trasformazione del colore in elemento espressivo autonomo. La Sainte-Victoire di Cézanne esposta, databile ai primi Novecento, mostra con evidenza questa evoluzione; mentre le opere di Renoir restituiscono un artista profondamente trasformato dalla rilettura della tradizione. I due dipinti di Vincent Van Gogh interpretano la realtà attraverso una pennellata ritmica e vibrante, comunicando con forza lo stato emotivo dell’artista. In questi anni, come osservava il critico inglese Roger Fry coniando il termine “postimpressionismo”, l’opera d’arte si emancipa dal rapporto diretto con il reale e si configura come un’armonia autonoma, parallela al mondo visibile.

Henri Matisse: Finestra, 1916, Detroit Institute of Arts City of Detroit Purchase
La parte centrale del percorso è dedicata alla Parigi dei primi due decenni del Novecento, quando la capitale francese si afferma come centro artistico mondiale e vede emergere figure decisive come Pablo Picasso e Henri Matisse. Le sei opere di Picasso esposte in mostra restituiscono la complessità del suo percorso: un dipinto del periodo rosa, due della fase cubista e tre ritratti di donne sedute, dipinti dopo il 1920, segnano tappe fondamentali della sua maturità.
I tre dipinti di Matisse, realizzati tra il 1916 e il 1919, testimoniano invece un’evoluzione sorprendente, dal rigore geometrico delle prime ricerche a una pennellata più sensuale e dilatata, influenzata dall’opera di Renoir. Completano questo panorama parigino compaiono le opere cubiste di María Blanchard, unica artista donna presente nella selezione proveniente dal DIA, e di Juan Gris, insieme ai dipinti espressionisti di Amedeo Modigliani e Chaïm Soutine, figure centrali della Scuola di Parigi.
In chiusura una ricca selezione dedicata all’avanguardia tedesca, acquisita dal Detroit Institute of Arts grazie alla lungimiranza del suo direttore Wilhelm R. Valentiner, in carica tra il 1924 e il 1945, e al sostegno di importanti mecenati. Tre dipinti — di Max Pechstein, Wassily Kandinsky e Lyonel Feininger — appartengono ai grandi movimenti d’anteguerra, Die Brücke e il Blaue Reiter. La maggior parte delle opere risale infatti al dopoguerra e restituisce la drammaticità della Germania sconfitta, raccontata attraverso la durezza delle figure di Erich Heckel e Karl Schmidt-Rottluff, e attraverso i lavori intensi di Emil Nolde, Oskar Kokoschka e Max Beckmann, il cui Autoritratto del 1945 riflette l’incertezza profonda dell’artista e del suo Paese nel difficile momento successivo al conflitto.

Wassily Kandinsky: Studio per dipinto con forma bianca, 1913, Detroit Institute of Arts Gift of Mrs. Ferdinand Moeller
Arte moderna europea al Detroit Institute of Art
La maggior parte delle opere esposte in mostra a Roma provengono dagli acquisti effettuati negli anni della direzione dello storico dell’arte Wilhelm Reinhold Valentiner e dal lascito Tannahill. Wilhelm Reinhold Valentiner (1880-1958), originario di Karlsruhe, già nel 1908, si trasferisce negli Stati Uniti per approdare al Metropolitan museum come curatore del nuovo Dipartimento di arti decorative. Il Met, la cui prima ideazione risale al 1866 e che dal 1880 occupa l’attuale sede sulla Fifth Avenue, si stava organizzando per uguagliare e superare i musei europei.
Valentiner, formatosi all’università di Heidelberg come allievo e poi assistente di Henry Thode, organizza il dipartimento a lui affidato del Metropolitan con criteri moderni che lo resero un solido punto di riferimento in campo museale. Dopo l’esperienza a New York e l’aver fondato la rivista Art in America, nell’estate del 1914 Valentiner torna in Europa anche per acquistare opere per il Met, ma vi resta bloccato dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale. E' in questo contesto che si apre alla pittura tedesca contemporanea dei primi anni Venti e, al suo ritorno negli Stati Uniti, Valentiner porta le sue idee maturate in seno alla nuova museologia di Berlino e al movimento espressionista per unirle a un sistema completamente diverso da quello europeo, ma in grado di maggiore libertà di progettazione culturale per collaborare alla definizione della fisionomia di una delle più importanti realtà museali contemporanee.
È proprio al periodo passato dallo storico dell’arte nella Germania tra la Prima Guerra e Weimar che si deve la presenza della straordinaria collezione di artisti espressionisti nel Detroit Institute of Art, che Valentiner dirige dal 1924 al 1945 facendovi entrare l’arte “vivente”, l’arte della contemporaneità.
Foto di copertina: Pierre Auguste Renoir, Donna in poltrona (dettaglio), 1874; Detroit Institute of Arts Bequest of Mrs. Allan Shelden III
Impressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts
Roma, Museo dell’Ara Pacis, 4 dicembre 2025 - 3 maggio 2026,