EAR: le nuove frontiere della ricerca artistica
Arte, scienza, tecnologia in un progetto internazionale
EAR – Enacting Artistic Research, è un progetto di respiro internazionale, finanziato dal PNNR nell'ambito di Next Generation EU, che ha visto insieme le Accademie di Belle Arti di Roma, Firenze, Brera, i Conservatori di Roma “Santa Cecilia” e dell’Aquila “Alfredo Casella”, l’Università Politecnica delle Marche, l’INFN – Università Roma Tre, con l'obiettivo di ridefinire il modo di intendere, praticare e raccontare la ricerca nelle arti.
Non un singolo evento nella città di Roma, ma una geografia urbana della ricerca: convegni, mostre, installazioni, esperienze digitali e momenti di confronto per comporre un racconto stratificato che ha messo in dialogo arte, scienza, tecnologia, patrimonio e formazione avanzata, restituendo la ricerca artistica come pratica viva, processo in divenire, esperienza condivisa.
Cuore pubblico e istituzionale di questa restituzione è stato l’Auditorium dell’Ara Pacis con il convegno La genesi dell’opera d’arte attraverso processi innovativi e sperimentali (18 e 19 febbraio 2026) dedicato alla presentazione del progetto EAR, con keynote e tavole rotonde che hanno messo a confronto artisti, studiosi e ricercatori provenienti da università, accademie e centri di ricerca italiani ed europei.
Accanto al confronto teorico, la settimana EAR ha proposto un ricco programma di mostre e installazioni aperte al pubblico.

EAR ph Monkeys Video Lab
Negli spazi dell’Accademia di Belle Arti di Roma ha preso forma la mostra immersiva Purché tiri al favoloso. Giovan Battista Marino tra mito, metamorfosi e meraviglia (a cura di Dalma Frascarelli e Floriana Boni), dedicata a Giambattista Marino e al Barocco, che amplia il racconto di EAR attraverso la sperimentazione allestitiva. L’esperienza multisensoriale dimostra la capacità delle tecnologie più avanzate di farsi strumenti di approfondimento culturale.
La mostra Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva (a cura di Costanza Barbieri, Claudio Seccaroni, Musei Capitolini, 15 gennaio - 12 aprile 2026) presenta i risultati di un'indagine intorno al concetto di “non finito” attraverso disegni, opere in divenire e ripensamenti, supportata dalla diagnostica sviluppata all’interno di EAR.
Un approfondimento inedito sul processo creativo di alcuni dipinti incompiuti di Guido Reni e Jacopo Palma il Vecchio, alla scoperta delle fasi di ideazione e realizzazione delle opere, per mettere in luce ripensamenti, modifiche e soluzioni tecniche adottate dagli artisti e invisibili all’occhio umano.
Il progetto Processi creativi e AI. Michelangelo e Sebastiano del Piombo, mette in dialogo storia dell’arte, intelligenza artificiale e tecnologie immersive e restituisce una lettura inedita dei processi creativi di Michelangelo e Sebastiano del Piombo. Attraverso l’uso di immagini gigapixel, modelli generativi, video mapping, realtà virtuale ed estesa, l’intelligenza artificiale viene impiegata come strumento di visualizzazione delle fasi immaginative e progettuali che conducono dall’idea alla forma pittorica finale. L’AI non interviene come elemento creativo autonomo, ma come dispositivo critico capace di rendere leggibile l’arte in divenire: ripensamenti, varianti, soluzioni scartate, flussi di pensiero.

EAR ph Monkeys Video Lab
Mappare gli strati pittorici: progetto sviluppato dall’INFN dell’Università di Roma Tre che, attraverso la tecnica MA-XRF, analizza e visualizza la stratigrafia nascosta delle superfici pittoriche. L’indagine scientifica rende leggibili ripensamenti, fasi esecutive e processi di trasformazione dell’opera.
Patrimoni di ricerca: Hayez, Piatti e il processo creativo è una ricerca sviluppata dall’Accademia di Brera che, grazie a una campagna diagnostica, rilegge il processo creativo di Francesco Hayez e di altri protagonisti tra Otto e Novecento. Il progetto mette in luce la dimensione processuale dell’opera, tra tecnica, immaginazione e storia.
Tiziano tangibile. La Pala Gozzi restituisce uno dei capolavori del Rinascimento attraverso un dispositivo espositivo che mette in dialogo ricerca artistica, diagnostica scientifica e accessibilità. Al centro del progetto, la celebre pala realizzata da Tiziano nel 1520, riletta non come immagine conclusa, ma come processo complesso fatto di materia, colore, stratificazioni e scelte formali. Il progetto, sviluppato in collaborazione con il Museo Omero di Ancona e l’Università Politecnica delle Marche, trasforma la ricerca in strumento di mediazione culturale, superando l’idea dell’arte come esperienza esclusivamente visiva.
Un'area del progetto EAR si è focalizzata anche sul linguaggio specifico dei videogiochi come strumento di ricerca artistica e narrazione storica: il progetto Hohenstaufen – The Game utilizza le logiche della gamification per interpretare il patrimonio di Castel del Monte e del paesaggio federiciano sull’altopiano delle Murge. L’app di gaming per smartphone non è qui un semplice mezzo divulgativo ma un ambiente narrativo in cui storia, architettura e immaginario si intrecciano.,

°'°KOBI ©Monkeys Video Lab
Al centro delle ricerche di EAR, inoltre, la riflessione sul "cambio di paradigma" che sempre più spesso viene associato all'esplosione dell'Intelligenza Artificiale e il rapporrto tra IA e le infinte forme di espressione artistica. Tra le ricerche più aggiornate, la piattaforma digitale Kobi che ribalta i paradigmi tradizionali del rapporto tra tecnologia e creatività. Non uno strumento che automatizza, ma una macchina di pensiero collettivo che stimola il pensiero divergente, la relazione e la costruzione condivisa di conoscenza. Questa visione prende forma nell’installazione immersiva One, Too Many — Am I scared by AI coagency?, un ambiente partecipativo che trasforma il pubblico in parte attiva del processo di ricerca. Le interazioni dei visitatori alimentano mappe semantiche e ambienti sonori in continua trasformazione, rendendo visibile la co-agency tra umano e algoritmo. L’AI diventa così infrastruttura culturale, alleata del processo artistico e non suo automatismo.
Foto di copertina: EAR ph Monkeys Video Lab
Non un singolo evento nella città di Roma, ma una geografia urbana della ricerca: convegni, mostre, installazioni, esperienze digitali e momenti di confronto per comporre un racconto stratificato che ha messo in dialogo arte, scienza, tecnologia, patrimonio e formazione avanzata, restituendo la ricerca artistica come pratica viva, processo in divenire, esperienza condivisa.
Cuore pubblico e istituzionale di questa restituzione è stato l’Auditorium dell’Ara Pacis con il convegno La genesi dell’opera d’arte attraverso processi innovativi e sperimentali (18 e 19 febbraio 2026) dedicato alla presentazione del progetto EAR, con keynote e tavole rotonde che hanno messo a confronto artisti, studiosi e ricercatori provenienti da università, accademie e centri di ricerca italiani ed europei.
Accanto al confronto teorico, la settimana EAR ha proposto un ricco programma di mostre e installazioni aperte al pubblico.

EAR ph Monkeys Video Lab
Negli spazi dell’Accademia di Belle Arti di Roma ha preso forma la mostra immersiva Purché tiri al favoloso. Giovan Battista Marino tra mito, metamorfosi e meraviglia (a cura di Dalma Frascarelli e Floriana Boni), dedicata a Giambattista Marino e al Barocco, che amplia il racconto di EAR attraverso la sperimentazione allestitiva. L’esperienza multisensoriale dimostra la capacità delle tecnologie più avanzate di farsi strumenti di approfondimento culturale.
Un percorso di ricerca privilegiato, nell'ambito del progetto EAR, è stata la lettura dei processi creativi nascosti nelle opere storiche. Il tentativo di rendere visibile ciò che per sua natura è intangibile, come la genesi di un'opera d'arte, si è concretizzato in diverse iniziative, tra le quali si segnalano:Il processo artistico come vera e propria forma di ricerca, per entrare nel laboratorio mentale dell’artista ed osservare l’opera non come risultato, ma come campo di possibilità.
La mostra Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva (a cura di Costanza Barbieri, Claudio Seccaroni, Musei Capitolini, 15 gennaio - 12 aprile 2026) presenta i risultati di un'indagine intorno al concetto di “non finito” attraverso disegni, opere in divenire e ripensamenti, supportata dalla diagnostica sviluppata all’interno di EAR.
Un approfondimento inedito sul processo creativo di alcuni dipinti incompiuti di Guido Reni e Jacopo Palma il Vecchio, alla scoperta delle fasi di ideazione e realizzazione delle opere, per mettere in luce ripensamenti, modifiche e soluzioni tecniche adottate dagli artisti e invisibili all’occhio umano.
Il progetto Processi creativi e AI. Michelangelo e Sebastiano del Piombo, mette in dialogo storia dell’arte, intelligenza artificiale e tecnologie immersive e restituisce una lettura inedita dei processi creativi di Michelangelo e Sebastiano del Piombo. Attraverso l’uso di immagini gigapixel, modelli generativi, video mapping, realtà virtuale ed estesa, l’intelligenza artificiale viene impiegata come strumento di visualizzazione delle fasi immaginative e progettuali che conducono dall’idea alla forma pittorica finale. L’AI non interviene come elemento creativo autonomo, ma come dispositivo critico capace di rendere leggibile l’arte in divenire: ripensamenti, varianti, soluzioni scartate, flussi di pensiero.

EAR ph Monkeys Video Lab
Mappare gli strati pittorici: progetto sviluppato dall’INFN dell’Università di Roma Tre che, attraverso la tecnica MA-XRF, analizza e visualizza la stratigrafia nascosta delle superfici pittoriche. L’indagine scientifica rende leggibili ripensamenti, fasi esecutive e processi di trasformazione dell’opera.
Patrimoni di ricerca: Hayez, Piatti e il processo creativo è una ricerca sviluppata dall’Accademia di Brera che, grazie a una campagna diagnostica, rilegge il processo creativo di Francesco Hayez e di altri protagonisti tra Otto e Novecento. Il progetto mette in luce la dimensione processuale dell’opera, tra tecnica, immaginazione e storia.
Tiziano tangibile. La Pala Gozzi restituisce uno dei capolavori del Rinascimento attraverso un dispositivo espositivo che mette in dialogo ricerca artistica, diagnostica scientifica e accessibilità. Al centro del progetto, la celebre pala realizzata da Tiziano nel 1520, riletta non come immagine conclusa, ma come processo complesso fatto di materia, colore, stratificazioni e scelte formali. Il progetto, sviluppato in collaborazione con il Museo Omero di Ancona e l’Università Politecnica delle Marche, trasforma la ricerca in strumento di mediazione culturale, superando l’idea dell’arte come esperienza esclusivamente visiva.
Un'area del progetto EAR si è focalizzata anche sul linguaggio specifico dei videogiochi come strumento di ricerca artistica e narrazione storica: il progetto Hohenstaufen – The Game utilizza le logiche della gamification per interpretare il patrimonio di Castel del Monte e del paesaggio federiciano sull’altopiano delle Murge. L’app di gaming per smartphone non è qui un semplice mezzo divulgativo ma un ambiente narrativo in cui storia, architettura e immaginario si intrecciano.,

°'°KOBI ©Monkeys Video Lab
Al centro delle ricerche di EAR, inoltre, la riflessione sul "cambio di paradigma" che sempre più spesso viene associato all'esplosione dell'Intelligenza Artificiale e il rapporrto tra IA e le infinte forme di espressione artistica. Tra le ricerche più aggiornate, la piattaforma digitale Kobi che ribalta i paradigmi tradizionali del rapporto tra tecnologia e creatività. Non uno strumento che automatizza, ma una macchina di pensiero collettivo che stimola il pensiero divergente, la relazione e la costruzione condivisa di conoscenza. Questa visione prende forma nell’installazione immersiva One, Too Many — Am I scared by AI coagency?, un ambiente partecipativo che trasforma il pubblico in parte attiva del processo di ricerca. Le interazioni dei visitatori alimentano mappe semantiche e ambienti sonori in continua trasformazione, rendendo visibile la co-agency tra umano e algoritmo. L’AI diventa così infrastruttura culturale, alleata del processo artistico e non suo automatismo.
Foto di copertina: EAR ph Monkeys Video Lab