L'immagine storiografica di Michelangelo architetto

L'immagine storiografica di Michelangelo architetto

Il mito dell'artista tra Otto e Novecento

L'immagine storiografica di Michelangelo architetto
A partire dall’Ottocento la comprensione dell'architettura michelangiolesca è stata a lungo condizionata dal peso della personalità eccezionale dell’artista e da approcci critici che hanno privilegiato il valore espressivo e l'emozione a scapito della complessità disciplinare dell’architettura.  
Federico Bellini, docente dell’Università di Camerino e coordinatore nazionale del progetto MetaMic, ricerca realizzata in collaborazione con l'Università di Firenze, l'Università IUAV di Venezia e l'Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR, ricostruisce il quadro di un dibattito storiografico in cui il mito di Michelangelo si è sovrapposto alla comprensione dei suoi edifici, l’architettura spesso assimilata alla scultura o alla pittura, ridotta a “immagine” piuttosto che analizzata come sistema costruttivo, spaziale, funzionale e concettuale.
Soltanto dagli anni Novanta del Novecento, gli studi hanno frammentato l’unità interpretativa ereditata dalla grande sintesi di James S. Ackerman (L'architettura di Michelangelo, Einaudi 1968), producendo un avanzamento significativo in diversi filoni di ricerca – tecnici, costruttivi, culturali, concettuali. 

L’architettura di Michelangelo emerge come un campo autonomo di ricerca, non subordinato alle altre arti ma fondato su una profonda conoscenza del linguaggio classicista, su scelte progettuali intenzionali e su una riflessione avanzata sull’esperienza della fruizione degli spazi

In questa cornice, Michelangelo non viene rivendicato come “architetto” per semplice reazione a un pregiudizio storiografico, ma come progettista che pensa l’architettura a partire dall’esperienza, dall’uso e dal significato, prima ancora che dalla forma. Ne emerge una figura che problematizza radicalmente la nozione di integrazione delle arti e che, paradossalmente, proprio separandole, ne afferma l’autonomia e la forza concettuale.
L’architettura di Michelangelo non è dunque subordinata alle altre arti, ma emerge come un campo autonomo di ricerca fondato su una profonda conoscenza del linguaggio classicista, su scelte progettuali intenzionali e su una riflessione avanzata sull’esperienza della fruizione degli spazi. In questa visione, Michelangelo è un progettista che concepisce spazi, funzioni e significati prima ancora delle forme, e che affronta con straordinaria lucidità anche le questioni statiche e costruttive.

Le interviste sono state realizzate in occasione del convegno Michelangelo Buonarroti e l'Architettura - Roma, Accademia Nazionale di San Luca (28-29 gennaio 2026)