Incontrare Rothko
Il dialogo in uno spazio credibile
Pittura viscerale piuttosto che analitica, le immense campiture di colore materializzate sulle tele da Mark Rothko, si propongono come un dispositivo di incontro, un invito al dialogo, come luoghi di transito e di accoglienza, dove si intrecciano esperienze personali diverse, per una conversazione con l'artista ritenuto il più lirico degli espressionisti astratti.Dipingo quadri di grandi dimensioni [...] perché voglio essere intimo e umano. Dipingere un quadro di dimensioni ridotte vuol dire mettere se stessi fuori dalla propria esperienza […] In qualunque modo dipingete un quadro di dimensioni più grandi, ci siete dentro. È qualcosa che non si riesce a controllare.
Mark Rothko (Come combinare architettura, pittura e scultura, 1951)
Christopher Rothko, figlio dell'artista e curatore della mostra fiorentina che si dispiega nelle sedi di Palazzo Strozzi, Convento di San Marco e Biblioteca Medicea Laurenziana, mette in luce l'intento significativo della poetica di Rothko, i punti chiave di una ricerca artistica che insiste sulla necessità di un'esperienza attiva a cui è richiamato ogni spettatore. Per Rothko il ruolo dell’artista è quello di attirare l’attenzione su questioni esistenziali, di distoglierci dal banale e di aiutarci a confrontarci con il reale.
L'attenzione per lo spazio e la forma, visibile sin dal primo periodo figurativo del suo percorso, deriva dall'esigenza di creare un ambiente immersivo che predisponga lo spettatore a "viaggiare" all'interno del dipinto. Rothko insiste sul fatto che i suoi dipinti assomigliano a oggetti tangibili, reali – non a una rappresentazione o a un riferimento a qualcos’altro -, sono opere sostanziali e autonome. Sono spazi credibili. Uno degli espedienti più significativi per raggiungere tale scopo, risale al 1946, all’inizio delle cosiddette Astrazioni Multiformi quando l'artista rinunciò alla cornice. Anche se può sembrare a prima vista un semplice artificio artistico, per Rothko questo gesto trasformava l’interazione tra l’osservatore e il dipinto. Eliminando la cornice, minava la sensazione di guardare dentro uno spazio dall’esterno.
Rothko sviluppa abilità nel creare profondità e movimento, utilizzando diverse tecniche e pigmenti. La sua pittura, si potrebbe dire, è di una semplicità complessa: anche con pochi colori, riesce a trasmettere una qualità dinamica e una sensazione di azione nei suoi lavori.Rothko considera la prospettiva un espediente visivo che priva il dipinto del suo pieno impatto emotivo. Non vuole quadri stupendi alla vista, vuole quadri tattili, dotati di una presenza convincente perché esistono in uno spazio credibile, vale a dire essenzialmente tangibile.
Pur ammirando il rigore con cui gli artisti rinascimentali svilupparono e raffinarono l’uso della prospettiva lineare, Rothko ama la pittura quattrocentesca che non simula la profondità: è questa la pittura sensuale che restituisce appieno lo spazio e coinvolge l’intero corpo di chi guarda, non solo la vista, consentendo allo spettatore di prendere parte al mondo “reale”.
L'opera di Rothko è frequentemente e erroneamente associata al vuoto e le sue immagini iconiche all’evocazione del nulla. Ma questo apparente vuoto è già pieno di sussurri e ombre di ciò che è già accaduto e che è sempre pronto a riemergere.

Mark Rothko: Self-Portrait, 1936 olio su tela cm 81,9 × 65,4. Collezione Christopher Rothko
Mark Rothko (Marcus Rothkowitz) nasce a Dvinsk, Russia, nel 1903. All’età di dieci anni, emigra con la madre e la sorella negli Stati Uniti per raggiungere il padre e i fratelli a Portland. Dal 1921 al 1923 frequenta la Yale University, per trasferirsi successivamente a New York. Nel 1929 Rothko inizia a insegnare al Center Academy of the Brooklyn Jewish Center, incarico che ricoprirà per i successivi vent’anni. Nel 1935 è tra i fondatori del gruppo The Ten, con cui espone fino al 1940. Tra il 1936-1937 fa parte della divisione di pittura da cavalletto del W.P.A. Federal Art Project, dipingendo quadri per edifici governativi. Nel 1940 Mark Rothko fonda la Federation of Modern Painters and Sculptors.
Nei dipinti e acquerelli realizzati tra la fine degli anni Trenta e il 1946 è evidente l’interesse verso la mitologia greca, l’arte primitiva e la psicoanalisi. Influenzato dai pittori surrealisti, sperimenta la tecnica del disegno automatico, creando forme astratte con allusioni alla vita umana e animale. Opere di ispirazione surrealista sono esposte nel 1945 nella mostra personale presso Art of This Century, la galleria newyorkese di Peggy Guggenheim. Espone varie volte alla mostra annuale del Whitney Museum of American Art. Verso la fine degli anni Quaranta la sua pittura cambia in maniera sostanziale: abbandona la figurazione di matrice surrealista per dedicarsi a composizioni astratte che diventeranno la sua cifra stilistica. Tele di grandi dimensioni sono composte da campiture fluttuanti e sovrapposte di colore. Nel 1954 ha una personale all’Art Institute of Chicago mentre nel 1958 espone alla Biennale di Venezia. Nello stesso anno accetta la commissione di un ciclo di dipinti per il famoso ristorante newyorkese Four Seasons all’interno del Seagram Building. Rothko abbandonerà in seguito il progetto e le tele saranno poi donate alla Tate di Londra, con l’impegno che vengano esposte insieme in una sala separata. Espone al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris nel 1962 e al Guggenheim Museum di New York nel 1963.
Dal 1964 al 1967 Rothko lavora a un ciclo di dipinti commissionati dai collezionisti e mecenati Dominique e John de Menil per una cappella a Houston. La cappella, ora aconfessionale, ospita quattordici tele, corrispondenti alle stazioni della Via Crucis. Nel 1969 viene creata The Mark Rothko Foundation con l’obiettivo di fornire assistenza ad artisti disagiati. Gravemente malato, Mark Rothko si suicida nel suo studio a New York nel 1970.
Rothko a Firenze
Firenze, Palazzo Strozzi, 14 marzo - 23 agosto 2026