Rothko a Firenze: le sezioni speciali
L'itinerario di visita in luoghi emblematici
Le sezioni speciali, in particolare, allestite nelle celle affrescate da Beato Angelico al Museo di San Marco e nel vestibolo michelangiolesco della Biblioteca Medicea Laurenziana, restituiscono la profondità del legame che Rothko instaurò con Firenze durante i suoi viaggi del 1950, 1959 e 1966, un legame fatto di studio, confronto e contemplazione, maturato attraverso l’osservazione dell’architettura, della luce e della spiritualità della città.
Nel 1950 Mark Rothko aveva quarantasette anni e poteva finalmente permettersi il viaggio in Europa che aveva sognato per decenni. Trascorrendo gran parte del suo tempo in Italia, compì una visita a Firenze destinata a segnare una svolta nella sua carriera, qui poté entrare in un dialogo intenso con i maestri del Rinascimento – pittori, scultori e architetti – che aveva a lungo ammirato da lontano. Il convento di San Marco, tuttavia, lo colpì più di quanto potesse immaginare. Dopo aver dedicato alla visita gran parte del pomeriggio, vi rimase fino all’orario di chiusura e vi tornò il giorno successivo, profondamente toccato dai luminosi affreschi di Beato Angelico e dall’atmosfera devozionale tangibile che permea ciascuna cella e l’intero complesso conventuale. Vi sarebbe tornato nel 1966 per rinnovare quell’esperienza. Rothko avrebbe poi parlato del desiderio di realizzare piccole cappelle lungo le strade con un solo dipinto da contemplare. Senza dubbio l’esempio di Beato Angelico a San Marco contribuì a far nascere questa idea.La quiete meditativa degli affreschi di Beato Angelico al Museo di San Marco e la tensione spaziale del vestibolo della Biblioteca Laurenziana di Michelangelo riecheggiano nella ricerca di una pittura capace di esprimere i più profondi stati d’animo umani.
In cinque di questi ambienti intimi sono state collocate cinque opere di Rothko di piccolo formato, realizzate con tecniche diverse e appartenenti a periodi differenti, in dialogo diretto con cinque degli affreschi che tanto lo avevano ispirato (celle 1, 3, 4, 6, 7). Le scelte sono state guidate da affinità di colore, di materia e soprattutto di spirito. per favorire un dialogo profondo e spirituale tra i due artisti.
Davanti a quelle scene essenziali, prive di ogni spettacolarità ma pervase da una sobria modulazione tonale, Rothko riconosce una logica artistica straordinariamente affine alla propria, il cui significato si rivela solo attraverso la pazienza dello sguardo.

Rothko a Firenze, exhibition views, Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze, 2026
Mark Rothko visitò la Biblioteca Laurenziana con il celebre e monumentale Vestibolo di Michelangelo, nel 1950, quando era un pittore di mezza età che aveva scoperto solo da poco il proprio linguaggio stilistico distintivo. Fu immediatamente colpito dall’uso dello spazio da parte del maestro rinascimentale, dalla sua capacità di controllare completamente l’esperienza all’interno dell’ambiente e di modificare totalmente la percezione di chi vi entra. Quando nel 1958 accettò di decorare il ristorante Four Seasons nel Seagram Building di New York, immaginava proprio uno spazio capace di evocare la solennità dei refettori rinascimentali e mentre portava a termine questa monumentale serie di pannelli murali, avrebbe ricordato di aver aspirato a ottenere con quei murali lo stesso effetto che Michelangelo aveva creato nel Vestibolo: «Dopo aver lavorato per un po’, mi resi conto di essere stato influenzato, inconsciamente, dalle pareti del Vestibolo della Biblioteca Medicea a Firenze. [Michelangelo] è riuscito a ottenere proprio quella sensazione particolare che ricercavo: ha fatto sì che i visitatori abbiano l’impressione di essere imprigionati dentro una stanza in cui le porte e le finestre sono murate cosicché non resta loro che sbattere la testa contro il muro per l’eternità».
Il progetto, tuttavia, si trasformò in un atto di rottura. Dopo aver visitato il ristorante, lo giudicò troppo mondano e pretenzioso. Ritirò le opere, restituì il compenso e decise che quei dipinti non sarebbero diventati semplice ornamento per l’élite. Oggi possiamo percepire l’eco dell’esperienza fiorentina di Rothko alla Tate Modern di Londra e a Tokyo, dove ambienti dedicati ai suoi Seagram Murals avvolgono il visitatore in uno spazio unitario e totalizzante. Nel Vestibolo sono esposti due studi preparatori di Rothko per i pannelli Seagram. Sono collocati all’interno dello spazio drammaticamente chiuso che ispirò Rothko a crearne uno proprio. Altri studi sono esposti a Palazzo Strozzi.Se gli affreschi di Beato Angelico sono stati un modello di apertura contemplativa, la Biblioteca Laurenziana apre le porte alla percezione di quel peso esistenziale che lui stesso avrebbe evocato in seguito nelle tele più scure e circoscritte degli anni Sessanta.
Foto di copertina: Rothko a Firenze, exhibition views, Museo di San Marco, Firenze, 2026
Rothko a Firenze
Firenze, Palazzo Strozzi, 14 marzo - 23 agosto 2026