Rothko a Firenze

Dalla figurazione al periodo classico

Il percorso espositivo a Palazzo Strozzi si snoda cronologicamente permettendo di ripercorrere l’intera carriera di Rothko: dagli anni Trenta e Quaranta, caratterizzati da opere figurative e in dialogo con i linguaggi dell’Espressionismo e del Surrealismo, fino agli anni Cinquanta e Sessanta, che si distinguono per le celebri tele astratte create attraverso ampie campiture cromatiche capaci di coinvolgere profondamente lo spettatore attraverso un vocabolario intriso di spiritualità e poesia.

Mark Rothko non ebbe una formazione pittorica né in ambito scolastico né universitario. Si avvicina all’arte verso i venticinque anni, quando accompagna un amico a una lezione di disegno dal vero all’Art Students’ League di New York. Così, quasi per caso, ha inizio il suo legame con le arti visive, a cui si sarebbe dedicato con instancabile costanza per tutta la vita. Come altri pittori astratti della sua generazione inizia partendo dalla figurazione: nudi, scene urbane, nature morte, ritratti. Soggetti che evidenziano il profondo legame di Rothko con la storia e la tradizione artistica europea.

Le opere di formato più piccolo sono realizzate su tavole preparate con gesso, tecnica in uso sin dal Rinascimento, in particolare nell’ambiente fiorentino. La minuscola odalisca di Untitled (Woman Reclining on a Couch) richiama celebri esempi di Goya, Ingres e, in particolare, Matisse; mentre gli elementi architettonici di Interior (1936) sembrano rimandare a un tempio antico, a un mausoleo e alle celebri tombe medicee scolpite da Michelangelo in San Lorenzo a Firenze.

All’inizio degli anni Quaranta Rothko approda a uno stile neo-surrealista ispirato ai miti dell’antichità: dalla Grecia a Roma fino a Babilonia. Queste narrazioni offrono all’artista una chiave per accedere al mondo dell’inconscio e a stabilire un linguaggio universale con lo spettatore. Nascono così opere come Room in Karnak e Tiresias, cui l’artista lavora con straordinaria dedizione, che affrontano temi fondamentali dell’esperienza umana. In molti dipinti compaiono figure biomorfiche e creature primordiali, particolarmente frequenti anche negli acquerelli di questo periodo. Sono opere dai segni rapidi e dinamici che scompariranno quasi del tutto nei successivi “color-fields” (campiture di colore) quando la sua ricerca assumerà forme completamente nuove.


Mark Rothko: No. 3  No. 13, 1949 MoMA collection [Art Only]

I suoi dipinti, nebulosi, misteriosi, assurdi (c’è chi direbbe oscuri, torbidi, vuoti), forse ci sfidano a dare un senso a quanto vediamo attraverso la via alquanto indiretta delle sensazioni.

Intorno al 1946 Rothko compie una transizione relativamente rapida dal suo stile neosurrealista a opere che diventeranno note in seguito come Multiforms. Le figure degli anni precedenti si fanno progressivamente più astratte fino a dissolversi del tutto. Le opere del 1946-1947 possono apparire prive di forma, costituite da molteplici campiture irregolari dai colori intensi.
Se in queste prime astrazioni dominano i contrasti cromatici – cifra distintiva di Rothko – tra il 1948 e il 1949 la forma torna a svolgere un ruolo essenziale: le superfici si organizzano, si semplificano e la loro comunicazione diventa più diretta. I dipinti assumono qualità architettoniche, forse ispirate ai siti dell’antichità greco-romana che l’artista vedrà da lì a poco di persona. Entro la fine del 1949 Rothko dipinge ormai nel suo noto formato classico, di cui No. 3 / No. 13 (1949, MoMA di New York) costituisce un esempio precoce e particolarmente significativo.  

Negli anni Cinquanta Rothko sviluppa il vocabolario visivo che definirà la sua maturità artistica. Abbandonati soggetti mitologici e forme biomorfiche, concentra la sua ricerca su un nuovo linguaggio pittorico, ben esemplificato in Untitled (1952-1953, Guggenheim Museum di Bilbao), caratterizzato da due o tre rettangoli di colore che fluttuano e sembrano sospesi nello spazio della tela.
Nel 1950 viaggia in Europa, visita Venezia, Firenze e Roma. L’incontro con l’arte italiana, dagli affreschi di Giotto e di Beato Angelico alla Biblioteca Laurenziana progettata da Michelangelo, ebbe effetti destinati a protrarsi nel tempo. Il senso di equilibrio, dimensione e proporzione che percepisce nelle opere di questi maestri influenzerà profondamente la sua poetica, mentre prosegue nel linguaggio dell’astrazione.


Mark Rothko, Untitled, 1952-1953, Guggenheim Bilbao

L’incontro con Firenze rivela a Rothko una tradizione in cui pittura e architettura convergono in una dimensione contemplativa.

Nelle composizioni degli anni Cinquanta Rothko esplora come colore e luce possano generare un’esperienza emotiva diretta per chi osserva. La tavolozza si sposta dai gialli e dai rossi luminosi verso tonalità più profonde e attenuate. La stesura pittorica è morbida e atmosferica, costruita attraverso strati di colore sottili che permettono alla luce di affiorare dall’interno della superficie come si vede più tipicamente in No. 12, 1951, e Orange and Tan, 1954.

Tra la metà e la fine degli anni Cinquanta la tavolozza di Rothko si fa progressivamente più fredda e attenuata. I rossi accesi e i gialli luminosi degli anni precedenti cedono il posto a verdi e blu profondi, segnando l’inizio di una fase più introspettiva. Il colore sembra rivolgersi verso l’interno, dando vita a un’atmosfera di sospensione e di silenziosa riflessione.
In questi anni Rothko comincia a insegnare al Brooklyn College e intrattiene un fitto scambio epistolare con la curatrice Katharine Kuh, che nel 1954 lo invita a esporre all’Art Institute of Chicago. Dalle loro lettere emerge la convinzione dell’artista che i dipinti debbano parlare direttamente a chi osserva, senza il filtro dell’interpretazione critica. Tra il 1955 e il 1957 Rothko espone con maggiore frequenza negli Stati Uniti e, successivamente, in Europa, ottenendo un riconoscimento crescente, pur continuando a difendere con fermezza l’autonomia della propria visione. Le sue letture di Søren Kierkegaard e Sigmund Freud alimentano un’esplorazione più profonda delle dimensioni psicologiche del colore e dello spazio.

Foto di copertina: Mark Rothko, Untitled, 1944 

Rothko a Firenze
Firenze, Palazzo Strozzi, 14 marzo - 23 agosto 2026