Vincenzo Gemito, ritratto della moglie Anna

Ottocento alla GAM di Roma

La Storica dell’arte della Sovrintendenza Capitolina Arianna Angelelli, in questo video racconta il “Ritratto di Anna Gemito” (1886), busto femminile in terracotta che lo scultore Vincenzo Gemito (1852–1929) dedica alla moglie Anna Cutolo. 

Nel 1886, l’artista napoletano volle dar forma all’amata attraverso la sua mente e le sue mani, per renderla immortale in un busto a tuttotondo, con i capelli sciolti sulle spalle

Dietro quest’opera c’è infatti una struggente storia d’amore fra Gemito e quella che un tempo era stata la modella dell’amico Domenico Morelli (Domenico Morelli: Le tentazioni di Sant'Antonio). Gemito sposava Anna Cutolo nel 1882, ad un anno di distanza dalla morte di Mathilde Duffaud, sua precedente compagna. 

Nota come “Nannarella” o “Cosarella”, Anna diventa per Gemito modella di tante opere, sia sculture, sia disegni 

Uno dei pezzi più significativi ispirati dalla moglie è proprio questo bellissimo busto che l’artista esegue in più versioni, utilizzando materiali diversi.
Del busto esiste anche un disegno in collezione già Minozzi, forse una prima idea per l’opera, oppure, al contrario, una successiva traduzione grafica.


Vincenzo Gemito, Ritratto di Anna Gemito, 1886, terracotta, creta, Galleria d’Arte Moderna, Roma - © Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali - GAM

Oltre a questo disegno, gli esemplari più noti della scultura sono quello in bronzo conservato presso la “Galleria d’Arte Moderna” di Milano e quello in marmo della collezione già Minozzi a Napoli. Meno noto, è un quarto esemplare, firmato e datato “Gemito 1886”, già proprietà del collezionista Gabriele Consolazio, riprodotto nella monografia che il collezionista stesso scrive, nel 1951, dedicata allo scultore (Gabriele Consolazione, Vincenzo Gemito, Firenze 1951). 

Il busto era presente nelle due esposizioni dedicate alla collezione Consolazio tenutesi a Firenze nel 1946 e a Montecatini nel 1952

Da documenti esistenti nell’archivio del Governatorato questa versione in terracotta, forse la più suggestiva, risulta chiesta in prestito, nel 1932, per la Biennale veneziana, ma per ragioni imprecisate non viene esposta.
L’opera fu realizzata in terracotta, forse il materiale più confacente a Gemito; con esso, infatti, avvia le prime sperimentazioni, preferendolo al marmo. 

Il ritratto si colloca in un momento difficile della vita dell’artista preoccupato da due importanti incarichi ufficiali, per cui la sua mente dava segni di squilibrio

L’anno prima, nel 1885, aveva ricevuto la commissione, dal re Umberto I, per la “Statua di Carlo V” per la facciata della Reggia napoletana e per un gruppo neobarocco, il “Trionfo da Tavola”, destinato al Palazzo di Capodimonte
Risulta palese come in questa scultura pur trattandosi di un ritratto, l’artista aneli ad un recupero della statuaria antica, stilema evidente nella resa della capigliatura a larghe ciocche. Con la voluta rottura di un angolo della base, inoltre, presente anche nelle altre versioni dell’opera, Gemito contribuiva ad “antichizzare” il pezzo, suggerendo l’idea dell’oggetto di scavo appena riesumato.

FOTO DI COPERTINA
Vincenzo Gemito, Ritratto di Anna Gemito, 1886, terracotta, creta, Galleria d’Arte Moderna, Roma - © Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali - GAM