Manzù alla Tate Gallery di Londra

Una mostra nel 1960

Dopo essere partita da Monaco oltre un anno prima e aver toccato numerose città europee, tra cui Salisburgo, la grande mostra dedicata a Giacomo Manzù giunse alla Tate Gallery di Londra, dove rimase aperta fino al 6 novembre 1960. L’esposizione raccolse 57 bronzi di varie dimensioni e 62 disegni, provenienti da cinque collezioni private, tre pubbliche e dallo stesso artista, che concesse numerose opere. Le sale della South De Bean Gallery ospitarono così una delle più importanti rassegne britanniche dedicate allo scultore italiano.

Promossa e organizzata dall’Arts Council of Great Britain, la mostra confermò il crescente prestigio di Manzù nel Regno Unito, dove l’artista era già conosciuto grazie a precedenti esposizioni, tra cui una personale alla Hanover Gallery, e per opere già presenti in importanti istituzioni come la cattedrale di Westminster e la stessa Tate.
Determinante per la realizzazione dell’evento fu Gabriel White, direttore artistico dell’Arts Council, che in questo servizio sottolinea il valore universale dell’opera di Manzù:
 

Ritengo che Giacomo Manzù sia uno dei più importanti scultori della nostra epoca. La sua opera era già nota agli amatori d'arte britannici, sono però convinto che il più vasto pubblico inglese è ora in grado di capire e di godere l'arte di questo artista italiano, come è avvenuto di recente nel caso di Picasso. Un altro elemento di interesse risiede nel fatto che Manzù è uno degli artisti d'oggi che sono riusciti ad esprimere il sentimento religioso e le emozioni che esso suscita. Manzù ha saputo inoltre inserirsi nella tradizione, pur dimostrandosi nuovo ed originale.”
Gabriel White, direttore artistico dell’Arts Council


La stampa britannica accolse la mostra con giudizi generalmente favorevoli, riservando particolare apprezzamento agli studi per i bassorilievi destinati alla porta bronzea di San Pietro e alla porta della cattedrale di Salisburgo. Secondo il Times, Manzù si confermò un grande maestro, capace di affrontare temi universali con una forza espressiva profonda e accessibile, in un’epoca in cui molti artisti sembravano voler sfuggire alla realtà.