William Turner: quel ramo del Lago di Como

William Turner: quel ramo del Lago di Como

Gli artisti inglesi e la suggestione del paesaggio lariano

William Turner: quel ramo del Lago di Como
Acquerelli e dipinti di William Turner, l'esponente di maggior rilievo del Romanticismo inglese, sono al centro di una mostra che documenta l’importanza del tema del viaggio nella sua pratica artistica e si concentra sul paesaggio italiano. Il progetto espositivo Turner: l’incanto del lago di Como e del paesaggio italiano, curato da Elizabeth Brooke, ideato e organizzato dal Comune di Como e dalla Tate di Londra, una delle principali istituzioni britanniche dedicate all’arte, da cui provengono tutte le opere, è articolato nelle due diverse sedi di Palazzo del Broletto e della Pinacoteca civica.

Il percorso della mostra si apre idealmente al Broletto, il palazzo sede medievale del governo cittadino comasco, con una serie di sette preziosi acquerelli, che hanno come soggetto proprio Como e il suo lago. Turner rimase fortemente affascinato dal paesaggio lariano, così ricco di contrasti, caratterizzato da ripidi rilievi montuosi, ampie superfici d’acqua e rapide variazioni atmosferiche, che gli offrì l’opportunità di esplorare la morfologia, il clima, i riflessi e la luce come soggetti pittorici a sé stanti.

Questi lavori offrono una panoramica cronologica e stilistica dell’evoluzione pittorica di Turner: dagli schizzi realizzati nell’area di Como durante il primo viaggio in Italia nel 1819, che rivelano una grande attenzione ai punti di osservazione costieri e alla struttura topografica, ma lasciano già intravedere una precoce tensione interpretativa orientata verso l’atmosfera, piuttosto che alla registrazione puramente descrittiva del luogo, alle piccole composizioni per l’edizione illustrata del 1830 del poema Italy di Samuel Rogers, fino agli studi cromatici dedicati a Como eseguiti durante i soggiorni del 1842 e 1843. Questi ultimi pongono in primo piano la luce, il colore e la resa degli elementi naturali. Il paesaggio viene sempre più concepito non come una geografia fissa ma come un terreno mutevole, in cui architettura e natura tendono a dissolversi nell’ambiente.


Joseph Mallord William Turner: Lago di Como II (Un addio), per Italy di S. Rogers; © Tate 1826-1827 circa

L’allestimento è arricchito dalla proiezione di JMW Turner On the Wing, un film immersivo, prodotto da Tate Digital, con il supporto di Tate International Partnership, che ripercorre la vita e la carriera di Turner attraverso la lente della sua passione per i viaggi. La proiezione, attraverso interviste a curatori, conservatori, scrittori e storici, analizza alcune opere chiave di Turner e conduce lo spettatore nei luoghi che le hanno ispirate, dalle montagne del Galles alle Alpi svizzere, dalla nebbiosa campagna italiana alla costa inglese di Margate. On the Wing ricrea le immagini e le sonorità che hanno segnato l’esperienza dell’artista, influenzandone un approccio alla pittura profondamente innovativo e sperimentale.

La Pinacoteca civica, l’altra sede della rassegna, ospita una selezione mirata di quattro dipinti a olio che esemplificano il dialogo di Turner con i temi italiani e la progressiva trasformazione del paesaggio in visione poetica e simbolica. Le opere sono inserite in un percorso tematico che mette in primo piano il ricorso a riferimenti classici e letterari, l’indagine della luce come elemento insieme strutturale e metafisico e la progressiva tendenza, nella produzione della maturità, verso l’astrazione e la dissoluzione della forma nell’atmosfera.
In Pinacoteca, inoltre, nello spazio Campo quadro, una selezione di dipinti, stampe e mappe dell’Ottocento conservata nella collezione dei Musei civici di Como, permette di immergersi nella Como visitata da Turner. Ad esempio, nella Pianta guida della Città e Borghi del 1871, è citato nell’elenco degli alberghi il “Volta (già Dell’Angelo)”, dove aveva alloggiato lo stesso Turner, dalle cui finestre aveva dipinto l’attuale piazza Cavour, che allora ospitava il vecchio porto.


Joseph Mallord William Turner: Il ramo d’oro; © Tate esposto nel 1834

Unendo la prospettiva storica a quella contemporanea, il progetto espositivo affianca al percorso nelle atmosfere rarefatte di Turner, la mostra Jim Lambie e David Batchelor. Feeling Colour, un incontro con due affermati protagonisti della scena inglese dei nostri tempi. Sottolineando il costante interesse degli artisti per la luce, il colore, l'esperienza dei luoghi, il duplice appuntamento vuole illustrare il modo in cui queste tematiche vengono interpretate nelle diverse epoche, trovando risonanze sempre nuove nel luminoso paesaggio del Lago di Como.
L'esposizione, ospitata nell'ex chiesa di San Pietro in Atrio, anch'essa curata da Elizabeth Brooke con opere dalla collezione della Tate, esplora le valenze spaziali, percettive e culturali del colore nell’arte contemporanea, attraverso una grande installazione site-specific di Jim Lambie e una composizione scultorea di David Batchelor.

Jim Lambie (Glasgow, 1964) sviluppando un originale approccio che combina astrazione, cultura popolare e intervento architettonico, porta a Como Zobop, progetto avviato nel 1999 e tuttora in corso. Si tratta di un’opera site-specific costruita mediante l’applicazione manuale di nastro vinilico colorato, partendo dal perimetro di un ambiente e procedendo verso il centro, con bande sovrapposte, un tentativo, come afferma lo stesso Lambie, “di riempire un ambiente di ritmo, lasciandolo fisicamente libero”. Pur seguendo una serie coerente di regole formali – larghezze fisse, sovrapposizioni precise e progressione basata sul perimetro – la sequenza cromatica è determinata da un elemento di casualità. Questo equilibrio fra struttura e fluidità colloca Zobop nella tradizione della process art e della pratica post-minimalista.

David Batchelor (Dundee, 1955), artista e teorico del colore, a partire dagli anni Novanta si concentra sempre di più sulle sculture, spesso realizzate utilizzando materiali di scarto e di recupero. Le sue creazioni attingono direttamente al linguaggio visivo della città, alterando lo status dei materiali come insegne di negozi, neon pubblicitari, segnali stradali e illuminazione architettonica, e inserendoli in un contesto museale.
Nell’ambiente della ex chiesa di San Pietro in Atrio, l’opera di Batchelor - I Love King’s Cross and King’s Cross Loves Me, 8 - è parte della serie Monochromobiles, in cui materiali urbani di uso quotidiano vengono trasformati in vivaci composizioni scultoree. Oggetti industriali di recupero, come carrelli e telai metallici, sono combinati con lastre di acrilico colorate e superfici dipinte, elevando strutture funzionali al rango di audaci composizioni di colore e forma.
Il titolo fa riferimento a King’s Cross, nome della storica stazione ferroviaria e del quartiere circostante, nel centro di Londra e suggerisce uno scambio tra individuo e luogo, alludendo al modo in cui la stazione e le sue strade si integrano nei ritmi quotidiani della metropoli.  

Foto di copertina: Joseph Mallord William Turner, Lago di Como da Menaggio, guardando verso Bellagio; © Tate 1819 

TURNER. L’incanto del lago di Como e del paesaggio italiano
Como, Palazzo del Broletto e Pinacoteca Civica di Como 
29 maggio - 27 settembre 2026
FEELING COLOUR. Jim Lambie e David Batchelor
Como, San Pietro in Atrio 
29 maggio - 27 settembre 2026