Vasari e Roma
L'inventore della "Maniera Moderna" ai Musei Capitolini
Il dialogo tra Giorgio Vasari (Arezzo 1511 - Firenze 1574) e la Città Eterna rivive ai Musei Capitolini, presso Palazzo Caffarelli, con la mostra Vasari e Roma, un’esposizione, a cura di Alessandra Baroni, che celebra il maestro aretino come protagonista della scena culturale romana, luogo determinante per la sua formazione, per la maturazione della sua visione artistica e per lo sviluppo della sua carriera.
Il percorso espositivo ricostruisce le tappe del rapporto tra Vasari e Roma attraverso i suoi soggiorni nella capitale pontificia, restituendo la ricchezza e la complessità della sua figura poliedrica di pittore, architetto e biografo.
Nella capitale l’artista stabilì un confronto diretto con l’arte antica e con i grandi modelli della modernità, in particolare Raffaello Sanzio e Michelangelo Buonarroti e consolidò i contatti con influenti personalità della cultura e della politica del tempo, come il banchiere fiorentino Bindo Altoviti e il collezionista Paolo Giovio, che favorirono il suo inserimento nei più prestigiosi ambienti romani. Profondamente immerso nelle dinamiche culturali e politiche del suo tempo, Vasari trasforma l’esperienza romana in un passaggio decisivo della propria vicenda creativa e intellettuale per divenire interprete assoluto delle maggiori imprese decorative monumentali della ‘Maniera Moderna’ caratterizzate dallo stretto connubio tra architettura, pittura e scultura.

Giorgio Vasari: Ritratto di gentiluomo,1540–1550 ca. olio su tavola, cm 88 × 64 Genova, Musei di Strada Nuova – Palazzo Bianco
Di particolare rilievo sono inoltre due capolavori provenienti dal Monastero di Camaldoli, nel Casentino: la Natività del 1538, celebre come “Notte di Camaldoli”, raffinata opera giovanile dipinta “alla fiamminga”, e l’Orazione nell’Orto del 1571, intensa testimonianza della fase conclusiva della carriera dell’artista. Completa il percorso un importante prestito del Museo ungherese Móra Ferenc di Szeged: l’Annunciazione (1570–1571), un tempo nella Cappella di S. Michele in Vaticano.
Le quattro sezioni della mostra seguono la cronologia dei soggiorni vasariani a Roma: Vasari a Roma nel 1532 e nel 1538: lo studio dall’antico e da Raffaello; Alla corte del cardinale Alessandro Farnese: la sala dei Cento Giorni e gli artisti ‘forestieri’ (1542-1546); Il ‘cantiere’ delle Vite - Vasari e Michelangelo e i lavori per papa Giulio III Ciocchi Del Monte (1550-1555); Vasari in Vaticano: le cappelle per Pio V e la Sala Regia (1570-1572), opere per le quali il papa gli conferì l’onorificenza dello “spron d’oro” che spicca sul petto di Vasari nel ritratto degli Uffizi di Giovanni Stradano.

Installation View: Vasari e Roma, Ph WPS
Il racconto prende avvio dal primo soggiorno romano di Vasari, giunto in città nel gennaio del 1532 al seguito del cardinale Ippolito de' Medici. Il giovane artista trova una città cosmopolita, ancora segnata dalle ferite del Sacco del 1527, ma animata da una straordinaria vitalità culturale. Qui confluiscono artisti e intellettuali da tutta Europa, attratti dalle meraviglie dell’antichità e dai capolavori moderni come le Stanze di Raffaello e la Cappella Sistina.
Negli anni successivi, grazie anche alla protezione di importanti mecenati e pontefici – tra cui Paolo III, Giulio III e Pio V – la presenza di Vasari si consolida, accompagnando l’ascesa di una carriera che lo porterà a diventare uno degli artisti più influenti del suo tempo.
Tra i momenti più significativi di questo rapporto con la città vi sono i grandi cantieri romani, dalle decorazioni della Cancelleria fino ai lavori in Vaticano culminati nella decorazione della Sala Regia, realizzata nel 1572 sotto il pontificato di Gregorio XIII, con la collaborazione di Lorenzo Sabatini e Denijs Calvaert.
Foto di copertina: Installation View: Vasari e Roma, Ph WPS
Vasari e Roma
Musei Capitolini, Roma 20 marzo - 19 luglio 2026
Per Giorgio Vasari Roma fu l’epicentro di una formazione artistica elevata, ma anche il terreno fertile su cui è germogliata la cultura umanistica, letteraria e collezionistica alla base della sua opera maggiormente nota: Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, il primo vero trattato artistico cinquecentesco – dopo le “lettere” di Pietro Aretino –, che vide la luce per la prima volta nel 1550.Non rimase cosa notabile allora in Roma […] la quale in mia gioventù non disegnassi; e non solo di pitture, ma anche di sculture e architetture, antiche e moderne.
Giorgio Vasari (Viaggio romano, 1538)
Il percorso espositivo ricostruisce le tappe del rapporto tra Vasari e Roma attraverso i suoi soggiorni nella capitale pontificia, restituendo la ricchezza e la complessità della sua figura poliedrica di pittore, architetto e biografo.
Nella capitale l’artista stabilì un confronto diretto con l’arte antica e con i grandi modelli della modernità, in particolare Raffaello Sanzio e Michelangelo Buonarroti e consolidò i contatti con influenti personalità della cultura e della politica del tempo, come il banchiere fiorentino Bindo Altoviti e il collezionista Paolo Giovio, che favorirono il suo inserimento nei più prestigiosi ambienti romani. Profondamente immerso nelle dinamiche culturali e politiche del suo tempo, Vasari trasforma l’esperienza romana in un passaggio decisivo della propria vicenda creativa e intellettuale per divenire interprete assoluto delle maggiori imprese decorative monumentali della ‘Maniera Moderna’ caratterizzate dallo stretto connubio tra architettura, pittura e scultura.

Giorgio Vasari: Ritratto di gentiluomo,1540–1550 ca. olio su tavola, cm 88 × 64 Genova, Musei di Strada Nuova – Palazzo Bianco
In mostra oltre settanta opere tra disegni, stampe, incisioni, lettere, medaglie, sculture e dipinti, di cui sedici autografi insieme a sette disegni. Tra questi spiccano la Resurrezione realizzata insieme a Raffaellino del Colle (1545 ca., Museo e Real Bosco di Capodimonte), la Resurrezione di Cristo del 1550 (Pinacoteca Nazionale di Siena) e il Ritratto di gentiluomo conservato nei Musei di Strada Nuova - Palazzo Bianco di Genova.Giorgio Vasari era come ubriacato dalla bellezza antica della città, ma anche dalla vivacità culturale e multietnica dell'urbe, plasmata dai tanti forestieri che l’attraversavano come modello supremo di un’idea di classicità.
Di particolare rilievo sono inoltre due capolavori provenienti dal Monastero di Camaldoli, nel Casentino: la Natività del 1538, celebre come “Notte di Camaldoli”, raffinata opera giovanile dipinta “alla fiamminga”, e l’Orazione nell’Orto del 1571, intensa testimonianza della fase conclusiva della carriera dell’artista. Completa il percorso un importante prestito del Museo ungherese Móra Ferenc di Szeged: l’Annunciazione (1570–1571), un tempo nella Cappella di S. Michele in Vaticano.
Le quattro sezioni della mostra seguono la cronologia dei soggiorni vasariani a Roma: Vasari a Roma nel 1532 e nel 1538: lo studio dall’antico e da Raffaello; Alla corte del cardinale Alessandro Farnese: la sala dei Cento Giorni e gli artisti ‘forestieri’ (1542-1546); Il ‘cantiere’ delle Vite - Vasari e Michelangelo e i lavori per papa Giulio III Ciocchi Del Monte (1550-1555); Vasari in Vaticano: le cappelle per Pio V e la Sala Regia (1570-1572), opere per le quali il papa gli conferì l’onorificenza dello “spron d’oro” che spicca sul petto di Vasari nel ritratto degli Uffizi di Giovanni Stradano.

Installation View: Vasari e Roma, Ph WPS
Il racconto prende avvio dal primo soggiorno romano di Vasari, giunto in città nel gennaio del 1532 al seguito del cardinale Ippolito de' Medici. Il giovane artista trova una città cosmopolita, ancora segnata dalle ferite del Sacco del 1527, ma animata da una straordinaria vitalità culturale. Qui confluiscono artisti e intellettuali da tutta Europa, attratti dalle meraviglie dell’antichità e dai capolavori moderni come le Stanze di Raffaello e la Cappella Sistina.
Negli anni successivi, grazie anche alla protezione di importanti mecenati e pontefici – tra cui Paolo III, Giulio III e Pio V – la presenza di Vasari si consolida, accompagnando l’ascesa di una carriera che lo porterà a diventare uno degli artisti più influenti del suo tempo.
Tra i momenti più significativi di questo rapporto con la città vi sono i grandi cantieri romani, dalle decorazioni della Cancelleria fino ai lavori in Vaticano culminati nella decorazione della Sala Regia, realizzata nel 1572 sotto il pontificato di Gregorio XIII, con la collaborazione di Lorenzo Sabatini e Denijs Calvaert.
Foto di copertina: Installation View: Vasari e Roma, Ph WPS
Vasari e Roma
Musei Capitolini, Roma 20 marzo - 19 luglio 2026