Fondazione Luigi Rovati

Un viaggio nel tempo dell'arte: dall'antichità al XXI secolo

La Fondazione Luigi Rovati ha aperto il Museo d’arte nel settembre 2022: due piani espositivi che si estendono per oltre ottocentocinquanta metri quadrati, più di duecentocinquanta opere che portano il visitatore dal mondo dell’arte etrusca a quello dell’arte contemporanea, per un dialogo senza fine tra passato e presente. 
La sede è in uno storico palazzo milanese, oggetto di una profonda trasformazione in linea con l’esigenza della Fondazione di creare uno spazio dedicato alla promozione della ricerca, dello studio, della conservazione e dell’esposizione del proprio patrimonio materiale e immateriale.
In continuità con la visione di Luigi Rovati (1928 - 2019), scienziato, imprenditore, appassionato di storia e archeologia, la Fondazione esprime un approccio aperto alla sperimentazione, all'ibridazione dei saperi, all'assorbimento di modelli innovativi da contesti internazionali. Il risultato è un museo che rifiuta la logica del contenitore neutro. Gli spazi architettonici, i reperti, le opere contemporanee partecipano tutti alla narrazione, non come elementi distinti, ma come parti di un'unica esperienza. 

La trasformazione del palazzo è stata affidata allo studio MCA – Mario Cucinella Architects, con il mandato di creare uno spazio museale moderno senza cancellare la memoria dell'edificio. Il progetto ha ottenuto il Compasso d'Oro ADI 2024 nella categoria Exhibition design, un riconoscimento che ne certifica la qualità progettuale a livello internazionale.
L'intervento più radicale riguarda il piano ipogeo, ampliato sotto il giardino per ospitare la ricca e importante collezione etrusca. Un ambiente ispirato ad alcune delle poche architetture etrusche rimaste intatte, le Tombe di Cerveteri, composto da tre sale circolari e una grande ellittica sormontate da cupole, completamente avvolto da ventiquattromila conci di pietra. Dalle cupole alla grande sala ellissoidale i reperti esposti illustrano gli aspetti salienti della vita quotidiana degli Etruschi, dai guerrieri al rapporto con la natura, dalla bellezza delle creazioni di oreficeria all’incontro con le divinita.
Al piano nobile, invece, gli ambienti ottocenteschi progettati da Filippo Perego sono stati recuperati e restaurati: boiserie, porte dorate, camini in marmo, specchiere settecentesche. Un restauro che non congela il passato ma lo riattiva, trasformandolo in sfondo per un confronto serrato tra archeologia e arte contemporanea.

È un luogo nuovo, nello stesso tempo antico e contemporaneo, e si assume la responsabilità di comunicare l’arte in una visione di continuità
con la nostra storia. È un’architettura recuperata e nello stesso tempo un’architettura nuova. In questo equilibrio tra passato e futuro ritroviamo il nostro tempo presente.


Fondazione Luigi Rovati: piano nobile, Sala con le opere di Luigi Ontani

La collezione di antichità della Fondazione Luigi Rovati si inserisce nel panorama di un consolidato collezionismo etrusco milanese. La raccolta conta circa cinquemila reperti, prevalentemente etruschi e italici. Il primo nucleo è la collezione CA, con oltre settecento esemplari di vasellame in ceramica d'impasto e bucchero. A questa si aggiunge la raccolta Cambi, che riunisce frammenti di collezioni etrusche note dal XVIII e XIX secolo, uno spaccato sulla storia del collezionismo archeologico dell'Etruria centrale. Infine, sono state acquisite altre collezioni e singoli reperti, acquisiti da privati o presso aste e gallerie specializzate, che conferiscono carattere eterogeneo a una raccolta in cui spiccano capolavori come la statua a grandezza quasi naturale di Ercole in terracotta (V–IV sec. a.C.), che conserva tracce della policromia originale, il Cippo a colonnetta figurato in marmo (prima metà II sec. a.C.), già descritto da Thomas Dempster nel De Etruria Regali del 1723, il Canopo di Chiusi (inizio VI sec. a.C.), un'urna funeraria in ceramica d'impasto, osso e bronzo.

La collezione non è statica. Prestiti a lungo termine, comodati da istituzioni esterne, nuove acquisizioni si inseriscono nel percorso permanente a testimoniare la fitta rete di relazioni intessute dalla Fondazione. L'allestimento evolve nel tempo offrendo prospettive sempre diverse, un contesto dove gli oggetti artistici sono accostati in base al loro tema e alle emozioni che possono trasmettere, piuttosto che seguendo i tradizionali criteri cronologici. 
Nella Sala Azzurra, The Etruscan Scene: Female Ritual Dance (1985) di Andy Warhol dialoga con i disegni di Augusto Guido Gatti e con i buccheri nelle vetrine. I sette frammenti pittorici etruschi (VI–V sec. a.C.), testimonianze di pittura funeraria etrusca mai esposte prima, illuminano la dinamica del banchetto antico e il dipinto di Warhol ne amplifica la risonanza contemporanea.
Al piano ipogeo, nelle teche triangolari in cristallo, grandi vasi, ex voto, antefisse e piccoli bronzi etruschi convivono con opere di Lucio Fontana e Arturo Martini. Non c'è didascalismo, non c'è gerarchia: solo un continuo rimando visivo e concettuale.


Fondazione Luigi Rovati: piano ipogeo, Canopo, VII secolo a. C.

La Fondazione ha commissionato opere pensate specificamente per gli spazi del museo. Giulio Paolini firma Era finora (Calchi in gesso, matita e matita rossa su parete, collage, 2021), un'installazione il cui titolo condensa l'intera poetica del luogo: la continuità del tempo, l'incontro senza fine tra passato e presente.
Luigi Ontani, dopo un viaggio tra Cerveteri, necropoli, musei e libri, ha realizzato sei grandi acquerelli che decorano le sale del piano nobile. Le pareti magenta, scelte dall'artista stesso, fanno da sfondo a figure ibride ispirate a miti etruschi, indiani e classici.
Altre opere di Marianna Kennedy, Francesco Simeti e Diego Cibelli abitano gli spazi del museo, mentre una ceramica dipinta di Pablo Picasso (Deux Femmes Allongées, 1950) testimonia la continuità di una ricerca formale che attraversa i secoli.

Le diverse componenti dell’allestimento hanno l’obiettivo di creare un continuum narrativo nel dialogo per opposizioni o contiguità fra antico e contemporaneo, dal piano ipogeo al piano nobile. Gli spazi architettonici, come i reperti e le opere, nella continua variazione di forme, luce e colori, non sono contenitori ma parti dell’esperienza della visita.

Fondazione Luigi Rovati: piano nobile, Sala con Cippo a colonnetta figurato, prima metà II sec. a. C. 

La Fondazione definisce il proprio spazio un Museo Gentile: un luogo che sviluppa funzioni di servizio con attenzione all'educazione, alla formazione e alla ricerca per pubblici diversi. Progetti specifici accolgono persone con fragilità e necessità particolari, offrendo esperienze diversificate di fruizione.
Il museo non si isola dalla città, ma si integra nel tessuto urbano con l'obiettivo di valorizzare l'impatto economico e sociale. Si propone come nodo di relazioni nei network culturali, scientifici ed economici, nazionali e internazionali, e come centro di studio sperimentale sul rapporto tra cultura e benessere.

Oltre agli ottocentocinquanta metri quadrati di percorso espositivo permanente, il museo dispone di spazi dedicati a progetti temporanei: lo Spazio Bianco al primo piano e il Padiglione nel giardino. Ogni mostra temporanea si innesta nel percorso permanente, offrendo al pubblico un'esperienza di visita sempre rinnovata.
Al secondo piano, una sala studio permette di consultare i volumi della Biblioteca della Fondazione (la cui sede principale è a Monza). Il secondo piano interrato, invece, accoglie l'intera Collezione di studio, uno spazio riservato a esperti e ricercatori, dove la ricerca prosegue lontano dagli occhi del pubblico ma in continuità con la missione del museo.