Porte aperte all'Istituto Centrale di Restauro

"Restauro in scena" con Alessandro Preziosi

In tre appuntamenti di giugno 2026, si è svolto l’evento “Restauro in scena. Arte, scienza, meraviglia” presso l’Istituto Centrale di Restauro di Roma, ubicato nel complesso monumentale di San Michele a Ripa Grande, un organismo architettonico stratificato che riflette la complessità delle attività ospitate e rappresenta esso stesso un esempio di tutela e rivisitazione del patrimonio storico.
Nell’occasione Rai Cultura ha intervistato il direttore Luigi Oliva (architetto), la responsabile comunicazione ICR Francesca Romana Liserre (architetto), la responsabile del laboratorio lapidei Federica Giacomini (anche Direttrice della Scuola di Alta Formazione e Studio ICR) e l’attore Alessandro Preziosi che ha intrattenuto il pubblico delle tre serate con un monologo teatrale. 

Lo spettacolo si è svolto nella suggestiva Sala Brandi, uno spazio progettato da Ferdinando Fuga per svolgere la funzione di Carcere femminile e minorile

L’ampio salone balconato su tre piani ha ispirato l’incipit del monologo di Preziosi che ha ricordato come un luogo di sofferenza e recupero è oggi la sede del più importante “ospedale dell’arte”. 
Scritto con Tommaso Mattei e ispirato ai temi e alla storia dell’Istituto, l’intervento di Preziosi ha dato voce a momenti anche drammatici del nostro grande patrimonio artistico, a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, passando per l’alluvione di Firenze del 1966. Il racconto appassionato dell’attore termina con la considerazione che solo grazie ai molti studiosi e tecnici attenti alla cura delle opere d’arte, persone di cui nessuno ricorda il nome, oggi possiamo fruire della loro immensa testimonianza estetica e culturale.

L’Istituto Centrale per il Restauro fu voluto da Cesare Brandi e Giulio Carlo Argan nel 1939

Brandi, che fu il primo Direttore fino al 1959, mise a punto, sviluppò e attuò un modello pionieristico di struttura pubblica per unificare a livello nazionale le metodologie del restauro su opere d’arte e reperti archeologici, superando così il tradizionale concetto di “restauro empirico”, fino ad allora condotto per lo più da artisti. 
Con Brandi si definivano principi metodologici chiari e tutt’oggi in voga, inserendo a pieno titolo il restauro nel campo critico delle discipline storiche e non più semplicemente in quello artistico o tecnico. In quest’ottica, l’urgenza di ricondurre il restauro su un terreno multidisciplinare, nel quale all’iter progettuale dell’intervento concorrono storici dell’arte, archeologi e restauratori con l’indispensabile supporto dei laboratori scientifici, oggi l’Istituto ha riconosciuto anche la necessità di far conoscere le sue pratiche ad un pubblico esterno, come fa notare la dottoressa Liserre che ha organizzato un’efficace campagna social

In via straordinaria, “Restauro in scena” apre le porte dell’Istituto con visite guidate nei laboratori ICR per trasmettere la conoscenza di un mondo fino a ieri esclusivo per addetti ai lavori

L’organizzazione operativa dell’Istituto, come già organizzata da Brandi, si articola in una rete di ben dodici laboratori specializzati nelle diverse tipologie di materiali: dipinti murali, su tela, tavola, scultura lignea, materiali lapidei, tessili, organici da scavo storico, cuoio, mosaici e stucchi, ceramica e vetro, metalli e leghe, carta e pergamena, nonché arte contemporanea. Accanto a questi operano laboratori scientifici di chimica, fisica e biologia, nei quali vengono condotte indagini diagnostiche, analisi dei materiali e studi sui processi di degrado. 
Le attività si sviluppano attraverso fasi integrate di studio storico-critico, indagine diagnostica, progettazione dell’intervento e monitoraggio conservativo. Il lavoro nei laboratori è caratterizzato da un confronto costante tra restauratori, storici dell’arte, archeologi, architetti e specialisti delle discipline scientifiche (chimici, biologi, geologi, fisici), configurando il restauro come processo collettivo fondato sulla responsabilità condivisa. 
L’evoluzione del patrimonio culturale ha determinato nel tempo l’istituzione di laboratori dedicati a nuove tipologie di beni, come l’arte contemporanea e il patrimonio archeologico sommerso, ambiti che richiedono metodologie specifiche e un continuo aggiornamento degli strumenti di intervento.

Nel corso della sua storia l’Istituto ha operato su numerosi complessi monumentali e opere di rilevanza nazionale e internazionale

Luoghi storici di azione dell’ICR sono la “Basilica di San Francesco” ad Assisi, la “Cappella degli Scrovegni” a Padova, le pitture delle “Tombe etrusche” di Tarquinia, nonché il contributo metodologico alla conservazione delle pitture della “Domus Aurea”. 
Nel campo della scultura monumentale l’Istituto ha svolto un ruolo centrale nella conservazione dei “Bronzi di Riace” e del “Satiro danzante” di Mazara del Vallo, oltre a partecipare alla definizione delle politiche conservative relative al gruppo equestre del “Marco Aurelio” e alla realizzazione materiale del restauro. Interventi e studi hanno riguardato, inoltre, opere di maestri quali Giovanni Pisano, Antonello da Messina, Mantegna, Raffaello, Lorenzo Lotto, Tiziano, Caravaggio, Guercino e molti altri. 

Tra gli interventi più recenti si colloca il restauro dello “Stendardo” di Raffaello, preparato per esposizioni internazionali

L’Istituto ha inoltre operato su cantieri complessi in contesti archeologici e monumentali, inclusi interventi sui mosaici delle ville marittime di Baia e attività di conservazione del patrimonio archeologico sommerso. 
L’ICR svolge inoltre attività di collaborazione con il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, contribuendo allo studio, alla conservazione e alla restituzione di opere recuperate a seguito di traffici illeciti.

La città di Roma per l’Istituto costituisce uno dei principali ambiti di intervento confermando il suo ruolo nella conservazione del patrimonio urbano e nella sperimentazione di metodologie applicabili a contesti monumentali complessi

Oltre alla "Domus Aurea", si annoverano le indagini diagnostiche sui dipinti di Caravaggio nella chiesa di “San Luigi dei Francesi”, lo studio e il restauro della “Fontana dei Fiumi” di Gian Lorenzo Bernini e di quella “Trevi” di Nicola Salvi, tutti momenti che hanno consentito di approfondire il processo ideativo delle opere, evidenziando il ruolo del restauro come strumento di conoscenza storica. 
Interventi più recenti riguardano il complesso monumentale di “Villa Silvestri Rivaldi” nell’area dei Fori Imperiali e il restauro dei cicli pittorici altomedievali della “Basilica di Santa Prassede”. 

La “Scuola di Alta Formazione e Studio dell’Istituto”, la prima al mondo che nel 2026 compie 85 anni di attività ininterrotta, costituisce uno degli elementi fondativi della sua identità

La formazione dei restauratori rappresenta da sempre uno degli obiettivi principali dell’ICR, fin dalla sua nascita. Il percorso formativo quinquennale integra insegnamenti umanistici, scientifici e tecnici con attività di laboratorio e partecipazione diretta ai cantieri di restauro. 
L’accesso avviene tramite concorso pubblico e il diploma rilasciato, con la riforma del 2011, è equipollente alla Laurea Magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali
La formazione è concepita come parte integrante della tutela, in quanto garantisce la continuità delle competenze necessarie alla conservazione del patrimonio. 
Storicamente radicata nella sede di Roma, l’attività formativa si articola anche nella sede di Matera, istituita nel 2015, contribuendo alla diffusione delle metodologie italiane nel campo della conservazione.

In accordo con la normativa, i corsi sono oggi suddivisi in molteplici indirizzi di studio sulla base delle diverse tipologie di manufatti

La didattica è articolata in lezioni teoriche, attività di laboratorio e cantiere, analisi e sviluppo applicativo dei casi e comporta l’acquisizione di competenze interdisciplinari che includono i tre pilastri su cui si fonda l’attività di restauro: la componente umanistica e storico-critica, la componente scientifica e l’attività pratica sulle opere. A quest’ultima, parte essenziale e peculiare della professione del Restauratore di beni culturali, sono dedicate molte ore di insegnamento, sia nei laboratori dell’Istituto, sia nei cantieri estivi, svolti presso musei, parchi archeologici, chiese, edifici pubblici, tutti di rilevanza nazionale, grazie alla fitta rete di rapporti e scambi istituzionali che l’Istituto intrattiene da sempre non solo con gli uffici del Ministero della Cultura, quali Soprintendenze e Musei, ma anche con enti italiani e stranieri. 
Il successo del modello formativo dell’ICR è attestato oggi dalle numerose richieste di supporto provenienti da paesi stranieri che si affacciano ora al mondo della conservazione, e auspicano la fondazione di scuole di formazione per restauratori ispirate e guidate dalla Scuola romana.

FOTO DI COPERTINA
Laboratorio dipinti su tavola