La necropoli di Castel Sozzio

La necropoli di Castel Sozzio

A Civitella d'Agliano riaffiora la storia di una comunità altomedievale

La necropoli di Castel Sozzio
Centotrentacinque tombe, oltre duecento individui, con un numero significativo di “stranieri” a testimonianza di una comunità eterogenea, scheletri perfettamente conservati di adulti, bambini, neonati, reperti rari quest’ultimi, perché più deperibili e difficili da rintracciare.
Riaffiorano tracce consistenti di una storia ancora in gran parte sconosciuta dalla necropoli di Castel Sozzio, un sito archeologico situato a Civitella d'Agliano (Viterbo) risalente al periodo tardo-antico e altomedievale, oggetto di prime campagne di scavo nel 1997 e nel 1998. Le attività di ricerca sono state riprese, dopo oltre vent'anni, nel 2020, sotto l’egida della Sapienza Università di Roma, con la direzione della prof.ssa Emanuela Borgia del Dipartimento di Scienze dell’Antichità, grazie alla Concessione di Scavo rilasciata dal Ministero della Cultura in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l'Etruria meridionale e il Comune di Civitella d'Agliano.

Il progetto è condotto da un gruppo di ricerca multidisciplinare che vede la collaborazione di studiosi con diverse competenze (archeologia, topografia, storia antica, storia dell’arte, antropologia, paleopatologia, paleonutrizione, paleoambiente, archeometria) al fine di conseguire risultati in linea con le nuove tecnologie applicate alla ricerca archeologica. Oltre a coinvolgere specialisti, lo scavo ha assunto fin dall’inizio un carattere didattico e ogni anno numerosi studenti partecipano alle attività sul campo e all’elaborazione dei dati nell’ambito della loro formazione curriculare e della loro crescita professionale.


Castel Sozzio: Lo scavo di una sepoltura

Il sito di Castel Sozzio è costituito da un’estesa necropoli collegata a una villa romana che, nell’Alto Medioevo (V-IX secolo), fu verosimilmente trasformata in un villaggio. Il sito fu abitato in una fase storica compresa tra gli ultimi secoli dell’Impero Romano d’Occidente, la sua caduta e l’avvento delle popolazioni straniere, prima i Goti, poi i Longobardi. Negli anni 535-553 d.C. la guerra detta greco-gotica vide i Bizantini di Costantinopoli, sotto l’imperatore Giustiniano, contrapporsi ai Goti per riconquistare Roma: Castel Sozzio si trova in una zona di confine tra la sfera di influenza bizantina e quella gotica e ricade assai probabilmente nel territorio gotico. Non è noto il toponimo antico, mentre nella documentazione di archivio a partire dal XV secolo compare il nome Castellum Soty o Castrum Sotium riferito all’edificio arroccato sulla collina a sud della necropoli.


Castel Sozzio: Sovrapposizione di due sepolture a fossa ai lati di una tomba a cappuccina

La necropoli riveste particolare importanza per la sua ubicazione, nella media valle del Tevere, dove attualmente non sono noti altri cimiteri comparabili per estensione. 
Caratteristica del sito è la stratificazione, la persistenza di tombe di epoche diverse che si sovrappongono l'una sull'altra, o si affiancano, senza distruggere le precedenti sepolture, con una continuità di uso che va dalla tarda età imperiale romana al IX-X secolo. Le centotrentacinque tombe scavate fino ad oggi, alcune a sepoltura multipla (per un totale di duecentoquarantacinque individui) sono di tre tipi differenti: a cappuccina – ossia costruite con tegole sul fondo e a doppio spiovente a coprire il defunto – a cassa litica con pareti e copertura in pietra (tufo, peperino, travertino) e a fossa terragna. 
Le sepolture presentano prevalentemente un orientamento ovest - est, secondo uno schema diffuso nel primo cristianesimo che ha radici profonde nella simbologia religiosa e risponde a una precisa volontà di legare il defunto al ciclo del sole e alla vita eterna.  


Castel Sozzio: Tomba privilegiata al centro della necropoli

Lo stato dei resti scheletrici consente, quasi sempre, di definire il sesso e l’età dei defunti. Ulteriori analisi più specifiche consentono di riconoscere le patologie, la paleodieta, la mobilità e di individuare i rapporti familiari tramite il DNA antico. 
Tra i ritrovamenti più interessanti, effettuato nel 2024, spicca la sepoltura di un uomo la cui altezza sfiorava i due metri. La sua tomba sovrastante altre, era circondata, da ben otto altre sepolture. Le indagini sullo scheletro hanno rivelato la provenienza dal nord Italia, presumibilmente dall'area della Pianura Padana. Vicino al piede sinistro è stato rinvenuto un pettine di osso, elemento riconducibile alle lunghe capigliature tipiche degli uomini longobardi.
Altre sepolture ritrovate nel 2026 raccontano di giovani donne morte durante il parto, oppure di pratiche chirurgiche come la trapanazione del cranio a scopi terapeutici. 


Castel Sozzio: Tomba a fossa di bambino

Un ulteriore elemento di interesse rilevato durante la campagna di scavi del 2025, riguarda l'individuazione di una fornace romana (II-III sec. d.C.) precedente alla necropoli, probabilmente finalizzata alla produzione di laterizi (mattoni e tegole). Si tratta di una scoperta molto importante perché conferma che, nelle vicinanze della villa romana, si trovava un sito di produzione come attestano spesso le fonti antiche. La fornace verrà scavata nella campagna del 2027

La prosecuzione della ricerca a Castel Sozzio fornirà nuovi dati non solo sugli aspetti topografici e archeologici, ma anche sulle condizioni socio-economiche, sullo stato di salute e lo stile di vita della popolazione della regione in un vasto arco di tempo. Le informazioni più ricche di sviluppi che provengono da questo contesto funerario, riguardano, in particolare, le trasformazioni insediative e la mobilità tra la fine del V e il VII secolo d.C. La comunità rurale che abitava quest'area, infatti, non ha restituito tesori ma interessantissimi elementi di studio per la presenza di un'alta percentuale di individui non indigeni, che fa ipotizzare non una situazione di sostituzione etnica ma di convivenza e integrazione tra genti provenienti da territori differenti.
Il progetto, che sin dal 2021 rientra tra i lavori finanziati nell’ambito dei Grandi Scavi di Ateneo della Sapienza, potrà offrire, dunque, un contributo determinante per fare luce sulle relazioni reciproche tra diversi popoli e culture in questa fase storica cruciale e ancora poco indagata.

Foto di copertina: Veduta della necropoli di Castel Sozzio alla fine della campagna del 2026
Per approfondimentihttps://cultura.gov.it/ente/soprintendenza-archeologia-belle-arti-e-paesaggio-per-la-provincia-di-viterbo-e-per-l-etruria meridionale  
https://dipantichita.web.uniroma1.it/