L'eccellenza del restauro in Italia
Il direttore Luigi Oliva presenta l'ICR
Le discipline scientifiche applicate allo studio e alla conservazione dei beni culturali sono da tempo una realtà solida e riconosciuta all'interno dell'Istituto Centrale del Restauro. Fin dalla sua fondazione, nel 1939, l'attività di restauro e conservazione si è fondata su una ricerca scientifica sistematica, pensata per capire come e perché i manufatti si degradano, per studiare i materiali antichi e le tecniche artistiche, e per scegliere i materiali e i metodi di intervento più adatti. I primi laboratori di chimica e di fisica nacquero nel 1940, mentre nel 1957 si aggiunse quello di microbiologia. Dal 1977 l'ordinamento interno prevede quattro laboratori scientifici: Chimica, Prove sui Materiali, Biologia e Fisica e Controlli ambientali.
In questi laboratori lavorano chimici, biologi, geologi, fisici e diagnosti, che collaborano ogni giorno in team multidisciplinari con i colleghi dei laboratori di restauro e degli altri servizi dell'Istituto. Il dialogo continuo permette di affrontare ogni opera nella sua complessità, unendo la conoscenza scientifica alla pratica del restauro.
I laboratori offrono supporto tecnico-scientifico ai laboratori di restauro e ai cantieri, in Italia e all’estero, per tutte le questioni legate alla conservazione e al restauro.
Sul fronte della sperimentazione, valutano metodi di pulitura, consolidamento e protezione, mettendo alla prova le principali formulazioni, nuove e tradizionali, sui diversi materiali per verificarne requisiti e adeguatezza d’uso. Analogo lavoro viene svolto per i prodotti e le metodologie di disinfezione e disinfestazione dei materiali colpiti da biodeterioramento. In entrambi gli ambiti si guarda con particolare interesse agli approcci innovativi ed ecosostenibili. Non manca poi la ricerca di nuove metodologie diagnostiche per lo studio delle opere d’arte.
Parte integrante di questo patrimonio di lavoro è l'Archivio delle Sezioni, lucide e sottili, che custodisce la memoria storico-scientifica dei laboratori di Prove sui Materiali e di Chimica. Le prime sezioni archiviate risalgono al 1953 e furono realizzate in occasione del restauro della Deposizione del Beato Angelico, conservata al Museo di San Marco a Firenze. Oggi l'archivio raccoglie oltre 8.000 sezioni insieme alle relazioni di analisi dei due laboratori. La documentazione fotografica, prodotta in origine in formato analogico, è stata in gran parte digitalizzata, così da garantirne la conservazione e la consultabilità nel tempo.
In questi laboratori lavorano chimici, biologi, geologi, fisici e diagnosti, che collaborano ogni giorno in team multidisciplinari con i colleghi dei laboratori di restauro e degli altri servizi dell'Istituto. Il dialogo continuo permette di affrontare ogni opera nella sua complessità, unendo la conoscenza scientifica alla pratica del restauro.
Da qui si passa allo studio delle cause di degrado, analizzando i fenomeni chimico-fisici e l'interazione tra agenti inquinanti e materiali, originali o di restauro, in ambienti interni ed esterni. A questo si affianca l'attenzione al biodeterioramento, cioè al danno provocato da organismi viventi su opere d'arte e manufatti storico-artistici e archeologici, con la ricerca di metodi per prevenirlo. Lo stesso spirito guida le indagini sull'influenza dei fattori ambientali nei processi di deterioramento e sui modi per contrastarli.Il primo compito dei laboratori è caratterizzare i materiali che compongono i beni culturali.
I laboratori offrono supporto tecnico-scientifico ai laboratori di restauro e ai cantieri, in Italia e all’estero, per tutte le questioni legate alla conservazione e al restauro.
Sul fronte della sperimentazione, valutano metodi di pulitura, consolidamento e protezione, mettendo alla prova le principali formulazioni, nuove e tradizionali, sui diversi materiali per verificarne requisiti e adeguatezza d’uso. Analogo lavoro viene svolto per i prodotti e le metodologie di disinfezione e disinfestazione dei materiali colpiti da biodeterioramento. In entrambi gli ambiti si guarda con particolare interesse agli approcci innovativi ed ecosostenibili. Non manca poi la ricerca di nuove metodologie diagnostiche per lo studio delle opere d’arte.
Centrale è anche la trasmissione del sapere, che avviene soprattutto nella Scuola di Alta Formazione dell'ICR, ma anche attraverso stage e corsi specialistici in Italia e all'estero. Da alcuni anni, grazie a un accordo di ricerca con l'Università Sapienza di Roma, i laboratori accolgono anche dottorandi e tesisti. I risultati delle indagini e delle ricerche vengono infine condivisi con la comunità scientifica e con il pubblico attraverso convegni, conferenze, seminari, mostre, riviste specialistiche italiane e straniere, libri e altre pubblicazioni.L'impegno dei laboratori si estende anche oltre le mura dell'Istituto. Partecipano a progetti di ricerca nazionali e internazionali dedicati a materiali, metodi di intervento e tecniche diagnostiche, contribuiscono all'elaborazione di linee guida e prendono parte a comitati e commissioni che redigono le normative su conservazione e restauro.
Parte integrante di questo patrimonio di lavoro è l'Archivio delle Sezioni, lucide e sottili, che custodisce la memoria storico-scientifica dei laboratori di Prove sui Materiali e di Chimica. Le prime sezioni archiviate risalgono al 1953 e furono realizzate in occasione del restauro della Deposizione del Beato Angelico, conservata al Museo di San Marco a Firenze. Oggi l'archivio raccoglie oltre 8.000 sezioni insieme alle relazioni di analisi dei due laboratori. La documentazione fotografica, prodotta in origine in formato analogico, è stata in gran parte digitalizzata, così da garantirne la conservazione e la consultabilità nel tempo.