Pontormo
I colori incandescenti del manierista toscano alle Scuderie del Quirinale
Protagonista della grande stagione del Cinquecento fiorentino che segna l’origine della Maniera nell’alveo del pieno Rinascimento, Jacopo da Pontormo, detto Pontormo (Pontorme, Empoli, 1494 - Firenze, 1557) è stato un innovatore originale e fervido la cui opera ha ispirato artisti del Novecento del rango di Pier Paolo Pasolini e Bill Viola. Oggetto del desiderio di collezionisti di tutto il mondo, Jacopo è al tempo stesso popolare e amato anche dal grande pubblico per la sua pittura inquieta e splendida, che ci parla e ci coinvolge al di là del tempo.presero il volo i suoi colori / in una nuova incandescenza”
Mario Luzi, Pontormo, felicità turbate, in Mario Luzi, Teatro, Milano, Garzanti 2018
La mostra Pontormo, promossa da Ales - Scuderie del Quirinale in partnership con le Gallerie degli Uffizi, prodotta insieme alla casa editrice Electa e curata da Cristina Acidini con altri tra i maggiori esperti del Cinquecento fiorentino quali Elena Capretti, Philippe Costamagna, Bruce Edelstein e Carlo Falciani, è la prima grande mostra monografica mai allestita fuori della città di Firenze e rappresenta l’occasione per vedere riuniti i principali capolavori dell’artista, come non accadeva dalla Mostra del Pontormo e del primo manierismo fiorentino che si tenne in Palazzo Strozzi a Firenze nel 1956, per il quarto centenario della morte.

Pontormo, Scuderie del Quirinale, Roma
L’esposizione romana ripercorre secondo una narrazione cronologica i momenti fondamentali della vita e dell’attività dell’artista: dagli esordi nella Firenze repubblicana alla stagione delle grandi imprese pittoriche sotto l’egida della dinastia medicea e delle autorità ecclesiastiche, con approfondimenti dedicati alla produzione grafica, all’attività di ritrattista e agli scritti autografi. In particolare, una straordinaria serie di opere su carta testimonia la suprema maestria di Pontormo nell’arte del disegno, praticata a Firenze a livelli di eccellenza.
Nel percorso espositivo si susseguono prestiti eccezionali provenienti da musei da musei e collezioni di tutto il mondo (oltre alle Gallerie degli Uffizi, alla Galleria dell’Accademia e Musei del Bargello a Firenze, la Galleria Borghese e l’Istituto centrale per la Grafica a Roma, anche il Louvre a Parigi, la National Gallery e il British Museum a Londra, il Metropolitan Museum of Art di New York, la National Gallery of Art di Washington, l’Art Institute di Chicago, il Getty Museum di Los Angeles e altri ancora), insieme con dipinti concessi dalle diocesi e dalle parrocchie di Firenze e del territorio. Dalla cappella Capponi in Santa Felicita a Firenze viene la pala con la Pietà (o Trasporto di Cristo) del 1525-1528, di magnetica bellezza, insieme con quattro tondi con gli Evangelisti di Pontormo e Bronzino. E dalla pieve di San Michele Arcangelo di Carmignano presso Prato, oggi in restauro, viene l’opera più conosciuta di Pontormo, la Visitazione (1528-1532), installata nell’ultima sala quale spettacolare conclusione e congedo dalla mostra.

Pontormo (Jacopo da Pontormo): Ritratto di Maria Salviati, 1540-1542, olio su tela, 87 × 71 cm, Firenze, Gallerie degli Uffizi. Per gentile concessione del Ministero della Cultura / Gabinetto Fotografico delle Gallerie degli Uffizi, Firenze
Il percorso della mostra è diviso in dieci sezioni e presenta oltre centotrenta opere, di cui ottantaquattro di Pontormo tra dipinti, affreschi, una ingente e accurata selezione di disegni, oltre al manoscritto del Libro mio. Quest’ultimo è il diario del pittore (1554-1556): un documento singolare con annotazioni e piccoli disegni, attorno al quale nel tempo si sono fin troppo moltiplicate le interpretazioni in chiave psicologica e, attualmente, oggetto di una nuova lettura, tendente ad attenuare la stravaganza caratteriale attribuita all’autore.
Il tema della Visitazione apre e chiude la mostra. Pontormo giovane, ma già maturo nell’arte, accoglie il pubblico nelle prime sale con la scena dell’incontro delle due cugine Maria ed Elisabetta ambientata in una maestosa scenografia (1514-1516), che segna la sua affermazione nello scenario artistico fiorentino: è uno dei tre affreschi staccati provenienti dal Chiostrino dei Voti della basilica della Santissima Annunziata, che i frati serviti affidarono ad Andrea del Sarto e ai suoi talentuosi ex assistenti Pontormo e Rosso Fiorentino, e che i serviti odierni hanno generosamente concesso in prestito.Nella Visitazione, tra i forti contrasti dei colori, Pontormo persegue una nuova armonia, mai vista né immaginata altrove o da altri...
Intanto il pittore partecipa a imprese collettive al servizio dell’agiata borghesia fiorentina, dimostrando fin da subito grandi doti narrative. Ne è testimonianza il ciclo di scene con Storie di Giuseppe Ebreo (1515-1516), tavole dipinte destinate all’arredo della camera nuziale di Pierfrancesco Borgherini e di Margherita Acciaioli - un insieme parzialmente riunito in mostra grazie ai prestiti di grandi musei - dove Pontormo lavorò con Francesco Granacci, Andrea del Sarto e Francesco Ubertini detto Bachiacca. In seguito, dipingerà un’Adorazione dei magi per l’anticamera Benintendi, nell’ambito di un’altra impresa artistica di gruppo.
Nelle Scuderie del Quirinale è poi presente un fondamentale ciclo di affreschi staccati, quello della Passione di Cristo della Certosa del Galluzzo (1523-1525), dove Pontormo e il giovane Bronzino si rifugiarono a causa di una violenta pestilenza. Le quattro - su cinque- lunette generosamente prestate rivelano la loro potenza compositiva e la loro ricchezza cromatica, anche grazie alla revisione conservativa operata su tutte e cinque, con il supporto liberale dell’associazione Friends of Florence. È questo ciclo, ispirato alle incisioni del maestro di Norimberga Albrecht Dürer, che attira su Pontormo la severa critica di Giorgio Vasari, autore della prima biografia dell’artista inserita nella seconda edizione delle Vite (1568). Vasari accusa Jacopo d’aver abbandonato la bella maniera fiorentina e prediletto lo stile tedesco, spigoloso e sgraziato. Al periodo della Certosa risale anche la Cena in Emmaus (1525), tra i numerosi prestiti delle Gallerie degli Uffizi: uno dei vertici della pittura di Jacopo, spesso considerato un’anticipazione di Caravaggio per il naturalismo popolano e per i forti contrasti di luce e d’ombra.

Pontormo (Jacopo da Pontormo): Madonna ammantata e velata in piedi, 1527 circa, pietra rossa, sfumino, tracce di gessetto bianco, stilo, Firenze, Gallerie degli Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe. Per gentile concessione del Ministero della Cultura / Gabinetto Fotografico delle Gallerie degli Uffizi, Firenze
Negli anni tribolati succeduti all’ultima Repubblica e all’assedio di Firenze, al tempo del ritorno definitivo dei Medici, Pontormo stabilisce un temporaneo sodalizio con Michelangelo Buonarroti, che gli affida due cartoni di sua mano da tradurre in pittura. Ne usciranno dipinti memorabili: il Noli me tangere, restaurato per l’occasione della mostra, e la Venere e Cupido destinata alla camera di Bartolomeo Bettini. Con le due lunette Dante e Petrarca di Bronzino riemerse dal collezionismo
privato, la Venere di Pontormo rievoca la camera Bettini in uno stato di completezza che il committente non vide mai, dal momento che il dipinto di Jacopo appena finito passò al duca Alessandro per una sorta di acquisto coatto.
La visita alle Scuderie prosegue con una grande grande rassegna di ritratti dipinti da Jacopo per la famiglia Medici, a cui l’artista rimase legato per tutta la vita, e per altri importanti personaggi. Tra questi è il celebre Alabardiere dall’identità controversa che - chiunque ne fosse il modello - resta un caposaldo della ritrattistica cinquecentesca, offrendo un affaccio visuale unico sugli ideali di prestanza virile e di fierezza militare all’apice del Rinascimento. Fra gli altri ritratti di Pontormo spiccano il severo e pensoso Cosimo il Vecchio - dove Jacopo mette a punto l’innovativa formula del ritratto allegorico - e i Due amici, cui fa da contrappunto la sfolgorante Dama in rosso di Bronzino.
In mostra uno spazio rilevante è dato ai disegni di Pontormo, dove la figura umana è centrale nella pratica dell’artista. Agli studi di giovani garzoni colti dal vero, in pose naturali sempre diverse – come istantanee di straordinaria immediatezza - Jacopo affianca il confronto con modelli stimolanti e vari, in particolare le incisioni di Albrecht Dürer. Col breve sodalizio con Michelangelo, nei primi anni Trenta, Pontormo cambia registro: da allora espande e rinforza la muscolatura delle figure con robusti chiaroscuri. Lo testimoniano, fra l’altro, i disegni per gli affreschi nel coro di San Lorenzo, l’impresa pittorica più importante a Firenze alla metà del Cinquecento, purtroppo andata distrutta.

Pontormo, Scuderie del Quirinale, Roma
Il percorso biografico di Jacopo, infatti, è accompagnato da opere scelte di suoi contemporanei, dai primi maestri Mariotto Albertinelli, Piero di Cosimo e Andrea Del Sarto ai colleghi Rosso, Franciabigio, Puligo, Granacci, Bachiacca, agli allievi e collaboratori Jacone e soprattutto il valente Bronzino, autore del Crocifisso Panciatichi, scultoreo e luminoso.
A rinsaldare il legame fra la pittura senza tempo di Pontormo e l'arte a noi vicina, all’interno di Santa Maria Antiqua al Foro Romano, nel Parco archeologico del Colosseo, sarà visibile dall’11 ottobre 2026 al 6 febbraio 2027 l’opera The Greeting, una delle videoinstallazioni più celebri di Bill Viola ispirata alla Visitazione di Pontormo e presentata alla Biennale di Venezia nel 1995. La videoinstallazione è realizzata da Electa con il Parco archeologico del Colosseo.
Foto di copertina: Pontormo (Jacopo da Pontormo), Visitazione (dettaglio), 1528-1532, olio su tavola, 202 × 156 cm, Carmignano (Prato), pieve di San Michele Arcangelo. Per gentile concessione della Diocesi di Pistoia. Foto: Antonio Quattrone
Pontormo
Roma, Scuderie del Quirinale, 9 ottobre 2026 - 7 febbraio 2027