Simone Carella, Io poeto tu

Simone Carella, Io poeto tu

Una mostra dedicata al maestro dell'avanguardia teatrale romana

03 Feb 2021 > 09 Giu 2021
Simone Carella, Io poeto tu

Il  Museo MACRO presenta otto progetti espositivi con cui prende piena forma Museo per l’Immaginazione Preventiva, il programma ideato dal direttore artistico Luca Lo Pinto seguendo lo sviluppo di un palinsesto editoriale.

Tra le rubriche proposte  c'è la rubrica POLIFONIA, pensato come una sezione monografica in cui un coro a più voci segue i metodi dell’improvvisazione musicale per approfondire l’opera di una figura artistica.

Il primo protagonista di POLIFONIA è Simone Carella (1946-2016), regista e personalità che ha animato la scena culturale romana legata all’avanguardia teatrale degli anni Sessanta e Settanta.

La mostra a lui dedicata si chiama  "Io poeto tu",  tratto da un testo del 1970 in cui l’autore trasforma il gesto di scrivere una poesia in un verbo, identificando in questo modo una visione che ha caratterizzato la sua intera vita e il suo operato.


Trasferitosi a Roma giovanissimo, Carella conosce il regista sperimentale Giancarlo Celli con cui inizia a collaborare nel ruolo di aiuto-regista. Poco più tardi, inizia a frequentare gallerie d’arte e in particolare L’Attico di Fabio Sargentini, mentre l’incontro con Gino De Dominicis segna un altro punto fondante nella sua vita. Improvvisandosi organizzatore di concerti, nel 1971 Carella si presenta a Ulisse Benedetti, fondatore del Beat 72, centrosperimentale dedicato al teatro e a discipline eterogenee, dove diventa parte attiva nella programmazione. La sua passione per la poesia trova il suo culmine nell’organizzazione del Festival internazionale dei poeti di Castel Porziano (1979) che, in collaborazione con l’Assessore alla Cultura Renato Nicolini, fu una vera e propria “Woodstock della poesia” sulla spiaggia romana.

Sempre disposto a mettersi in gioco, Carella ha aggiornato la suapratica adattandosi costantemente ai diversi cambiamenti storici in atto. Ha organizzato Miseria 81 – Il festival dei nuovi poveri, ha dato forma al Teatro degli artisti e all’iniziativa e-theatre nel tentativo di portare il teatro nello spazio digitale.

Il racconto dei diversi capitoli della storia dell’autore è affidato a un video realizzato dal duo di filmmaker VEGA con testimonianze e materiali d’archivio con suoni e immagini che si intrecciano per raccontare le diverse sezioni-scene del progetto Roma 60/70: un affresco pensato per le pareti del foyer del Teatro India a Roma e purtroppo mai realizzato.

A interpretare un personale ritratto di Carella, delle sue opere e del suo vissuto, sono chiamati tre artisti, Rä di Martino, Anna Franceschini ed Emiliano Maggi, che hanno realizzato dei nuovi lavori per l’occasione.


Partendo dalla fotografia di uno spettacolo teatrale dell’autore, Rä di Martino con AAAAA! attiva un’ideale collaborazione entrando nell’immagine per ricreare un luogo in cui inserire e filmare gesti e movimenti nuovi grazie a un lavoro di post-produzione e costruzione di un ambiente 3D.

Perchè gli artisti fanno le mostre e poi se ne vanno è un’opera di Anna Franceschini disseminata all’interno degli spazi fisici e digitali del museo e al suo esterno. L’artista ha concepito un display per la mise en scène di tre edizioni ispirate da oggetti e narrazioni della storia di Carella.

Emiliano Maggi ha ideato Il culto del cavallo, una performance il cui l’oggetto centrale sono gli stornelli romani recitati da cantori di strada e carrettieri.

Alcuni estratti da interviste raccolte negli ultimi mesi con figure che hanno conosciuto e collaborato con Carella – quali Ulisse Benedetti, Pippo Di Marca, Paolo Grassini, Rossella Or, Mario Romano, Fabio Sargentini, Marco Solari – sono presentati in mostra nel formato di poster. I loro contributi introducono così una documentazione e testimonianza attuale, ricca di aneddoti e riflessioni a posteriori su quella che è stata un’esperienza di ricerca fondamentale.

Inoltre è prevista una serie di incontri dal vivo con interventi di Francesca Corona e Alessandra Vanzi, Andrea Cortellessa, Silvia Fanti e Giorgio Barberio Corsetti, Valerio Mattioli come parte integrante del progetto espositivo.