William Kentridge ad Amalfi

    40 metri di video-installazione nell'Antico Arsenale della Repubblica

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    More Sweetly Play the Dance di William Kentridge 


    La processione di varie silhouette di figure umane a grandezza naturale, accompagnata da musiche di una banda di ottoni sudafricana, avanza in un paesaggio disegnato a carboncino dall’artista, da schermo a schermo, ad un ritmo struggente che ricorda le marce politiche e le migrazioni, i conflitti e gli esodi, la morte e le lotte civili contemporanee, in uno scenario in cui passato e presente si rispecchiano l’uno nell’altro, implicando la nostra reazione collettiva e la nostra responsabile consapevolezza personale.

    Questa parata caleidoscopica, visibile nell’Antico Arsenale della Repubblica di Amalfi fino al 2 dicembre 2020, circonda lo spettatore con la sua alternanza ipnotica di figure reali e disegni realizzati nel tipico stile dell’artista sudafricano. Ad aprire le danze una banda di ottoni, seguita da persone che trasportano oggetti preziosi e corpi avvolti in sudari, scheletri, ammalati che trascinano flebo, gabbie per uccelli, sacerdoti con fiori funebri. Combinando elementi presi dalle allegorie mitologiche e medievali a riferimenti all’attualità, dalle vittime dell’ebola ai profughi siriani, questo agghiacciante e morboso trionfo della morte celebra la vita, come in una parata carnevalesca, tema caro all’artista. La pratica artistica di Kentridge si muove su più territori – dalle incisioni al teatro delle ombre, dai disegni ai film animati, dalle sculture agli arazzi fino alle produzioni realizzate per i teatri d’opera e alle grandi installazioni. Le tematiche migratorie ed uno sguardo rivolto alle vicende del Sudafrica caratterizzano l’opera dell’artista originario di Johannesburg fin dagli esordi, come testimoniato dai lavori grafici e filmici realizzati fra gli anni Ottanta e Novanta, per poi consolidarsi nella produzione successiva.


    L’installazione di Kentridge (presentata in anteprima nel 2015 all’Eye Film Institute di Amsterdam), inaugura la riapertura dello spazio dell’Arsenale d’Amalfi, il luogo dove alla fine degli anni Sessanta, con la mitica mostra evento Arte Povera più Azioni Povere curata da un giovane Germano Celant, l’arte italiana – grazie ai due collezionisti Marcello e Lia Rumma – entrò con i suoi linguaggi d’avanguardia nel panorama internazionale, con un movimento che ancora oggi è un riferimento centrale per lo studio e la creatività.
      L’Antico Arsenale della Repubblica di Amalfi - oggi riportato all’antico splendore grazie un progetto di rifunzionalizzazione condiviso dalla Regione Campania con il Comune di Amalfi, a cura della società in house per i beni culturali Scabec – torna ad essere un luogo privilegiato per l’Arte e la cultura.