Kim Dacres e le sculture in gomma

    Kim Dacres è un'artista giamaicana che vive ad Harlem. Ha lavorato per dieci anni come educatrice nelle scuole pubbliche di New York City prima di diventare un' artista a tempo pieno.

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    Kim Dacres utilizza pneumatici di biciclette e di moto per realizzare le sue sculture-ritratti di gente comune di colore.
    Alcune opere dell'artista fanno parte della mostra "Current, Parrallels and Peripheries. Fractals and fragments"  visitabile su appuntamento alla galleria Anna Marra di Roma fino al 30 gennaio 2021. Dacres commenta il suo lavoro così:

     Il mio lavoro esamina in profondità la trama di una persona – il carattere e i percorsi degli individui neri, e i frammenti delle loro identità che li uniscono. Nelle mie installazioni interne o esterne indago la presenza di corpi neri e identificatori culturali in relazione allo spazio e all'ambiente sociale. I miei lavori evidenziano la peculiarità dei capelli e del viso per esplorare temi di razza, genere, presenza, resistenza e sostenibilità ambientale.

    Il colore, la forza e l'abbondanza gratuita dei materiali che uso, pneumatici e camere d'aria scartati, stimola fortemente la mia pratica. Mi identifico con i materiali, vedendoli come tribali nei loro battistrada e utilizzando oggetti trovati e riciclati che possono valorizzare un particolare manufatto. Il nucleo del mio processo consiste nel raccogliere e smontare diversi tipi di pneumatici e avvolgerli su se stessi o su armature di legno utilizzando viti, tecniche di tessitura e intrecciatura. In questo processo di modellatura dei materiali, la provenienza e il percorso fatto della gomma si trasforma in strati di vissuto che formano muscoli, ossa, pelle, capelli e caratteristiche. La pelle e la struttura diventano una combinazione futuristica di varie esperienze umane e storie accumulate nel tempo, che fanno riferimento alla tradizione di busti africani.

    Uso principalmente pneumatici e altri oggetti trovati perché rappresentano il commercio collegato e un'estetica laboriosa che prevede l’essere usati, riparati, riutilizzati e poi scartati. Combinando la mia voce intersezionale con il riadattamento e il riutilizzo dei materiali, sto indagando su come le donne nere e le persone di colore possono cambiare il mondo per renderlo un posto più armonioso, ampliare le percezioni di presenza nello spazio pubblico e far riflettere su chi è meritevole di onorificenze e monumenti.