Il mio amico Kubrick

Il mio amico Kubrick

S is for Stanley

Il mio amico Kubrick

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Stanley Kubrick, americano, genio indiscusso del cinema mondiale ed Emilio D’Alessandro, giovane emigrato italiano a Londra. Cos'hanno in comune due persone tanto dissimili? Lo racconta il documentario di Alex Infascelli, S is for Stanley. Dal libro Stanley Kubrick e me, scritto per Il Saggiatore nel 2012 da Emilio D’Alessandro, che per 30 anni è stato prima autista personale e poi intimo amico di Kubrick. L’interesse per un' opera simile, di primo acchito, è tutta per Kubrick, uomo riservatissimo e della cui vita privata poco è trapelato. E il documentario dona tantissimi momenti della vita e del lavoro del grande regista. Ma non gli è da meno D’Alessandro, persona di grande umanità. Il primo incontro è piuttosto comico. E' il 1971. Londra è ricoperta da una coltre di neve. Emilio è un giovane pilota da corsa. Viene scelto come autista per la consegna di una grande scatola, fragile, da consegnare al più presto su un set. Serve uno bravo al volante e scelgono lui. Si tratta di una grande scultura di porcellana bianca, un gigantesco fallo, che i cultori di Kubrick avranno già riconosciuto. Era infatti nella scenografia del film Arancia meccanica. Guidando sulla neve, il più velocemente possibile, Emilio consegna integro l’oggetto. Nasce così un’amicizia durata trent’anni ed interrotta solo dalla morte del regista nel 1999. Kubrick, amava follemente le automobili. Rimase colpito da Emilio, dalla sua guida sicura e dal carattere affidabile. Lo assunse come autista personale. Il regista alla guida era un disastro. Sempre distratto e in vena di fare più cose contemporaneamente. Odiava ogni formalismo, chiese ad Emilio di eliminare la giacca e la cravatta. Poi gli consegnò le 12 regole. Un vademecum su tutti i divieti vigenti in casa sua. Valeva per tutti, familiari, collaboratori, ospiti. Dallo spegnere le luci di ogni stanza, al tenere in ordine simmetrico ogni singolo oggetto. Emilio fu risucchiato dalla vita privata e professionale di Kubrick. Rinunciò alle corse in auto e trascurò la famiglia. Kubrick era molto esigente negli orari e nelle richieste. Lasciava ovunque bigliettini con i compiti da svolgere. Alle mansioni da autista si aggiunsero presto quelle da segretario, magazziniere, trovarobe, assistente, tuttofare. Diventarono amici. Sotto gli occhi di Emilio, Kubrick girava Barry Lindon, Shining, Full Metal Jacket e infine Eye wides shut, i suoi ultimi quattro film. Spesso Kubrick lasciava biglietti ad Emilio. Molti erano incarichi di lavoro. Altri bellissime testimonianze di affetto e fiducia. Uno recita:

Cambia questo assegno e tieni quello che ti serve. Grazie ancora per quello che hai fatto. Nessuno poteva fare di più
Stanley Kubrick

La vita di Emilio è quella di una persona comune in un contesto straordinario. Non risparmia commenti su gli attori che incontra. Ryan O’ Neal gli sembra un tipo a posto ma Jack Nicholson non gli piace proprio, fuma in macchina strane sigarette e lui gli chiede: “Mi scusi signore ma con tutti i soldi che guadagna perché non le compra già fatte?" Alla fine della lavorazione di Shining, Kubrick gli chiede se vuole prendere qualcosa dalla scenografia. Emilio e la moglie scelgono due tappeti gemelli, quelli della hall dell'hotel. Scelta curiosa che viene spiegata in seguito. Emilio non ha mai visto i film di Kubrick. Lo farà in seguito. I due amici si sostengono. Durante le riprese di Full Metal Jacket, Kubrick  perde entrambe i genitori, Emilio gli è vicino. Poi stanco di quella vita convulsa decide di tornare a casa, a Cassino. Kubrick è sconvolto, fa di tutto per rimandare la partenza. Il giorno arriva, tutto è pronto ma Kubrick chiama Emilio e lo prega di restare ancora, almeno due settimane, in una casa che ha fatto predisporre. Resterà due anni. Emilio rassicura l’amico : “Stai tranquillo, troverò un sostituto prima di partire” e Kubrick risponde : “Ma non sarai tu”. Finalmente torna a casa. A Cassino si dedica alla terra, alla casa di famiglia. Kubrick è esasperato, ogni volta che lo chiama al telefono non lo trova. Arriva a proporgli di montare un telefono sul trattore ma Emilio è irremovibile: ”No, il telefono sul trattore no”. Emilio e la moglie non sono felici, gli manca la figlia rimasta a Londra ma ad  Emilio manca molto anche Stanley. E tornano a Londra. Kubrick si commuove, lo abbraccia forte. Riparte la giostra. Il regista sta girando Eyes Wides Shut,  tre anni di lavorazione. Nel suo ultimo film, Kubrick fa un omaggio commovente all'amico. Lo fa recitare nella parte dell’edicolante, nella scena in cui Tom Cruise compra i giornali. E sullo sfondo c’è un' insegna verticale con su scritto “Caffè da Emilio”. Ma la salute del regista peggiora. Emilio è preoccupato. Lo accompagna a fare un sopralluogo sul set della villa dove si svolge la scena della festa in maschera. Kubrick scende dall’auto per fare alcune foto, fa molto freddo. Emilio lo vede vacillare, il regista è gelato, stravolto. Lo riporta al coperto. Il giorno dopo, di mattina presto squilla il telefono. Gli viene detto in italiano: ”Stanley è morto”. Il dolore è immenso, Emilio racconta: 

E’ stato come se fossi tornato per perderlo di nuovo. Ancora oggi, dopo tanti anni, quando squilla il telefono penso ancora che possa essere lui.
Emilio D'Alessandro

Sui titoli di coda scorrono le immagini di tutto quello che Emilio ha conservato in 30 anni di lavoro. Pizze cinematografiche, abiti di scena, fotografie, oggetti iconici, come la mazza da baseball di Arancia Meccanica. I famosi tappeti. Un vero tesoro. Un piccolo museo privato di un cinema indimenticabile.

Il documentario di Alex Infascelli S is for Stanley, premiato con un David di Donatello nella categoria miglior documentario del 2016, racconta dell'amicizia trentennale tra il grande regista e l'amico Emilio. Infascelli ha scritto la sceneggiatura assieme a Filippo Ulivieri e Vincenzo Scuccimarra, ha curato il montaggio e prestato la sua voce al narratore. Ha vinto inoltre il Master of Art Film Festival nella sezione Documentary in Theatre and Cinema.